08/10/2007

Razzismo

Mi sarebbe piaciuto raccontarvi il tè con le amiche (c’erano anche due uomini ma non conta) e di quanto mi siano sembrate simpatiche queste amiche. Elencarvi i dolcetti che lo chef Galileo ha preparato per noi (Ndr, tutti spazzolati). Scrivere un’ode al tortino di cioccolato con lamponi freschi. Descrivere Ben Harper. Un cappello inadatto alla tshirt e al jeans che indossava, braccia completamente tatuate, la solita aria scocciata di chi è ricco e famoso e che-palle-andare-a-mangiare-da-nobu-con-la-stessa-gente-che-mi-lecca-il…
Invece devo tornare sul tema razzismo. In ogni città a Nord di Napoli incombe la gaffe razzista e non sempre sembra frutto di umorismo o ironia. L’ultima ha svelato che anche in ambienti insospettabili, considerati di un certo livello, ci sia qualcuno che ancora distingua tra nati qui e nati lì e per farlo usi metodi subumani (eviterei i dettagli). Intanto è uscita la notizia che un italo americano, Mario Renato Capecchi, ha vinto il Nobel per la Medicina. Chissà cosa sarebbe successo se in America avessero discriminato quel promettente bambino di sette anni perché italiano.
Ho capito quanto siano bravi i napoletani, quelli onesti e sono la maggioranza, a raggiungere traguardi nonostante pregiudizi e ignoranza. Poi certo, magari uno per scherzare si vanta di agire da razzista ma non lo è. E’ questa l’interpretazione che sceglierei. Se fossi buonista.

di annarita at 22:24:00 1 Commento