18/02/2007

Sul Mucchio di febbraio / 2

AA.VV., Periferie, Editori Laterza, Euro 9, pp.117 (a cura di Stefania Scateni)

 

Tutti ricordiamo le banlieues parigine che bruciavano e i discorsi, talvolta qualunquisti, dei politici sulla possibilità che i disordini si estendessero al nostro Paese. Una giornalista dell’Unità, Stefania Scateni, decise allora di andare a vedere cosa sono diventate le periferie italiane: ghetti per immigrati, come sembrerebbe in Francia, o qualcos’altro? Lo ha fatto inviando ai margini urbani scrittori e artisti. Il libro raccoglie i loro taccuini di viaggio, testuali e visivi. Giornalisticamente sarebbe stato meglio se gli scrittori e gli artisti avessero scoperto luoghi destinati a soccombere per immigrazione e degrado, se avessero lanciato un allarme che avrebbe avuto grande eco sui media. C’è ovviamente la periferia abbandonata, pur con qualche segnale positivo, di Tor Fiscale (Roma, Beppe Sebaste e Laura Palmieri) ma troviamo anche una sorprendente inversione dei ruoli: la zona limitrofa al centro che rischia di diventare periferia (Torino, Silvio Bernelli e Botto&Bruno) o lo è gia diventata prolungandosi nell’Asse Mediano, una statale dove si può girare per ore incontrando sempre la stessa periferia (Napoli, Giuseppe Montesano e il Gruppo Underworld). C’è lo sguardo di chi è emigrato e torna per un periodo di convalescenza nel luogo natio (Bari, Nicola La Gioia e Alessandro Piva). C’è l’esplorazione come sfida: sai dov’è questo posto? La fotografia ritrae una anonima e spettrale torre illuminata dall’insegna acida di un hard discount (Milano, Gianni Biondillo e Annalisa Sonzogni). C’è il quartiere originariamente malfamato dove la criminalità è diminuita, o si è trasferita altrove, e l’aumento degli affitti ha ‘convinto’ la gente che abitare lì è chic (Bologna, Emidio Clementi e Andrea Chiesi).

 

Un lavoro utile per testimoniare l’attuale realtà periferica italiana che, per ora, appare meno pericolosa di quella francese. Dal punto di vista narrativo ci sembrano particolarmente riusciti i reportage di Bernelli e Montesano su Torino e Napoli, luoghi e autori distanti eppure simili.
di annarita at 07:01:00 1 Commento

18/02/2007

Sul Mucchio di febbraio / 1

AA.VV., I nuovi sentimenti, Marsilio, Euro 5,90, pp. 159 (a cura di Romolo Bugaro e Marco Franzoso)

 

 

 

Ecco sì, forse questa è l’epoca in cui un sentimento ti preoccupi più di comunicarlo che di viverlo. Come se un’emozione fosse qualcosa di visibile, virtualmente tangibile e da spedire in attachment.

Roberto Ferrucci, sua la citazione, è uno dei quindici autori, made in Nord Est, che hanno tracciato una mappa dei sentimenti di questo millennio. A leggere le loro testimonianze c’è di che preoccuparsi. Nonostante le infinite possibilità di comunicare, i libri e i giornali che i quindici scrivono, le presentazioni letterarie e la ‘pizza del lunedì sera’. Nonostante l’alcol. Nonostante siano bei ragazzi, facciano cose e vedano gente. Non una donna REALE che li capisca, che valga lo sforzo di avvitarle una lampadina, che impedisca il divorzio o stimoli la riproduzione, che allontani la bottiglia. Come ha detto Camillo Langone, le donne sono cattive. Siamo delle belve. Va apparentemente meglio con i sentimenti  VIRTUALI.

Dai racconti-confessione. Il numero di Chiara è scritto su una panchina, Alberto Garlini la chiama ossessivamente mentre fugge dalle donne reali (Identità). Ferrucci riceve per email gli autoscatti di una che abita di fronte casa sua, non l’ha mai incontrata (Solitudine). Giulio Mozzi riceve sms da una sconosciuta, le chiede di vederla e lei rifiuta (Amicizia). Mauro Covacich preferisce essere zio piuttosto che padre (Sterilità). Gian Mario Villalta partecipa da anni al concorso per un lavoro che non vuole fare (Spaesamento). Tiziano Scarpa si masturba per desiderare meno le donne (Coraggio). Marco Franzoso va a cena con una blogger anoressica e si spaventa (Dolore). Romolo Bugaro reagisce al divorzio andando per locali, un mondo virtuale quanto internet (Desiderio). Vitaliano Trevisan rifugiandosi all’estero (Fiducia). E così via.

Un libro onesto e misogino, un’indagine forse necessaria sul nuovo significato dell’amore. Peccato non aver chiesto a noi, anoressiche-sane-con-la-cellulite-malate-di-shopping-madri-mogli-amanti, cosa ne pensiamo. A questi maschi inquieti avremmo consigliato più ironia: fateci ridere e ridete di voi stessi. E di coinvolgere nel progetto qualche scrittrice (nel caso, sapete dove trovarci).
di annarita at 07:00:00 4 Commenti