30/10/2007

Saviano/Paolini

Gomorra (Mondadori) è un caso editoriale. Un bel libro. Un film che uscirà prossimamente, regia di Matteo Garrone interprete principale Toni Servillo. E uno spettacolo teatrale scritto da Roberto Saviano con Mario Gelardi che è anche il regista ora in scena al Teatro Mercadante di Napoli. Saviano nell’ultima uscita pubblica ha invitato a schierarsi. Commentando l’adattamento teatrale del libro ha detto: “se i teatri si riempiranno per Gomorra allora il pubblico diventerà pericoloso”. Schieriamoci! Creiamo ‘pericolo’!
Mentre scrivo di teatro La7 manda in onda, potete controllare, un quasi monologo di Marco Paolini tratto da Il sergente nella neve racconto autobiografico di Mario Rigoni Stern sergente maggiore dei mitraglieri nel battaglione Vestone (divisione Tridentina) durante la ritirata di Russia degli Alpini nel gennaio 1943.
Quando abitavo a Roma ogni tanto andavo a teatro (da sola ma questa è un’altra storia). Vidi anche Paolini. Una sera entrai in camerino per conoscerlo e, non so perché, mi scusai per essermi addormentata. Dopo questa gaffe mi aspettavo un atteggiamento antipatico e sarebbe stato comprensibile. Paolini sorrise e mi accarezzò la testa dicendo che capiva, che siamo tutti stanchi. Nel blog se avete voglia trovate il racconto a caldo dell’episodio.
Mentre scrivo l’attore-narratore ripercorre la ritirata ripetendo al pubblico “vedete, non eravamo bestie” e ovviamente vuol dire l’opposto, erano bestie alle prese con freddo, fame, paura e pidocchi ma non per colpa loro. L’attore-narratore detesta la ritirata, gli sembra di essere un “turista di guerra” e punta al fiume Don come la linea d’ombra d’Europa.
Sono stanca e sto facendo una cura che mi abbatte, spero di non addormentarmi ma nel caso so che Paolini capirebbe.

di annarita at 22:13:00 Commenta:

29/10/2007

Rocco Tanica

Per risollevare la classifica ho due soluzioni. Chiedere a Beppe Grillo di parlare del mio blog (ecco, potrei anche conoscere Grillo ma in questo momento mi sembra impegnato). Intervistare personaggi famosi su temi d’attualità.
E qui entra in gioco Rocco Tanica noto per l’attività musicale e letteraria con Elio, si definisce il Giovanni Allevi dei poveri, e per l’umorismo surreale. Con lui abbiamo parlato di donne. L’intervista c’è se leggete fino in fondo.

