30/09/2007
Scoop (chi fa gli auguri al Presidente)
Per un uomo si fa tutto. Dieta, cambio del colore dei capelli, minigonne, intimo seducente invece dei comodissimi calzettoni da notte, smalti e belletti, tacchi da mal di piedi. E nei casi migliori si compra un’inserzione sul Giornale per fargli gli auguri.
La notizia, un vero scoop, non se n’è accorto nessuno, è che il fortunato destinatario degli auguri è il Presidente Berlusconi, ieri ha compiuto gli anni. La femme in questione si chiama Loriana Lana, paroliera con il Presidente delle canzoni magistralmente interpretate da Apicella e fresca autrice del volumetto “SMS diVersi”, mini poesie d’amore in stile messaggino telefonico con prefazione di Berlusconi stesso. A rendere ancora più romantico il tutto pare si siano conosciuti alla presentazione di un libro di Bruno Vespa. Lei gli avrebbe detto “scrivo canzoni” e lui avrebbe risposto (chi non gli sarebbe caduta ai piedi) “allora siamo colleghi!”
La Signora Lana, una bella donna bionda, non è un’ingrata e con la lettera fatta pubblicare a pagamento sul Giornale ha dato fondo alla sua poetica non priva di accenti ermetici e spirituali.
“Le cerco (Ndr: l’ispirazione e le parole) negli sguardi, nelle voci, nel modo di camminare di questa umanità romana che lei incondizionatamente ha adottato insieme al resto del Paese e vuol far crescere nel modo migliore… Ecco le parole, amore più grande e coscienza dell’occasione che un padre ci aveva offerto ed abbiamo trascurato. Il padre però ci ama e ce ne darà un’altra, sapendo che in noi, c’è già da tempo l’attenzione ad un nuovo segnale da cogliere e assecondare. Questo sento di dirLe oggi, anch’io in attesa.
Buon compleanno.
Sempre con stima e sincero affetto.
Sua,
Loriana Lana”.
Aspettiamo di leggere nella rubrica delle lettere di Repubblica cosa ne pensi
30/09/2007
I premi letterari
Vanity Fair chiede e Nico Orengo, scrittore e responsabile dell’inserto TuttoLibri della Stampa, risponde. Sospettavamo che funzionasse così.
VF Lei ha anche una ricca esperienza di premi letterari…
NC Per gli autori, impegnati a fare centinaia di telefonate a caccia di preferenze, si tratta di prove durissime.
VF E per chi le dà, visto che lei fa parte della giuria del Premio Strega?
NC Se si tratta di riconoscimenti importanti chi ha un pacchetto di voti può tentare di offrirlo a un editore. Magari chiedendo in cambio l’incarico di scrivere l’introduzione al libro di qualcun altro o la pubblicazione di un volumetto di poesie.
VF E come si mette insieme un pacchetto di voti?
NC Io, per esempio, ho quattro cugini tra gli Amici della domenica (Ndr: il gruppo dei 400 votanti del Premio Strega). Se riuscissi a convincerli a votare tutti lo stesso libro ecco che potrei offrire il mio mini pacchetto.
29/09/2007
David Mitchell
Ricominciamo a parlare di libri! David Mitchell, inglese del ‘69, ha insegnato in un liceo di Catania prima di trascorrere molti anni in Giappone dove ha trovato moglie e ispirazione, non necessariamente in quest’ordine. A casa di Dio, ovvero l’immaginaria cittadina di Black Swan Green (Worcestershire) lontana dalle mille luci di New York che irretiscono il giovane Holden, è considerato da fonti autorevoli uno dei migliori libri usciti in America lo scorso anno. Qui non se ne è accorto quasi nessuno, salviamolo dalla polvere degli scaffali.
Questa recensione è stata scritta per una rivista letteraria dopo averla proposta e concordata con il responsabile. L’ho tenuta nel cassetto per non anticiparne la pubblicazione.
Se fossimo un paese ‘normale’ con un livello culturale ‘normale’ la recensione sarebbe regolarmente uscita. Quando leggo del V-day contro i politici mi vien voglia di organizzarne uno per la cultura italiana (e per
Il romanzo di Mitchell è un bell’esempio di Letteratura, passato quasi inosservato.
David Mitchell, A casa di Dio (Frassinelli), euro 18, pagg. 433
Siamo negli anni ’80. Il tredicenne Jason Taylor, Taylor come il bassista dei Duran Duran, ha un milione di complessi, una speciale capacità di farsi maltrattare dai bulli e ignorare dalle ragazze e una famiglia borghese sull’orlo del divorzio. In sottofondo la guerra delle Falkland.
