Dal Festivaletteratura/3 (L'Africa e l'America di Wole Soyinka)
Provo grande rispetto verso chi riesce a scrivere un libro e magari a pubblicarlo anche se tendo ad essere abbastanza severa con le cose che leggo, un po' per lavoro e perché non posso farne a meno.
Se poi l'autore, Wole Soyinka, è stato il primo africano a vincere il Premio Nobel per la Letteratura nel 1986 è quasi d'obbligo ascoltare ciò che ha da dire.
Sul terrorismo: "Nessuna religione prevede il diritto ad uccidere ma le ideologie secolari di ogni tipo diventano la radice del fanatismo, una scusa per comportamenti radicali."
Da insegnante universitario in Nigeria e in Nevada nonché poeta e scrittore di fama mondiale così descrive l'attuale mood dell'America: "Gli intellettuali americani
sono molto preoccupati per la guerra in particolare per la guerra in Iraq. Questa preoccupazione non li fa riflettere sulle tendenze reazionarie insite nella loro società. I pensatori progressisti si sono mobilitati contro Bush prima delle elezioni e dopo la sua riconferma sono crollati.
E' come se gli americani si fossero arresi, avvertono il tradimento della propria democrazia, del sistema che loro stessi hanno costruito."
Sull'aggettivo tribale: "Non capisco perché gli europei definiscano 'tribali' solo le guerre che nascono in Africa. Sono ugualmente tribali i conflitti in Jugoslavia, Kosovo, Irlanda o tra Sicilia e Nord Italia
(non esageriamo!)."
Sul significato delle sue opere (questa è la risposta migliore): "La mia poetica va decifrata dai critici, non è il mio mestiere."
Sul ruolo della Letteratura e della Poesia rispetto all'opinione pubblica e alla politica: "Non sono sicuro di voler influenzare l'opinione pubblica piuttosto ho cercato di cambiare il comportamento dei politici riflettendo sulla coscienza delle persone, sulle loro opinioni."
Sui soldi: "Il Nobel non ha aumentato il senso di responsabilità che già sentivo ma mi ha dato i soldi per fare 'cose grandiose'. L'unico problema non intendendomene è che non avevo
idea di quanto costassero queste idee grandiose." Intanto la sua
Fondazione per gli artisti che hanno bisogno di un posto dove lavorare è stata distrutta ma riusciranno a riaprirla presto.
Nel complesso non sono dichiarazioni particolarmente rivoluzionarie, quasi le avremmo potute
pensare noi, però un Nobel ha un'altra autorevolezza.
Dal Festivaletteratura/2 (i signori in giallo e il fascino degli irlandesi)
Non è una novità che il giallo sia il genere più venduto nel mondo (esagero ma forse no). Diverso è trovarsi nella stessa stanza, in realtà sotto lo stesso tendone, con Robert Crais, Dennis Lehane, George Pelecanos e Michael Connelly.
Ho chiesto loro perché il pubblico è attirato dal sangue in riferimento al caso di cronaca italiano del momento.
Pelecanos: “Ai lettori piacciono queste situazioni perché vorrebbero esserne coinvolti ma senza subirne le conseguenze, senza sporcarsi con il sangue. La letteratura di genere attira, nonostante il sangue i casi vengono risolti mentre nei tribunali non sempre è così.”
Connelly: “I romanzi gialli hanno molta carne al fuoco, ai lettori piacciono perché ci sono pericoli, indagini, errori che non portano a soluzioni.”
L’episodio più divertente l’ha raccontato Crais: “Il primo romanzo è stato rifiutato nove volte prima di essere pubblicato per poi diventare un grande successo. Qualche anno dopo mi sono trovato faccia a faccia con l’editrice che mi aveva rifiutato. Lei si è scusata chiedendomi se l’avessi perdonata. Io le ho detto ‘non ci sono problemi, sono solo affari e immagino che te ne sia pentita visto che il libro è alla ventiseiesima ristampa.’ Sono una persona vendicativa.” Il più simpatico mi è sembrato Lehane anche se ha ignorato la mia domanda.
A tutti hanno chiesto se sono felici. Risposta unanime: “sì perché facciamo questo mestiere, possiamo scrivere, è quello che abbiamo desiderato da sempre.”
E voi, siete felici?
A margine segnalo il fascino degli irlandesi in particolare di Colum McCann, nato a Dublino residente a New York. Scrittori sì, ma pur sempre uomini. Giornaliste sì, ma pur sempre donne.