04/04/2007
Joshua Ferris
Sul Mucchio di aprile c’è anche questa intervista.
Si può amare e odiare uno sconosciuto, del quale si ignorano perfino i tratti somatici, e non parliamo di roba da chat? Sì, se lo sconosciuto esordisce, in America tradotto in Italia, con il romanzo sul mondo del lavoro che avreste voluto scrivere voi. Joshua Ferris, sebbene il tuo primo libro abbia ricevuto una certa attenzione da parte della stampa italiana ti chiedo di presentarti ai lettori, che forse non ti conoscono ancora.
Mi chiamo Josh, ho 32 anni, sono nato a Chicago (Illinois) e attualmente vivo a Brooklyn (New York). La maggior parte della giornata è dedicata alla scrittura, tra le sei e le otto ore al giorno, faccio una vita veramente monotona o, per meglio dire, intensa (Ndr: l’autore gioca con i vocaboli inglesi ‘dull’, monotona, e ‘full’, intensa). Una grande agenzia pubblicitaria di Chicago: la routine lavorativa di giovani privi di scrupoli e sognatori, cinici e brillanti che affrontano insieme il periodo di stagnazione economica seguito alla cosiddetta new economy. Tutti sanno tutto degli altri perché l’ufficio diventa un’efficace metafora della loro stessa vita. Tutti sono in cerca di qualcosa: amore e felicità, guarire da una malattia ed essere meno sola (Lynn), le Risposte alle Domande (Tom), fare carriera (Joe Pope), cose così. Questo è il tuo romanzo. Parlacene: quando lo hai pensato, perché lo hai scritto, qual è il messaggio, se ce n’è uno.
Il libro è incentrato su un paradosso: siete sicuri di sapere tutto sulle persone con le quali lavorate ma allo stesso tempo siete certi che loro non sappiano assolutamente nulla di voi. In realtà noi probabilmente ignoriamo chi siano i nostri colleghi. Crediamo di conoscerli attraverso il cibo che mangiano, i vestiti che indossano, la musica che ascoltano ma di sera uno di loro potrebbe tornare a casa dalle sue tre mogli. E’ possibile che un altro debba prendersi cura di un padre moribondo. Un terzo, quello che bestemmia e fa battute volgari, potrebbe stare valutando un corso di teologia. Sappiamo che hai lavorato in un’agenzia pubblicitaria e, senza rivelare troppo, possiamo anticipare ai lettori che uno dei protagonisti troverà la sua strada scrivendo… E’ un romanzo autobiografico?
Ho lavorato in due agenzie pubblicitarie e ho visto licenziare moltissime persone dopo il boom di Internet alla fine degli anni ’90. Quindi sì, in un certo senso, il libro è autobiografico perché ho vissuto e lavorato in un’epoca unica per l’economia americana, che spero di essere riuscito a riprodurre nelle pagine del romanzo. Tuttavia i personaggi sono pura invenzione. Mi piace leggere narrativa che in maniera evidente è creata dal ‘nulla’, penso alle storie di Vladimir Nabokov, ai poemi epici di Gabriel Garcia-Marquez
Sei un giovane scrittore americano, una specie di categoria della Letteratura che ci piace molto. Cosa vuol dire essere un giovane scrittore, in particolare americano, in questo secolo? Credi nel ruolo sociale della Letteratura, oltre il piacere e il divertimento che da essa derivano?
Nessuno usa l’espressione Scrittori Anziani. O sei un Giovane Scrittore, o uno Scrittore. Essere un Giovane Scrittore significa, secondo me, non essere ancora stato messo alla prova. Devi lavorare molto duramente per dimostrare che sei, a tutti gli effetti, uno Scrittore. In italiano ‘avere un manoscritto nel cassetto’ significa, con poche eccezioni, che qualcuno ha scritto un libro e vorrebbe pubblicarlo. Possiamo affermare che molti cassetti sono pieni di parole in cerca di editore! Hai suggerimenti per gli aspiranti scrittori? Hai seguito corsi di scrittura creativa prima di produrre il tuo primo romanzo?
Sono un grande sostenitore dei corsi e degli insegnanti di questa materia. Credo senza alcun dubbio che alcune cose sulla scrittura possano essere insegnate. Ho avuto quattro o cinque professori inestimabili. Certo, un insegnate può solo trasmettere un determinato numero di nozioni e anche dopo che le avrai imparate non hai garanzie di successo. Credo però che chiunque voglia dedicarsi alla scrittura, e non si affida ad un maestro per conoscerne le fondamenta in quanto ‘l’arte’ non può essere insegnata, stia perdendo tempo. E nessuno ha troppo tempo da perdere.
Sappiamo anche che sei un appassionato lettore, e la tua scrittura lo dimostra. Quali sono i cinque libri che tutti dovremmo leggere? (è una domanda impegnativa, lo so). Quando scrivi hai qualche modello? Conosci gli autori italiani?