Lisa Corva, giornalista neodimissionaria di Grazia, ha presentato al Mondadori Duomo il suo secondo romanzo, Glam cheap (Sonzogno). Nonostante il titolo siamo andate ad ascoltarla. Il comunicato stampa prometteva bei discorsi sul precariato e sul lavoro, un tema che ci interessa molto. La protagonista è una giornalista di moda non assunta con un marito over 40 appena licenziato. Si inventeranno di tutto per restare a galla e se il libro è un vero chick-lit, detto da estimatrici del genere, possiamo prevedere un lieto fine economico e sentimentale.
Rocco Tanica e Lisa Corva erano in classe insieme da bambini. Lei lo amava e gli chiedeva anche con troppa insistenza di sposarla. Lui non l’ha mai illusa. A quella precisa domanda rispondeva “non ci penso proprio.” Forse per farsi perdonare dei rifiuti nell’età dell’innocenza le ha dedicato una serenata e ha detto la cosa che ci è piaciuta di più: “A Milano sono tutti preoccupati di non essere poveri e soprattutto di non sembrare poveri.” Prima e dopo questa affermazione inquietante (chi non si è mostrato più agiato di quel che è!) le signore sul ‘palco’ hanno fatto di tutto per sembrare frivole, glam, alla moda, donne di mondo, ironiche pur essendole di per sé. Del mondo del lavoro ne ha parlato velocemente solo Sergio Bevilacqua, consulente aziendale, che ha aiutato la Corva nel delineare il profilo psicologico del personaggio licenziato. Il resto del tempo è stato il classico e perché no piacevole chiacchiericcio da signora mia. Il vestito indossato della Corva era lo stesso della copertina del libro. Applausi per la stilista presente in sala. La giornalista Silvia Botti ha raccontato come abbia avuto la Kelly autentica che troneggiava sul tavolo (regalo del quarantesimo compleanno). Applausi. Michela Gattermayer, direttrice di Velvet, ha confessato che tra le sue borse firmate non ci sono Kelly o Birkin però non resiste ai camperos (ne ha duecento paia). Ha letto il libro durante un volo lunghissimo per il Giappone e gli ha fatto una buona impressione: “Non è una boiata.” A questo punto interviene la Corva ma non per parlare di letteratura: “Andavi alle sfilate? Dillo che a New York sei in prima fila! Quando invitano me mi danno il posto in piedi e non vedo niente”. Lo sa che in redazione la temono e lei, la Gattermayer , spreme i precari come limoni ma non si lamentano. Applausi. La Corva ha ricordato vari episodi dell’infanzia con Tanica e ha mostrato una borsa fatta con le copertine di Grazia regalo dall’azienda tal de’ tali (messaggio pubblicitario). Poi ha presentato le amiche e ha chiesto ad ognuna: “con che borsa sei venuta?” Marzia da Pisa incautamente ne porta una taroccata, pubblico ludibrio, però sua madre possiede una Kelly. Applausi. Il notaio dalla prima fila ha estratto weekend benessere uno dei quali è andato ad un’amica del fratello della Corva. Applausi
Per risollevarci abbiamo intervistato Rocco Tanica che, senza saperlo, ha confermato alcuni sospetti.
“A un uomo interessa quale borsa abbia una donna?”
“No, io non ci faccio caso ma se mi accorgo che è taroccata e se è taroccata bene aumenta la mia ammirazione per la donna.”
“Le donne insicure a quale oggetto possono aggrapparsi? C’è un oggetto che ti colpisce in una donna?”
“Nessuno.” (dopo averci pensato un po’, ndr)
“Una donna brutta con una bella borsa resta una donna brutta?”
“Sì”.
A microfoni spenti è d’accordo. Si è parlato di accessori, meglio se firmati e costosi, e non di precariato. E’ che l’oggetto libro ormai deve essere venduto così. Concorsi, giochi a premi, personaggi famosi che attirano il pubblico il che alleggerisce una giornata di lavoro ma la Letteratura è un’altra cosa. E i Grandi Temi che in America creano correnti letterarie, articoli e movimenti d’opinione da noi fanno paura. Meglio il chiacchiericcio. 

di annarita at 22:36:00 5 Commenti

29/10/2007

Come diventare Presidente

Siamo state femministe e quanto sono brave Susan Sontag, Doris Lessing e Lidia Ravera. Abbiamo bruciato in piazza i reggiseni. Le donne non sono oggetti! Ci siamo nascoste dentro gonnellone orribili. Abbiamo teorizzato (e in qualche caso) praticato l’amore libero. Abbiamo rivendicato il potere vestendoci da uomo nascoste dentro orribili giacche squadrate come giocatori di rugby con la variante della cotonatura dei capelli. Siamo arrivate (in qualche caso) nelle stanze che contano passando per i letti. Abbiamo accettato con colpevole complicità la deriva puttanesca nella moda e nelle arti visive. Abbiamo perso un sacco di tempo a chiederci come fare carriera, conciliare lavoro e vita privata, procreare. Intanto abbiamo scoperto che è più facile diventare Presidente della Repubblica che lavorare con orari flessibili in un ufficio. Basta sposare uno che di professione faccia o abbia fatto il Presidente della Repubblica. In Argentina è appena stata eletta la moglie del Presidente uscente, una bella faccia che è un inno al botox. In America rischia di essere eletta la moglie di un Presidente mentre si scaldano le figlie dei Presidenti. E se Cècilia, diventata simbolo delle donne con le palle, un giorno dovesse annoiarsi a fare vita ritirata sa che all’Eliseo ci sarebbe posto.
di annarita at 21:15:00 Commenta:

27/10/2007

Costumi metropolitani

Non sai se veramente questa città incattivisca ma certo richiede allenamento alla corsa. In pausa pranzo si sgomita per panini plastificati che costano quanto decine di tapas nel centro di Barcellona. In pausa caffé si inseguono record di velocità per non dare adito a pettegolezzi. Nello shopping all’ora di punta c’è il rischio che la cliente del camerino accanto desideri gli stessi vestiti che stai provando nello stesso momento, nell’era dei consumi globali e della sovrabbondanza di merci! Prima, in strada, hai superato un papà con due bambine forse gemelle. Una delle gemelle gli ha chiesto perché correvi. Non hai voluto sentire la risposta.
di annarita at 19:07:00 Commenta:

