08/03/2007
Il cacciatore di aquiloni (dedicato)
Ho scritto questa recensione quasi un anno fa, per il “Mucchio”, dove è rimasta nei cassetti non credo per un giudizio qualitativo ma per l’affollamento editoriale che ben conosciamo. Mi è venuta in mente stamattina, pensando all’Afghanistan e al sequestro del giornalista D.M.
Questo post è dedicato a lui, so che non è molto, contro ogni forma di terrorismo, che fa paura ma non fermerà il Giornalismo.
Khaled Hosseini, Il cacciatore di aquiloni (Piemme), euro 17,50, pp. 394
L’ultimo afgano, in ordine di tempo, convertito al cristianesimo ha rischiato la lapidazione ed è stato salvato dagli stessi accusatori, su pressione dell’opinione pubblica internazionale, con l’escamotage di riconoscerlo mentalmente instabile e quindi non in grado di sostenere un processo.
Khaled Hosseini, afgano emigrato in Francia negli anni ’80 e rifugiato in California in epoca talebana, autore del caso editoriale degli ultimi anni Il cacciatore di aquiloni (Piemme), racconta l’Afghanistan della pace, quando a Kabul i bambini facevano volare gli aquiloni, e l’Afghanistan di oggi dove, sconfitti gli oppressori, le donne continuano a preferire il burqa ma gli aquiloni, a simboleggiare la libertà, sono tornati di moda.
Il pashtun Amir e il suo servo hazara Hassan, migliore cacciatore di aquiloni di Kabul tradito in un gelido pomeriggio invernale del 1975 dal padrone cui sarà sempre devoto, sono gli eroi di questa saga che, attraverso una scrittura lieve e poetica, svela, in caso ci fossero dubbi, quanto costi espiare le colpe del Passato. Sullo sfondo i regimi sovietici e talebani e la guerra civile tra etnie: i pashtun, di religione mussulmana sunnita, dominatori, e gli hazara, minoranza di religione sciita.
La densità della trama, che attraversa luoghi e epoche diverse, non limita la leggibilità del romanzo, forte del punto di vista privilegiato dell’autore che può narrare
Non sveleremo quali colpe abbia commesso Amir, il quale riuscirà a cogliere l’opportunità di essere di nuovo buono con un coraggio che non credeva di possedere, né cosa ne sarà del cacciatore di aquiloni, Hassan dal labbro leporino creduto da tutti, e da lui stesso, un servo.
I protagonisti, questo si può dire, espieranno le loro colpe. La salvezza del decenne Sohrab da una Kabul decadente rappresenta, nella parte finale del libro, la resa dell’afgano Hosseini alle miserie afgane ma anche la speranza, che caratterizza tutto il libro.
Il regista Spielberg ne farà un filmone hollywoodiano.