Il filosofo americano Ralph Waldo Emerson ha detto: “I giovani uomini mansueti crescono in biblioteca, credendo che il loro dovere sia di accettare le teorie di Cicerone, Locke, Bacon, e dimenticano che Cicerone, Locke e Bacon erano solo giovani uomini in biblioteca quando scrissero i loro libri”. Ha anche detto: “insisti su te stesso, non imitare”. Io provo ad insistere solo su me stesso. Non è sempre facile da fare. I tuoi personaggi sono sognatori. Sei anche tu un sognatore? (Ndr: non cercate la risposta a questa domanda, Ferris ha una capacità rara di sgusciare dalle richieste ‘personali’!) L’America, in particolare New York, sono ancora il luogo dove ogni sogno può diventare realtà?
Non c’è una città dove ogni sogno riesca a diventare realtà. Talvolta la fama di New York quale luogo dove i sogni possono realizzarsi la trasforma nella città degli incubi. Ciò che ha sempre distinto gli Stati Uniti, e continua a caratterizzarli, è la fiducia nell’individuo, la convinzione immutabile che tu possa, con disciplina, lavoro duro, perseveranza e talento mandato dal cielo, realizzare te stesso. Ci deve essere una parte di te leggermente folle per credere a tutto questo ed è proprio quella parte che ha successo.
Sei interessato alla musica e, se sì, a quale? Ricorda che i lettori sono molto esperti!
Mi piace la musica della discografia indipendente. Ora ascolto soprattutto Post-War di M. Ward, The Hold Steady di Lily Allen e The Best of Solomon Burke. La canzone preferita del momento è Over and Over di Hot Chip. Il miglior album degli ultimi cinque anni è, secondo me, Come On Feel the Illinois di Sufjan Steven! I due album che ascolto molto spesso sono In the Aeroplane Over the Sea di Neutral Milk Hotel e Black Sheep Boy di Okkervil River. La mia canzone italiana preferita è, attualmente, Sparring Partner di Paolo Conte.
Stai lavorando al secondo libro? (Ndr: non cercate la risposta a questa domanda, Ferris ha una capacità rara di sgusciare dalle richieste ‘personali’!) La scrittura è diventata il tuo lavoro?
Sono molto fortunato perché sono riuscito a scrivere a tempo pieno e posso ancora permettermi di essere dipendente dalla musica.
Joshua Ferris, laurea in Inglese e Filosofia all’Università dello Iowa, un passato da copywriter è l’autore di E poi siamo arrivati alla fine (Neri Pozza), narrato in prima persona plurale, cosa che ha entusiasmato i critici e fatto sentire trendissimi i lettori.
Quali sono le dinamiche tra colleghi quando la new economy si rivela evanescente come un sufflé? Qualcuno va fuori di testa. ‘Fare il volo alla spagnola’ dicono i non-licenziati di quelli sbattuti fuori dall’ufficio. Un’immagine che, nella sua misteriosa etimologia, vale il prezzo di copertina. In una famosa agenzia pubblicitaria americana interagiscono una miriade di personaggi: Carl, Karen, Benny, Amber, Jim sanno tutto di tutti. Sanno che Tom è pazzo, e che Lynn, il boss, ha un tumore al seno. Sanno che il vecchio Brizz se la passa male ed è finito nella classifica di Quale vip muore prima, anche se non e una celebrità. Sanno chi ha nascosto il sushi dietro la libreria di Joe. Sanno con chi se la prende Marcia quando ha inviato questa mail a Genevieve: "È davvero irritante lavorare con persone irritanti". Sono loro ma potremmo essere noi. Conosciamo la competizione e la solidarietà, l’affetto e il tradimento. Il moderno ambiente lavorativo diventa un’efficace metafora della vita stessa. Come loro osserviamo il cambiare delle stagioni attraverso i vetri spessi di un grattacielo vagheggiando chissà quali mondi, là fuori.
Abbiamo incontrato, virtualmente, Mr Ferris a New York.
Scrivo narrativa e sceneggiature per film. Nel tempo libero mi piace fare jogging, bere birra e ascoltare musica. Qualche volta vado ai concerti e a cinema.
Se ho capito qualcosa dalla mia esperienza in un ufficio è di non sottovalutare mai il potere che hanno gli altri di sorprenderci.
Essere un Giovane Scrittore secondo alcuni implicherebbe anche che tu conosca lo stato del mondo, abbia la completa percezione di cosa stia accedendo. Non ho idea di tutto ciò. Conosco solo quello che avviene nella mia testa. Talvolta Internet mi suggerisce cosa pensare, ed è quando so che è meglio spegnere il computer. Credo che la Letteratura non abbia alcun valore sociale. Può, tuttavia, suscitare la migliore emozione umana: la gioia che deriva dall’arte.
Tutti dovrebbero leggere Fuoco pallido e Lolita di Vladimir Nabokov, l’opera completa di Chekhov e Kafka e Mrs. Dalloway di Virginia Woolf.
In America siamo molto ‘negligenti’ per quanto riguarda la pubblicazione e la lettura di narrativa contemporanea straniera. Il mio scrittore italiano preferito è Italo Calvino, in particolare Le città invisibili.