20/05/2007
Il mercato del lavoro è disumano 2 / il precariato dei piani alti
Queste considerazioni fanno parte di una lettera che ho scritto al Foglio (sì, mi piace molto scrivere al Foglio!). In ogni dibattito culturale che si rispetti emerge, e lo capisco, il tema del precariato contrattuale. Esiste però un altro tipo di instabilità. E’ il precariato dei piani alti, della flessibilità geografica, di un mercato del lavoro per contrapposizione rigido come pochi che si tiene a galla etichettando le cosiddette risorse umane e guardando con diffidenza chiunque voglia sperimentare ambiti e professioni eterogenee. Non tutti a diciotto anni, alla scelta della facoltà universitaria, hanno le idee chiare o la possibilità economica di fare quel che piace. Molti, indipendentemente dall’età, oserebbero, si misurerebbero con le proprie inclinazioni ma le opportunità di lavoro sono quel che (non) sono.
Non si applicano ai raccomandati.
Buona lettura.
Dario Fo, ascoltato alla Fiera del Libro, ha detto: “Nella Milano del dopoguerra non c’erano molti divertimenti se non la gioia di parlare e ascoltare. Oggi c’è l’angoscia di trovare un lavoro, anche gratuito, senza la possibilità di provare mestieri diversi.”
In questo senso siamo tutti precari?