Capite che Jason debba formarsi. Lo aiutano la spalla, Dean Moran, non certo il più popolare della scuola se lo chiamano il Ritardato. La sorella maggiore Julia, che gli regala i dischi quando va al college. Il cugino Hugo, quello grande che piace alle ragazze (quante ne bacia!). Lo confondono le voci interiori. L’Impiccato lo fa balbettare, il Gemello mai nato lo rimprovera se è insicuro e il Verme lo rende debole e insicuro.
Capite che un romanzo di formazione debba narrare le prime volte. La prima sigaretta gliela offre Hugo, Jason la fuma e vomita tutto il pranzo. Il primo bacio inizia così: “Schifo fu l’ultima parola che pronunciai nei panni di uno che non aveva mai baciato una ragazza. La cosa mi aveva sempre preoccupato, ma baciare non è poi così difficile.”
Consigliato a chi adora i libri che hanno per protagonisti minorenni afflitti dal ‘sì, ma non oggi’.
28/09/2007
Certe notti
Ricordi tutte le ultime notti passate in un luogo? E se in quel luogo hai vissuto quasi tre anni?
Quella volta nella città più a sud d’Italia. Chiusa nella camera che per qualche mese fu un surrogato di casa mentre fuori le coinquiline conosciute allora e mai più viste facevano chissà cosa.
Nei residence di alcune città italiane, con il sollievo di tornare a dormire in letti veri e abitare spazi che sanno di casa.
Nel monolocale di Napoli. Gli oggetti già portati altrove. Una bottiglia d’olio ad arredare la cucina. Lo spazio che sembrava tanto (in realtà era un buco!). Gli echi ormai distanti delle cose successe lì.
Nella casa degli ultimi anni. Le amiche servono a portarti fuori quando la stanchezza ti avrebbe sistemato sul divano a mangiare biscotti. L’ultima notte appena trascorsa (che poi forse non è proprio l’ultima) è una vernice in una galleria. Serigrafie con ritratti di bambine. Indiane, tunisine, italiane, orientali, nord europee. Bambine dappertutto. E insalata di fagioli e cipolle. E la tua amica che fa il ‘famoso critico d’arte’ con grande classe. Poi a casa mangi ancora e ti addormenti con l’allegato del Corriere tra le lenzuola prima ancora di sfogliarlo.
27/09/2007
Generazione noiosa
Nathan Englander (due anni e due libri di successo più di me) ha detto che siamo una generazione noiosa. Non ci droghiamo, non beviamo, non fumiamo, andiamo in palestra. E’ vero! E, aggiungo, lavoriamo tanto! Ndr: sto leggendo “Il ministero dei casi speciali” di Nathan Englander (Mondadori). Ho sul comodino anche “Per alleviare insopportabili impulsi”, il suo clamoroso esordio.
Abbiate pazienza e se riuscite non fate crollare troppo il blog (a guardare la classifica sembra il grafico del dollaro).
Se avete richieste letterarie sono qui. Tra uno scatolone e l’altro.
25/09/2007
No all'anoressia
Ecco un’altra campagna contro l’anoressia. Ottima idea mettere sui cartelloni pubblicitari una donna pelle e ossa sporgenti con scritto “No all’anorexia”. Ora sì che le ragazzine discriminate dai coetanei perché grasse o insoddisfatte dal confronto con veline e simili decideranno che è meglio mangiare. Oliviero Toscani, autore della campagna, e il Ministro donna che l’ha autorizzata hanno capito tutto. Una ragazza anoressica se vede un’altra pelle e ossa si spaventa e mangia. Ah, se hanno capito. Mica confronta la propria magrezza con quella ancora più spettrale dello spot provando quasi desiderio di emularla. Mica una che soffre di anoressia si percepisce grassa sempre e comunque. Mica è come quelle sane che guardando le immagini di Toscani si toccano il culo contente di averlo. Non sarà che gli uomini (vedi il caso di Zapatero sulla nazionalizzazione delle taglie in stile mercato delle vacche) sono spesso migliori di noi ma non quando si tratta di questioni che hanno a che fare con il cibo?
