17/09/2007
Il mercato delle vacche
Da tempo Zapatero sta combattendo contro la magrezza delle donne spagnole e delle donne in generale. Le modelle devono avere un indice di massa corporea (non chiedetemi come si calcola e a cosa realmente serva) non inferiore a 18. E la moda a grande distribuzione, in Spagna sono nate marche famose quali Zara e Mango, deve utilizzare nelle vetrine manichini che rispettino questo minimo di massa corporea e taglie che corrispondano alla ‘donna vera’.
Per identificare il fisico femminile medio nazionale e ottenere taglie anti frustrazione è in atto una misurazione collettiva. Più di diecimila spagnole di tutte le età si stanno volontariamente sottoponendo ad un’analisi antropometrica da parte del Ministero della Sanità. In 59 città le volontarie sono rinchiuse in camerini simili a quelli dei negozi dove, indossando reggiseno e uno slip anni cinquanta, si fanno analizzare in ogni poro dai tecnici dell’Istituto Biometrico di Valencia con un laser all’avanguardia che registra nel dettaglio la loro superficie corporea. Non c’è scampo per cellulite o ossicini sporgenti, pur di contribuire alla definizione della ‘donna vera’ le volontarie accettano di schedare nel computer di Zapatero ogni fetta di torta ingerita (o rifiutata). Sembra il mercato delle vacche.
Al di là dell’aspetto utopico della crociata stupisce che i politici, in questo caso spagnoli ma pare siano interessati anche dall’Italia e da altri paesi, credano ancora dopo tanto scriverne e parlarne che i disturbi alimentari, in particolare l’anoressia, dipendano esclusivamente dai modelli offerti dal mondo della moda. E la televisione con le vallette scheletriche? E le foto sui giornali che stigmatizzano ogni piega della pelle come fosse lebbra? E il cinema con l’attrice del momento talmente magra che alla prima veneziana il bellissimo vestito d’alta moda le ballava sulle scapole?
Inoltre è quasi provato che alla base del rapporto complesso con il cibo, indipendentemente dal sesso di appartenenza, ci siano scarso amore per se stessi e la percezione di non essere amati a sufficienza dagli altri.
Zapatero e omologhi invece di puntare a iniziative mediatiche che in effetti li fanno andare sui giornali dovrebbero ascoltare chi ha sperimentato i disturbi alimentari. Si meraviglierebbero di come fenomeni attribuibili all’insoddisfazione corporea, che è la prima causa evidente di diete troppo ristrette o digiuni, nascondano inquietudini dell’anima che non sempre si curano cambiando le etichette dei vestiti.
E chi tutela la minoranza contenta del proprio corpo dalla nazionalizzazione delle taglie?