10/04/2007

John Updike

Sul Mucchio si parla anche del romanzo di un autore che provoca con grande talento. Ecco la sua America: impaurita, forse razzista, ma pur sempre il luogo dove i sogni possono realizzarsi.

John, Updike, Terrorista, Guanda, pp. 293, Euro 15

Come se la passa a New Prospect (New Jersey) un diciottenne americano cresciuto dalla madre di origini irlandesi dopo che il padre egiziano se l’è data a gambe?
E’ l’epoca della lotta al terrorismo, le Torri Gemelle sono già cadute e Ahmad Mulloy Ashmawy non è molto popolare alla Central High School, anche se è alto e atletico e veste in modo impeccabile (camicia bianca fresca di bucato e jeans neri a tubo). Studente modello, cresce isolato, quasi respinto dai suoi coetanei, ai margini di un quartiere non ricchissimo e della società americana, che gli sembra impura, priva di valori e asservita all’apparenza, al sesso, al denaro. Non va meglio con la madre, che fa quel che può per lui ma sfoga le frustrazioni lavorative, inserviente in ospedale e aspirante pittrice, e personali, abbandonata dall’egiziano con Ahmad piccolo, facendo entrare nel letto un gran numero di uomini. Non riescono ad aiutarlo i professori, tranne, non sveliamo troppo, Jack Levy, del centro orientamento studenti, sinceramente interessato a questo adolescente inquieto e non insensibile al fascino della signora irlandese. Joryleen, dalla pelle color cacao e dai jeans provocanti, è attratta da Ahmad, che la respinge per motivi religiosi: è un romanzo sul terrorismo dal punto di vista di un mussulmano praticante, non una storia d’amore. Al giovane non resta che la moschea, dove studia il Corano con un imam integralista: arriverà sull’orlo di un attentato (farà davvero esplodere il Lincoln Tunnel, che collega il New Jersey a New York?).
Il nuovo libro del Premio Pulitzer John Updike punta sulla provocazione: la critica alla società americana da parte di un potenziale terrorista. L’idea è buona ma ci sembra che l’autore avrebbe potuto rischiare di più, prendere posizione. Il terrorista è un estremista, e come tale pericoloso, o un ragazzo disagiato? L’America è un coacervo di materialismo e decadenza morale? Il risultato è un finale un po’ troppo romanzato nel tentativo di salvare, anche nella finzione, il Paese dove ogni sogno diventa realtà, ma non per tutti.

 

 

di annarita at 07:00:00 Commenta: