22/05/2007
Ishmael Beah
Ishmael Beah è uno degli ospiti del Festival Letterature di Roma. Sono in attesa di leggere Memorie di un soldato bambino (Neri Pozza), autobiografia dell’autore cresciuto tra armi pronte all’uso, campi profughi e guerre civili. Per lui, come per tanti,
Sulle pagine di Repubblica ho trovato il racconto Ngeya (Caminare) che Beah leggerà a Massenzio nella serata inaugurale (Ndr: oggi). L’iniziazione del settenne Kelfala ad opera di Nonna Musu in una foresta incantata posseduta da spiriti buoni, al suono di misteriosi canti e tamburi. La tribù e Nonna Musu seguiranno Kelfala ovunque andrà, lo proteggeranno, ma egli dovrà cercare di ‘sentire’ anche con il cuore e capire da solo dove porta il cammino. Allora sì, non sarà solo.
Riporto, senza aver chiesto il permesso perché credo nella condivisione della cultura, in caso di proteste sono qui, un brano del racconto. Parla Nonna Musu, sulla faccia: “Ognuno porta sul volto i ricordi dei luoghi in cui è stato, nei sogni, in questo e altri mondi, e di ciò che ha visto, persino le ombre di ciò che vedrà. Il volto rivela anche ciò che resta delle esperienze passate, perché ogni smorfia, ogni sorriso e ogni gioia lasciano traccia del proprio passaggio. Una traccia che si sbiadisce, resta coperta sotto un altro strato di esperienza, ma non scompare mai. A volte, se capita un’esperienza simile a quella che l’ha generata, riaffiora.”
Bello, vero?