14/05/2007

Trauma lieve post Fiera del Libro (sull'autenticità)

Sono stati giorni intensi, il modo migliore per non pensare ad una cosa che mi preoccupa, della quale preferisco non parlare. Tra ubriacarmi ad ogni ora del giorno e immergermi nella manifestazione letteraria ho scelto questa seconda soluzione: sono una convinta e noiosissima salutista.
Non mi riesce sempre facile scoprirmi realmente, adattarmi all’interlocutore, abbandonarmi alle sensazioni. In Fiera, per l’odore dei libri, l’eccitazione da prima sala stampa e il rumore delle parole, migliaia di parole, ho avuto sprazzi di autenticità pura. Momenti, brevi, nei quali non ero una di quelle vuitton vendute sui marciapiedi, anzi, pensavo e dicevo le stesse cose senza l’atteggiamento di voler essere abbastanza spigliata-simpatica-carina-intelligente-aperta-moderna, senza preoccuparmi della famosa impressione. Il risultato è stato qualche conversazione interessante.
Poi si torna alla normalità, che è professionalmente molto eterogenea, precaria in un altro senso, geografico e di contenuto. Una sera mi sono trovata, per caso ma non troppo, nello stesso spazio ristretto in compagnia di giornalisti e scrittori affermati, corrispondenti esteri dei grandi quotidiani, conduttori radiofonici, uffici stampa, editor. Prima di crollare per la stanchezza (avete provato a mettere scarpe con i tacchi alti di vernice rossa dopo dieci ore in giro per conferenze e padiglioni?) mi sono chiesta cosa ne sarà di me.
Per ora c’è un po’ di nostalgia da Fiera. Fosse per me mi trasferirei con una brandina in sala stampa, vivrei lì. In una sala stampa qualsiasi.

di annarita at 21:49:00 4 Commenti