11/02/2007

Grazia / 2 Elogio alla bruttezza

Partiamo da lontano.

Da adolescente non ero, o non mi percepivo, carina. Le classifiche di bellezza (si fanno ancora?) mi vedevano sempre agli ultimi posti, alle feste facevo tappezzeria e, ulteriore aggravante, prendevo voti altissimi, ero una secchiona ma di quelle buone, che passano la versione di greco nascosta nel vocabolario, si offrono volontarie alle interrogazioni e fanno copiare gli esercizi di matematica prima di entrare a scuola.

Non che avessi qualche difetto particolare, mi sentivo un’aliena perché ero diversa dal modello femminile che ha reso indimenticabili gli anni ’80, perfezionatosi nei ’90 (ricordate le supermodelle Cindy, Christy, Naomi e Linda lanciate da Versace?) e negli ’00: la donna senza forme e sottopeso possibilmente muta, l’icona degli stilisti e dei televisivi, oggi rivisitata in chiave maggiorata al silicone.

Le turbe dell’adolescenza le avevo tutte: chi non ha pianto per uno sguardo negato, a me piaceva ovviamente quello bello ed ero tanto annebbiata da non accorgermi di piacere al suo amico; chi, scrutandosi allo specchio, non ha odiato un corpo che in molte teenager, io ero così, assomiglia ad un prosciutto piuttosto che ad una velina; chi non ha mandato, anche ripetutamente, a quel paese i genitori per poi scusarsi con un abbraccio.

E’ seguito un percorso classico di disturbi alimentari e difficile educazione sentimentale, situazioni non del tutto scollegate. Un passato ormai remoto (sì, alla feste non faccio più tappezzeria!), superato senza rinunciare allo status di TARDOADOLESCENTE: persona, di sesso femminile o maschile, che dopo gli enta o anta, nel mio caso i trenta, continua a sentirsi e quindi a comportarsi da ventenne. Nonostante le responsabilità-il lavoro-i vestiti da prendere in lavanderia-e-la-spesa-da-fare non bisognerebbe crescere, non troppo.

Le giovanissime, e non solo loro, ritroveranno gli echi del disagio adolescenziale nell’Elogio alla bruttezza (Fanucci) di Loredana Frescura.

Marcella e Giorgia sono quattordicenni non molto popolari: una ha i brufoli e l’altra un apparecchio per i denti che le è valso il soprannome di “Enterprise”. La loro rivincita inizia a scuola: l’insegnante assegna un saggio su un argomento a piacere e Marcella convince Giorgia ad elogiare la bruttezza. Della serie (non testualmente e indirizzato ai compagni di classe): sappiamo che vi facciamo schifo ma usciamo allo scoperto e ve lo sbattiamo in faccia. Daranno prova di notevole intelligenza e innescheranno, con i meccanismi misteriosi dei libri riusciti, una stagione densa di cambiamenti rovesciando come un calzino i cliché dell’adolescenza. Una favola moderna, le scarpette della principessa sono da ginnastica verde pisello e il principe azzurro sogna di fare l’attore ad Hollywood, che promette qualcosa di simile al vissero tutti felici e contenti.

Morale: anche le ragazzine e, fa intendere l’autrice, le donne meno à la page hanno speranza (di amare, essere amate, piacersi, piacere, realizzarsi). Buonismo mitigato dalla seguente avvertenza: esistono i brutti stratotali ovvero “bruttezza fuori” non sempre è sinonimo di “bellezza dentro”.
di annarita at 07:00:00 Commenta: