04/10/2007
Il trentennale del Mucchio/3
Dal Mucchio di ottobre: Gautam Malkani al Festivaletteratura.
Gautam Malkani, classe ’76, è la rivelazione della letteratura inglese. Il romanzo d’esordio, “Londonstani” (Guanda), ha fatto discutere per il linguaggio duro e slangato e una visione non convenzionale dell’integrazione razziale. Ad Hounslow Street, periferia di Londra, se non fai il duro, non vesti alla moda e non appartieni all’etnia vincente (desi/sikh) non hai amici, i coetanei trovano ogni scusa per aggredirti e malmenarti, le ragazze ti ignorano. Jas di fronte alla scelta tra mostrarsi com’è, intelligente e sensibile, e trasformarsi in un ragazzo del ghetto non ha dubbi. Crederà di riscattarsi entrando nella gang di Hardjit, Amit e Ravi. Dopo momenti di gloria, che hanno a che fare con la bella Samira, combinerà qualche pasticcio fino alle concitate pagine finali. Sullo sfondo MTV, l’ossessione per le attrici di Bollywood, l’odio per i mussulmani, il desiderio smodato di oggetti griffati e molta musica dura.
Odia gli articoli dove si parla di lui e non del romanzo. Ho cercato di accontentarlo.
In “Londonstani” non hai avuto paura di narrare i Grandi Temi: integrazione, identità, amicizia, amore, tradimento, tradizione. Qual è il senso del libro?
Il libro nasce dalla tesi universitaria sull’identità delle seconde generazioni di immigrati (Ndr: è laureato a Cambridge in Scienze Sociali e Politiche). L’idea che fin da allora ho portato avanti è che la formazione dell’identità razziale sia una riaffermazione della mascolinità. Le diverse etnie generano sottoculture giovanili. Analizzando i valori derivanti dalla tradizione asiatica e l’hip hop ho scoperto che hanno molti elementi negativi in comune: machismo, misoginia, matriarcalità. L’aggressività dei personaggi in superficie potrebbe sembrare derivante da conflitti sociali. In realtà ho voluto descrivere una middle-class a maggioranza asiatica che non ha problemi economici o razziali. Il problema è invece l’ipermascolinità causata da famiglie matriarcali che tendono ad infantilizzare i figli i quali si ribellano alle madri con un atteggiamento da ‘rude boys’.
Quanto c’è nel libro delle tue esperienze?
Non molto. Fin dall’infanzia sono ossessionato dal tema dell’identità razziale. Le idee principali vengono dalla tesi di laurea, il romanzo nasce come una ricerca accademica che poi è diventata fiction, da interviste agli amici e solo in minima parte dalle mie esperienze.
I personaggi sembrano nascondere con il bullismo insicurezza e bisogno d’amore. I problemi di integrazione a Londra e nel mondo derivano da una carenza d’amore o è una visione troppo romantica?
I protagonisti appartengono ad una classe agiata. In una società consumistica e matriarcale non hanno altro potere se non quello di acquistare oggetti costosi. Hanno bisogno dell’amore come ulteriore strumento per affermare la virilità, sentirsi più potenti, essere accettati dagli altri membri della gang (è il caso di Jas).
Il colpo di scena finale non mi ha convinto del tutto, il libro mi sarebbe piaciuto anche senza. Che ne pensi?
Quel che accade nel finale è in realtà presente nella storia fin dall’inizio. Senza svelare troppo posso dire che Jas e Hardjit si ribellano alla propria ‘etnia’. Ho voluto dimostrare che la violenza sociale e la difficoltà di integrazione razziale non derivano da un atteggiamento ‘innato’ (pensiamo al fenomeno degli hooligans).
“Londonstani” ha come ormai d’obbligo il booktrailer. Potrebbe diventare un film?
C’è interesse a farne un film, ne stiamo parlando. Il problema è che il film, pur essendone influenzato, sarebbe diverso, complementare rispetto al libro. Se dovessi scegliere tra le due cose preferirei che le persone leggessero il libro mentre con la trasposizione cinematografica si rischia il contrario.
Come sarà il prossimo libro?
Dovrebbe essere un’altra storia giovanile ‘urbana’ e al contrario di “Londonstani”, dove la questione razziale non è così rilevante come crediamo, prenderebbe spunto da essa. Ho molte idee ma non so ancora cosa faranno i personaggi!