09/02/2007

Grazia /1 Sogni letterari: Esordire purché si abbia qualcosa da dire

Confesso di aver frequentato corsi di scrittura creativa, a Napoli con la scrittrice Antonella Cilento (Guanda) e a Torino alla Scuola Holden.

Domandona n. 1: si può insegnare a scrivere?

Ovviamente no. Baricco, uno dei fondatori della Holden, direbbe la stessa cosa se avessi provato a chiederglielo ma sta girando un film sulla Nona Sinfonia di Beethoven tra il Trentino e Roma, titolo provvisorio Lesson 21, e non ho voluto disturbarlo. Esistono però delle tecniche di narrazione che possono essere insegnate, regole, non infallibili, su argomento, incipit, trama, punto di vista, dialogo, personaggi. E poi c’è la Regola: PROVARE PIACERE, DIVERTIRSI SCRIVENDO.

Per me la scuola torinese è stata una terapia. Chi beve troppo va dagli Alcolisti Anonimi, chi è ossessionato, in senso buono, dalla scrittura e vattelapesca non può che farsi un giro alla Holden (certo, è un po’ fuori mano!). In classe ti metti a nudo, ti violenti leggendo ad alta voce cose spesso autobiografiche, sei lì mentre i compagni e l’insegnante ti giudicano, parlano di te. Non serve a vincere la timidezza ma è una bella prova!

Il risultato è tutto fuorché disintossicante: quando va bene esci da questi laboratori con molta voglia di scrivere e leggere. Il rischio è che qualcuno, non alla Holden, alimenti la velleità degli aspiranti scrittori, li illuda a scopo di lucro (NdA: diffidate di chi chiede soldi per pubblicarvi).

Gli aspiranti scrittori, li riconoscerei a chilometri di distanza, vagano tra presentazioni, fiere e sagre del manoscritto con aria casual e speranzosa, si vede chiaramente che sono in cerca di editore e bisogna pur fare qualcosa per loro (fate qualcosa!).

Ci hanno pensato il Circolo dei Lettori (www.circololettori.it) e la famosa Scuola con il convegno Esor-dire, scritto proprio così.

Domandona n. 2: cosa si deve fare per esordire in Italia?

Hanno tentato di rispondere: Minimum Fax, Einaudi, Rizzoli, Fandango, Sironi e Vibrisselibri, Fazi, Coniglio, Meridiano Zero, Transeuropa e Barbera. Vi risparmio il dibattito e vado al punto: sarebbe meglio se non voleste diventare editi ma se avete scritto qualcosa e dovete assolutamente pubblicarla inviatela a Minimum Fax e a Sironi o Vibrisselibri, mi sono sembrati più aperti al nuovo.

I relatori hanno dato poche speranze agli esordienti: gli editori grandi non possono rischiare perché devono vendere, i piccoli rischiano ma nei limiti delle loro possibilità. Rassegnatevi, sembravano consigliare a colei che dalla platea ha chiesto lumi sulla “fenomenologia di Harry Potter nel mondo”.

La cosa divertente è che tutti si accapigliavano su questioni alte, c’è chi ha affermato che un novello Joyce non rientrerebbe nel suo catalogo e sarebbe rimandato al mittente, invece di ricordare il requisito fondamentale per l’eventuale pubblicazione: avere qualcosa da dire (o, in alternativa, andare spesso in tv).

Guillermo Arriaga una volta ha detto: “lo scrittore deve partire dal fatto che non ha talento, il rigore lo salva”. Ecco il punto. Però divertiamoci.
di annarita at 07:00:00 3 Commenti