07/06/2007
Cormac McCarthy (sulla scrittura)
Sembra che Oprah Winfrey legga veramente i libri che porta nel suo famoso talk show. Quale uomo resisterebbe ad una donna che ti telefona, definisce capolavoro il tuo nuovo romanzo, ti propone la tua prima intervista televisiva con una specie di ultimatum (accetta entro 48 ore) e appena dici di sì, per paura che cambiassi idea, prende un aereo e ti raggiunge alla biblioteca dell’Istituto di Santa Fé in New Mexico?
Cormac McCarthy, quest’anno vincitore del Premio Pulitzer con The Road (in attesa di uscire in Italia), non rilasciava un’intervista da circa quindici anni e non è che prima fosse loquace con i giornalisti. La sua teoria è che ciò che ha da dire lo ha scritto nei libri, è li che bisogna cercare. La leggenda narra che quando viveva in povertà abitando in una baracca senza i soldi per comprarsi un tubetto di dentifricio abbia rifiutato tutte le offerte di interviste o conferenze a pagamento, 2.000 dollari e più per rispondere a qualche domanda. Nonostante le difficoltà economiche e la distanza siderale dai meccanismi mediatici dell’Editoria McCarthy è riuscito ad imporre la sua Letteratura. Adorato dagli addetti ai lavori, all’ultimo Festival di Cannes era in gara il film dei fratelli Coen tratto dal romanzo Non è un paese per vecchi, negli ultimi anni anche i lettori hanno scoperto la sua innegabile bella scrittura e possiamo affermare che attualmente è un autore da leggere, uno di quelli da mostrare in treno o da tirare fuori a cena con gli amici per darsi un tono intellettuale. Ovvero l’atteggiamento opposto di un signore geniale che trascorre gran parte del tempo in una biblioteca di Santa Fé piena di persone intelligenti che hanno cose molto interessanti da dire, per usare le sue parole.
Il Foglio che contiene sempre qualcosa di geniale ha tradotto l’intera intervista di Oprah a McCarthy. Ecco alcuni momenti spettacolari.
Sull’ispirazione (tanto per dare ai critici un modello letterario che avevano già individuato). Una volta quando gli chiesero se scriveva tutti i giorni o solo quando era ispirato, Faulkner disse che scriveva soltanto quando era ispirato, ma si sentiva ispirato tutti i giorni.
Sul perché non usi le virgolette per i dialoghi. Credo nei punti fermi. Nelle maiuscole. In qualche sporadica virgola. Se sai scrivere non serve altro. I due punti vanno usati con misura. Il punto e virgola mai.
Sulle donne, che nei suoi libri hanno ruoli marginali. Le donne sono difficili. (Ndr: è al terzo matrimonio…).
Sulla priorità numero uno. Ho sempre saputo che non volevo lavorare. E come ci riesce? Bisogna impegnarsi. Perciò ha lavorato per non lavorare? Proprio così.
Grazie al Foglio per lo scoop. Notate che mi sono controllata moltissimo con la punteggiatura in onore di McCarthy. Nessun due punti, neanche una virgoletta, pochissime virgole.