03/05/2007

Corrispondenza d'autore / 1

Non ho mai nascosto la stima professionale che provo per Giuliano Ferrara. Da piccola mi terrorizzava, vestito in toga a tarda sera su Italia Uno, erano gli anni degli schiaffi e dei bicchieri d’acqua volanti di Sgarbi e D’Agostino.
Spesso gli scrivo, ogni tanto pubblica, mi piace l’idea di questo ‘scambio’ epistolare. Ecco una lettera uscita sul Foglio, con risposta. Ne hanno parlato anche nella rassegna stampa di RadioTre meravigliandosi che il Direttore non abbia avallato l’accusa, forte, di terrorismo mossa dall’Osservatore Romano ad Andrea Rivera, accusa successiva a quando ho scritto il mio commento.
Anche io non credo che Rivera, cantore di strada, abbia voluto fare ‘terrorismo’ dal palco del concertone. L’emozione della diretta e il potere mistificatore di microfoni e telecamere lo hanno portato a straparlare. O forse, come ha scritto Aldo Grasso sul Corriere, oltre il quarto d’ora di celebrità cercava se stesso: “non aveva un'idea ma aveva idea di come dirla”.
Buona lettura.

Al direttore - Sto guardando in televisione il concerto del Primo maggio, musicalmente noioso e politicamente scontato. Tralasciando l’aspetto artistico, non paragonabile alla spettacolare esibizione di talento di un certo Bob Dylan qualche giorno fa in Italia, molto evocata sul palco del Primo maggio, le segnalo le solite battute anticlericali, soprattutto antiPapa. E mi chiedo perché gli stessi giovani non vadano a protestare contro il governo, vero responsabile dell’accantonamento dei cosiddetti Dico (un nome migliore, no?). Cordiali saluti

 

Risposta del Direttore 

Straparlare del Papa e tentare l’offesa, dobbiamo abituarci, diventerà, è già diventato, uno sport. Di altre conseguenze dell’anticlericalismo becero abbiamo già parlato con orrore, e lì bisogna provvedere. Ma secondo me a provocazioni di questo tipo il Vaticano dovrebbe rispondere con l’indifferenza dei sovrani, la sovrana indifferenza. Il tono asperrimo dell’Osservatore romano nella replica a un cantantista, comprensibile nella logica di amore che circonda la figura del pontefice e i suoi carismi, non è invece compatibile con la funzione libera e l’impatto pubblico della predicazione civile della chiesa, che non è agente politico ma ormai rivendica giustamente un luogo pubblico per le sue idee: e in luogo pubblico si sconta il dissenso, anche brutale.

 

 

di annarita at 07:00:00 Commenta: