19/04/2007
Officina Italia
Dal 3 al 5 maggio si terrà a Milano, nella splendida Palazzina Liberty, Officina Italia, il primo, dicono gli organizzatori, “festival sulla creatività artistica italiana”. L’idea, del napoletano Antonio Scurati e di Alessandro Bertante, è quella di portare sulla scena non opere compiute e pubblicate ma scritture in divenire, parole che, nei casi migliori, troveremo in libreria. L’obiettivo, ambizioso e quasi obbligatorio per una manifestazione culturale, è stimolare il dialogo tra letteratura e cinema, arti visive, teatro, fotografia, design, moda, giornalismo e musica. Se nulla si crea e nulla si distrugge è evidente che si tratta della collaudata e piacevole formula delle kermesse letterarie dove il divertimento è osservare, come in un acquario, la contaminazione tra i generi.
La novità del festival milanese è che scrittori vendutissimi abbiano accettato di denudarsi leggendo in pubblico brani inediti tratti dai libri sui quali stanno lavorando nella loro officina letteraria (dal che il titolo della manifestazione).
Nonostante l’entusiasmo del comunicato stampa non si tratta del primo festival dell’inedito italiano. A Roma, proprio a maggio, alla Basilica di Massenzio, con luce color cobalto e vista sul Colosseo, autori molto amati leggono ad una platea appassionata, che per vederli sta ore in coda, racconti inediti su un tema che cambia di anno in anno, accompagnati da musicisti e attori. A differenza dell’Officina le opere presentate a Massenzio, quelle che ricordo, sembrano considerazioni a se stanti, per quanto di livello elevato, che difficilmente potrebbero diventare un libro piuttosto che frammenti di progetti narrativi offerti in anteprima ai lettori, come dovrebbe accadere a Milano.
La manifestazione di Scurati e Bertante sembra presentarsi bene, per il panorama culturale nostrano, poi vedremo come sarà realizzata, soprattutto con quali contenuti che, va detto, interessano molto meno delle facce, dei nomi. Ecco, i nomi: Roberto Saviano (il napoletano di Gomorra), Alessandro Baricco, Pietrangelo Buttafuoco, Diego de De Silva, Marcello Fois, Giuseppe Genna, Carlo Lucarelli, Maurizio Maggiani, Giancarlo Majorino, Marco Philopat e Alessandro Piperno dialogheranno con personaggi di altri settori creativi, su tutti il regista da Oscar Gabriele Salvatores (napoletano emigrato a Milano, per il quale nutro una certa ‘passione’).
L’Officina potrebbe diventare un appuntamento fisso del calendario culturale meneghino dove rischia di fare concorrenza alla Milanesiana, imperdibile maratona intellettuale ideata e curata dalla vulcanica Elisabetta Sgarbi che è anche l’editrice e un po’ colei che ha scoperto Scurati scrittore, in una città dove l’Assessore alla Cultura è un certo Vittorio Sgarbi. In realtà, quanti luoghi vorrebbero avere questo tipo di concorrenza? E perché tutti questi napoletani famosi, o comunque intraprendenti, non organizzano qualcosa di simile, anche solo un festivaletto di seconda categoria, nella nostra città?
Una curiosità: il fatto che nell’articolo non troviate nomi di scrittrici non è un refuso. Gli organizzatori, giovani belli e apparentemente maschilisti, non hanno ritenuto utile indagare la creatività femminile, forse preoccupati da quello che avrebbero potuto scoprire, e li capiamo. Per farsi perdonare proponiamo di dedicare l’intera seconda edizione di Officina alle autrici, dite che ce la faranno?