26/10/2007

Amy Winehouse

Mentre mi scervello su questioni lavorative, in una discoteca di questa città c’è una ragazza giovane e già tanto malfamata, autodistruttiva e talentuosa da fare sold out in qualsiasi parte del mondo sempre che non annulli i concerti (in Canada e Stati Uniti) o non sia trattenuta in cella per droga (in Norvegia). Di lei hanno detto, e non ha smentito, che è alcolizzata, drogata di qualsiasi sostanza, anoressica, bulimica, autolesionista e portata sulla cattiva strada dal marito con il quale ogni tanto discute facendosi beccare a notte fonda sporca di sangue e tutta strappata. Di lei hanno detto che canta meglio quando è bevuta e strafatta (lo ha scritto il giornalista dell’Observer Jasper Gerard con una tale passione che gli crediamo). Di lei non si può non notare il look. “Quando Tracey mi fa i capelli non faccio altro che dirle ‘di più, di più’ e più sono insicura e più li voglio esagerati, più ho paura di andare in scena più bevo.” Anche lei insicura?!

 

 

Fonte: Corriere della sera
di annarita at 23:40:00 Commenta:

26/10/2007

Il mondo del lavoro/2

Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia, in una lezione all’Università di Torino ha detto con l’autorevolezza del ruolo che.
In Italia gli stipendi sono più bassi dei principali paesi dell’Unione europea. Un esempio: nel 2001-2002 la retribuzione media oraria italiana, a parità di potere d’acquisto, era di 11 euro inferiore del 30-40% rispetto a Germania, Francia e Regno Unito. Un altro esempio: in Italia ci sono bassi salari d’ingresso, tra i più bassi d’Europa, e la retribuzione cresce lentamente all’aumentare dell’età e quindi dell’esperienza professionale. Un altro esempio: gli stipendi mensili netti italiani sono inferiori del 10% a quelli tedeschi, del 20% a quelli inglesi, del 25% a quelli francesi.
La colpa? Secondo il governatore Draghi uno dei problemi dei lavoratori italiani, da tempo ne sono convinta, è il basso livello di istruzione che invece “dovrebbe sollecitare i giovani in procinto di affacciarsi sul mercato del lavoro a investire seriamente in capitale umano”. Possibilmente senza emigrare.

Fonte www.corriere.it

 

di annarita at 22:57:00 Commenta:

25/10/2007

Il mondo del lavoro

Domande, scritte da un blogger in un blog.

Per chi e per che cosa lavoriamo?

Perché ci sentiamo umiliati, anziché nobilitati, dal lavoro?

Quali lavori dovremmo desiderare?

Come ci fa sentire, non poterci fidare più delle persone? corollario: Può un venditore di aspirapolvere essere nostro amico?

Risposta, scritta da una lettrice/un lettore nello stesso blog.

L’alternativa a vendere aspirapolveri è fare lavori di ufficio che svolti con dignità ti garantiscono la pagnotta. Gli uffici non sono i luoghi peggiori del mondo ma neanche i migliori, siamo sinceri! Sembra triste da dire e a volte lo è (il mio primo contratto era in un call center, ho una certa esperienza sul tema lavoro).
A quali lavori dovremmo aspirare? A quelli per i quali ci sentiamo portati che ovviamente sono diversi da quelli che ci garantiscono la pagnotta. Siamo uno strano paese!. C’è chi è contento di fare il commercialista e chi come me pur avendone i titoli è fuggita molti anni fa dal più noto studio della propria città (va bene, poi le cose non sonno cambiate molto ma allora non lo sapevo) e vive una dicotomia professionale difficile da spiegare.
La colpa è prima di tutto di noi stessi. A differenza della cultura americana cresciamo insicuri e timorosi di allontanarci da casa per realizzare i sogni accumulando ritardi e scelte sbagliate che hanno un prezzo. Della politica (non è un luogo comune) incapace di garantire un’economia in crescita almeno ogni tanto. E’ vero che i sogni son desideri ma se non ci sono opportunità e se abbiamo un mercato del lavoro a livello di Grecia e Portogallo con il Sud Italia ormai abbandonato a se stesso è più facile che i sogni siano frustrazioni. E la colpa è soprattutto della scuola e dell’università. Non valorizzano o riconoscono i talenti. Non aiuta (la scuola) nella scelta universitaria. Mettono a tacere le voci fuori dal coro perché bisogna sapere a memoria la data di nascita di Leopardi. Poi cosa volesse dire Leopardi dalla sua buia casetta di Recanati non importa ad alcuno. Non si preoccupano del linguaggio. Il Ministro dell’Istruzione in un talk show giovanilista è riuscito a non usare un congiuntivo che sia uno.

Infine come ci sente a non potersi fidare. Diffidenti, ci si sente. Isolati. Tendenti all’alienazione. Dialoganti tra blog.

di annarita at 21:45:00 Commenta: