23/07/2007
Trecento e non sentirli
Arrivata ai trecento post festeggiamo tutti insieme con una buona bottiglia, ovunque voi siate, e un po’ di buona scrittura che fa sempre bene.
David Mitchell, inglese classe ‘69, ha vissuto molti anni in Giappone dove ha trovato moglie e ispirazione, non necessariamente in quest’ordine. Attualmente risiede con moglie e figli in Irlanda. Scrive di tutto, fantascienza, racconti, romanzi e come minimo viene candidato al Booker Prize. Il romanzo di formazione “A casa di Dio” (Frassinelli) è considerato da fonti autorevoli uno dei migliori libri usciti in America lo scorso anno. Qui da noi non se ne è accorto quasi nessuno. Io l’ho scoperto, tolto dalla polvere dello scaffale di un megastore e portato con me tra Stromboli e Panarea. Mi è sembrato intonatissimo alla bellezza dei luoghi.
Nel brano che leggerete, tratto dal libro, il protagonista Jason, tredicenne con balbuzie un milione di complessi e una famiglia borghese sull’orlo del divorzio, è con il cugino Hugo, quello grande che piace alle ragazze (quante ne bacia!), fuma, è popolare. Parlano di prime volte, della prima sigaretta che Jason ha appena rifiutato con la scusa del ‘sì, ma non oggi’. Ecco cosa ne pensa Hugo: “Questo tuo atteggiamento del ‘non oggi’ è un cancro. Un cancro del carattere. Ti blocca la crescita. Gli altri ragazzi avvertono il tuo non-oggismo e ti disprezzano per questo… Il ‘non oggi’, ci scommetto, è alla radice di quel tuo difetto linguistico… Il ‘non oggi’ ti condanna ad essere il cagnolino dell’autorità, di qualsiasi bullo e di qualsiasi stronzo che vuole fare il duro. Avvertono che non terrai loro testa. Né oggi, né mai. Il ‘non oggi’ è il cieco schiavo di qualsiasi futile regola. Perfino di quella che dice”, Hugo fece una voce belante: “‘No, fumare fa male! Non ascoltare quel cattivone di Hugo Lamb!’ Jason, devi uccidere il ‘non oggi’.” Ovviamente Jason fumerà quella sigaretta e vomiterà tutto il pranzo, dessert compreso. Ovviamente non sto invitando a fumare, da ragazzina fingevo per acquisire fascino poi ho smesso. L’insicurezza è un demone resistente. Molti adolescenti non popolari sono diventati persone di successo convivendo con l’insicurezza e vincendo, spesso, il non-oggismo. Alla faccia dei bulli. Però osare ha un prezzo. Il vomito della prima sigaretta o, crescendo, qualcosa di più.
Alla vostra e ai trecento post di questo luogo per nulla virtuale.