25/07/2007
Rimedi antistress (un libro)
Fuori c’è un sole che non brucia (ormai è sera, ndr). Le giornate sono dense di scelte professionali, troppe! Per rilassarmi nella quiete della città in vacanza accendo la tv che fa compagnia e penso a quali libri mi siano piaciuti. Non a caso mi è venuto in mente l’esordio sul mondo del lavoro di Joshua Ferris E poi siamo arrivati alla fine (Neri Pozza) consigliato a me e ai lettori da Nick Hornby. E’ proprio come piace a noi, vi commuoverà, vi farà sorridere, vi emozionerà, diceva più o meno testualmente. Considerando che non conosco Hornby se non attraverso la sua scrittura, quel misto di autobiografia spudorata e satira sociale che pure sento nelle mie corde, la logica avrebbe suggerito di sfogliare il romanzo di Ferris prima di comprarlo. L’istinto no, Sapevo che avrei dovuto leggerlo e per trovarlo ne ho girate di librerie a causa del criterio di selezione ‘dello scaffale’. Nei megastore, a dispetto del nome, c’è posto solo per le novità. Tutto il resto va in magazzino tranne poche fortunate copie che misteriosamente, forse a caso, resistono nello spazio di vendita pronte per i lettori più tenaci. L’istinto talvolta ci prende. Il romanzo, letto nel periodo natalizio tra varie città, è un piccolo gioiello. E parliamo di un esordiente trentenne che, rischiando le vendite, narra il lavoro. Cosa succede in una grande agenzia di pubblicità di Chicago alla fine degli anni ’90 quando si sgonfia la bolla speculativa della cosiddetta new economy. Succede che bisogna tagliare i costi e si sprecano ‘i voli alla spagnola’, così si esprimono i protagonisti su quelli che vengono licenziati. Immagine dall’etimologia misteriosa che vale il prezzo di copertina. Prima dell’incipit di Ferris se volete cercando nel blog trovate la mia migliore intervista, indovinate a chi? Indizi: è uno scrittore americano che ha lavorato in una grande agenzia pubblicitaria alla fine degli anni ’90.
Eravamo irritabili e strapagati. Le nostre giornate non promettevano nulla. Quelli di noi che fumavano potevano almeno aspettare con ansia le dieci e un quarto. La maggioranza voleva bene quasi a tutti, pochi odiavano qualcuno in particolare e un paio di noi amava tutto e tutti. Quelli che amavano tutti venivano ingiuriati all’unanimità. Ci piacevano i bagel gratuiti al mattino, ma capitava fin troppo di rado. I benefit erano incredibili per numero e livello di accuratezza. A volte ci domandavano se ne valesse la pena. Pensavamo che magari sarebbe stato meglio trasferirci in India o tornare alla scuola per infermieri. A lavorare con i disabili o a svolgere un’attività manuale. Non c’era mai nessuno che seguisse questi impulsi, nonostante si agitassero dentro di noi ogni giorno, a volte ogni ora. Viceversa, ci si incontrava nelle sale riunioni per discutere l’ordine del giorno.
Non vi è venuta voglia di leggerlo?