20/09/2007
Come sto (sul romanzo)
Potrei scrivere venti cartelle sulle pressioni di questi giorni, sulle emozioni e sugli ‘effetti collaterali’. Raccontare di quando ho bruciato la macchinetta del caffè (non l’avevo riempita), chiuso le chiavi di un lucchetto nella valigia poi chiusa con quel lucchetto, dimenticato l’asciugamano per la palestra, quella stessa sera sono riuscita a cadere dallo step durante una coreografia abbastanza facile, e di quando nel salutare alcune persone mi sono commossa talmente bene da commuovere anche loro. Usare tutte le tecniche studiate in questi anni per parlare di me. E poi inventare perché la scrittura non può dire tutto. Ndr: fonte Corriere della Sera.
E’ d’accordo lo psicanalista Michel Schneider, autore di un romanzo sul rapporto, analitico e non, tra Marilyn Monroe e Ralph Greenson, allievo a Vienna di Freud, psicanalista notissimo e sceneggiatore ad Hollywood: “Solo la fiction consente di accedere al reale. Il vantaggio della forma romanzo, rispetto a una biografia o a un saggio, è che non si è obbligati a dire ‘è andata così, è colpa di questo o di quello’, non ci si sente per forza spinti a formulare una teoria. Il romanzo è fatto di storie plausibili: non mi preoccupo di sapere se sono vere ma solo se sono necessarie allo svolgimento di quel destino.”