07/10/2007
Minipost/3 Scuole di scrittura
Il “Mucchio” chiede, lo scrittore Ernesto Aloia risponde.
Negli Stati Uniti le scuole di scrittura sono ormai un’istituzione, molti autori dicono di riuscire a produrre solo se lavorano dalle nove alle cinque di ogni giorno, sembra insomma che la letteratura sia un mestiere come un altro, basta avere metodo e costanza… Lo credi anche tu oppure è ancora giustificabile l’idea romantica dello scrittore che scrive se e quando ha l’ispirazione e il fuoco dentro?
L’ispirazione come la raccontano, l’idea che nasce lontano dalla tastiera del computer, riguarda l’1% dell’opera, magari un’idea germinale, o un’immagine di partenza. La scrivi su un taccuino e via. Ma se stai lì ad aspettare finisce che il romanzo non lo inizi mai. Non sto dicendo che l’ispirazione non esista, solo che opera diversamente da come di solito si racconta. Se ti metti alla scrivania, al lavoro, l’ispirazione lavora con te, anche senza che tu te ne accorga. Magari alla fine della mattinata, senza aver avuto la sensazione di un romantico lampo di genio, hai scritto la tua pagina migliore. E pensare che magari te ne saresti restato volentieri a letto…Le scuole di scrittura valgono quanto tutte le altre scuole: ti facilitano in cose che altrimenti richiederebbero più tempo, fatica e spirito di osservazione.
07/10/2007
Minipost/2 Michael Chabon
Tra uno scatolone e l’altro, un agente immobiliare e l’altro, un dente che mi dà problemi e gli altri che fortunatamente restano al loro posto, i preparativi per una cosa bella e un biglietto aereo da anticipare perché gli impegni professionali prescindono dalla gente che si sposa e cerca di mandare avanti il mondo, la palestra, i negozi stupendi e correre-sempre-più-veloce-non-c’è-tempo-di-fermasi-muoversi sto scrivendo poco (rimedierò) e leggendo poco (rimedierò). Questo libro. Ndr: il presidente iraniano ha recentemente proposto di spostare gli ebrei in Canada o in Alaska. Non sappiamo se sia stato ispirato dal libro, del quale non avrebbe colto l’ironia, e dall’evento storico alla base del lavoro di fiction di Chabon (all’epoca di Roosevelt veramente si pensò senza poi realizzarlo di ghettizzare quel popolo in Alaska) o se sia proprio una sua idea.
Michael Chabon (è un Premio Pulitzer!), “Il sindacato dei poliziotti yiddish” (Rizzoli): Cosa sarebbe successo se, come aveva proposto Roosevelt, l'Alaska, e non Israele, fosse diventata dopo il 1945 la patria degli ebrei? Nell"'Alyeska" di Michael Chabon si parla yiddish e l'agente Meyer Landsman si imbatte nel cadavere di un campione di scacchi eroinomane. Mentre nelle strade di Sitka, la capitale, si sfidano gangster ortodossi e rabbini in attesa di un Messia che riporti il popolo eletto a Gerusalemme, Landsman deve risolvere il caso con l'aiuto di un cugino metà ebreo e metà eschimese e del suo capo, nonché ex moglie (fonte www.ibs.it).
Molti hanno parlato di capolavoro della Letteratura. Vi dirò.
07/10/2007
Minipost/1 Ikea
Il design alla portata di tutti è la nostra follia! Molti avranno riconosciuto gli slogan con i quali l’Ikea arreda i suoi megastore (il mio preferito è quello sulla borsa. Come se dicessero ‘ti piacciono gli stivali marroni? acquistali verdi’. No! Gli stivali mi piacciono marroni!).
Fissati con i prezzi bassi.
Prenda pure un catalogo… in prestito.
Ti piace la borsa gialla, acquistane una blu!
La mia prima volta all’Ikea è stata frettolosa, stavano chiudendo e lo ricordava ogni dieci minuti una insistente voce femminile filodiffusa, allietata da un ottimo panino al salmone a temperatura svedese mangiato aggirandomi tra cucine e camere da letto e sedie, il ristorante aveva già chiuso, e senza comprare alcunché. Essendo scarsamente dotata di senso dell’orientamento in questi centri commerciali ipersviluppati tendo a smarrirmi, confondere il tutto con la parte (e viceversa), chiedere continuamente informazioni ottenendo risposte surreali: ‘vada verso le cucine e faccia il percorso inverso’. Sembra facile!