24/09/2007
Tra blog e giornali (sul dibattito del momento)
Sabato 22 settembre il Foglio ha pubblicato una paginata passatista e un po’ impaurita, detto con tutta la stima che provo per i giornalisti e il direttore del Foglio, sul tema blog versus giornali pendendo a favore di questi ultimi. Gli articoli pro giornali criticavano soprattutto l’assenza di gerarchia tra le informazioni che girano in Internet e descrivevano i blogger come soggetti isolati dal mondo perché troppo impegnati a scoprire l’acqua calda. Qualche giorno prima Giuliano Ferrara aveva definito
Non ci avete capito assolutamente nulla, sono pure meglio dei giornali (di Christian Rocca)
Che stronzate! Scusate se comincio così, ma scrivo questo articolo come voi-chenon- avete-idea-di che-cosa-siano-i blog pensate siano scritti i blog. Stiamo calmini, eh. Il tema del dibattito, dunque, sarebbe questo: Beppe Grillo sbraita sul suo sito e i grillanti sono esseri orrendi, quindi i blogger sono dei ragazzetti brufolosi con occhi arrossati e senza vita sentimentale oppure dei trogloditi frustrati e forse anche impotenti. Sto forse negando che esistano esemplari di tale specie? No, per niente: se esistono nel mondo reale, ci sono anche in quello virtuale. Voglio soltanto dire che accusare la blogosfera per i contenuti del sito di Beppe Grillo non è un semplice fare di tutta l’erba un fascio (espressione, nel caso di specie, scelta non a caso), ma è come prendersela con il concetto di autostrada soltanto perché Claudio Burlando trova più comodo imboccarla contromano.
Per capire cosa pensiamo del dibattito del momento leggete l’articolo di Christian Rocca pubblicato sulla stessa paginata anti-blog del Foglio di sabato. Siamo d’accordo su tutto. E’ raro, considerando l’argomento.
Ringraziamo l’autore (che non conosciamo personalmente). Il suo blog è www.ilfoglio.it/camillo.
Buona lettura.
Il mezzo sarà anche il messaggio, come diceva quello, ma voi ve la prendereste con
Altra obiezione, quella che mi pare la più stramba, malgrado provenga nientedimeno che dal Boston Globe, ancorché ripresa dall’Herald Tribune. Ecco, già questo. L’Herald Tribune riprendendo l’articolo di Steve Almond (Stefano Mandorla con la traduzione di Google) non ha fatto altro che la stessa operazione che la gran parte dei blogger compie quattro o cinque volte il giorno e che consiste nel riprendere, segnalare, proporre ai propri lettori un articolo comparso altrove.
Questo fanno i blog di informazione. Mettono in circolazione notizie e articoli e video e musica non conosciuti, poco reperibili o altrimenti invisibili. Prendono un link dal Miami Herald o dal Chicago Tribune e lo segnalano a uno che sta ad Abbiategrasso. Punto.
I blogger bravi non pretendono di fare i giornalisti (ammesso che non lo siano già), non cercano di fare scoop, non hanno bisogno di verificare nulla, perché le verifiche sono state già fatte, sort of, da quelli con il tesserino corporativo vidimato da Ciccio Abruzzo. E se controllano, può anche capitare che forniscano un servizio, costringendo i giornalisti cartacei a spararle meno grosse.
Ancora. Non c’entra un fico secco “la gerarchizzazione delle informazioni” che manca sui blog. Credete che i blog siano il Riformista? I blog sono tematici, la gerarchizzazione è nella loro ragione sociale. Ok, ci sono anche parecchi blogger che prima di andare a nanna pretendono di essere grandi autori. Ma, dico, avete letto i diari americani di Claudio Magris, dico Claudio Magris, sulle pagine culturali, dico pagine culturali, del Corriere della Sera, dico Corriere della Sera? Tra i blog che frequento io, nessuno li avrebbe mai pubblicati.
Quello del giornalista è un mestiere più facile del blogger. Fare il giornalista è sempre meglio che lavorare, diceva quell’altro. Ma fare il blogger non si può dire che sia sempre, proprio ogni notte, meglio che dormire.
Oggi in America i più grandi giornalisti hanno un blog, un blog vero, e sono pagati per scriverci. Una cosa che da sola chiude la discussione su rispettabilità & professionalità, ma anche sull’unica critica sensata che abbia mai sentito sulla blogosfera, quella che qualche anno fa, credo ispirata da Giampiero Mughini, fece Guia Soncini: ma chi ve lo fa fare di scrivere gratis?
I grandi quotidiani, settimanali e mensili d’America ospitano decine di autorevolissimi blog (il New York Times 33, l’austero New Yorker una mezza dozzina), fonti strepitose di notizie e informazioni. Nessuno di questi blog è simile a quelli dei giornali nostrani, tristi luoghi dove l’inviato di grido un giorno sì e tre no stancamente scrive quattro o cinque righe di pensierucci personali.
Per chiudere: se avessi scritto questo articolo su un blog, anziché sulla carta, avrei fornito i link a conforto della mia tesi. La considero una prova della superiorità mediatica dei blog.
