28/02/2007

Non avrete il mio corpo magro (200esimo post)

Giuliano Ferrara, commentando le misure antiobesità di Zapatero e le mezze porzioni che avrebbe voluto imporre un ministro ormai decaduto, ha scritto ‘non avrete il mio corpo grasso’. E giù insulti (‘nazifascisti’) contro i salutisti, seguiti nei giorni successivi da inchieste su quanti danni provochi mangiare sano e fare sport, illustrate, e questo non contribuiva a renderle più convincenti, da immagini di corpi deformi apparentemente contenti di esserlo. Se i governi, nei Paesi dove restano in carica dopo ogni seduta parlamentare, provano a occuparsi della salute del cittadino, Ferrara invita alla ribellione, alla disobbedienza in nome della matriciana e delle libertà individuali. A quelli che sanno tutto, e gli ricordano che lo Stato non può sostenere le spese mediche per chi si ingozza di patatine fritte, risponde che da cittadino è contento di contribuire alle cure di chiunque si goda la vita.

Mi piace parlare del corpo nel 200esimo post essendo un tema che ha prodotto, nel mio caso, seghe mentali, qualche spunto narrativo e qualche articolo, un uso ai limiti del patologico della carta di credito e una certa insicurezza aggressiva.

Sono partita da lontano con l'infotainement per raccontarvi cosa è successo in palestra. Ore 19, lezione di step. Arrivo in corsa ma ho voglia di farlo. Primi passi: è la sagra delle piroette, gira a destra, a sinistra, fermati per il mambo e attraversa lo step con il fly (Ndr: piede in appoggio sullo step e l’altra gamba tesa e sollevata a scavalcarlo, credo). Diciamo subito che sbaglio tutto, giro come un sacco di patate, sono in ritardo, inciampo in me stessa ma non cado. Gli altri, se possibile, fanno peggio. L’istruttore è molto infastidito, si ferma e spiega i passi, sembra scocciato. A un certo punto sento ‘andate a fare tonificazione’, che interpreto come un suggerimento a scegliere corsi più facili, in realtà ha detto ‘facciamo tonificazione’. Pochi minuti prima della fine ne approfitto per rispondergli con un sarcasmo che mi fa schifo (il che non vuol dire che non mi avesse provocato). Andare in palestra è un obbligo, mantenersi in forma e vincere le seghe mentali, e un piacere. La musica pop, l’abbigliamento elasticizzato, i muscoli che pulsano, le gambe che ti bruciano quando fai bene l’esercizio, spogliarsi nude davanti a estranee che non ti guardano. A volte però la fatica fisica non basta per sfogare lo stress, e siamo tutti così diversi! Tornando a casa, un po’ dispiaciuta per l’accaduto, ho quasi rivalutato gli antisalutisti.

Oggi ho letto sul blog di Serino una frase molto bella sulle donne moderne impegnate a fare la guerra della lampo: cerniere che si aprono, ha scritto lui, cerniere che devono chiudersi su corpi magri e sempre giovani, aggiungo.

Se dovessi sembrarvi troppo aggressiva sappiate che è anche una maschera.
di annarita at 07:01:00 2 Commenti

28/02/2007

Altro che crisi

Premessa: se considerate volgare parlare di soldi non leggete!

Quando ho letto che un’azienda pubblica paga unmilionedieurocirca una sua collaboratrice per pochi giorni di lavoro mi sono indignata. L’azienda in questione ha confermato la cifra (unmilionedieurocirca) ma ha specificato che in essa sono compresi i compensi per i collaboratori della collaboratrice ed ogni altra spesa che la riguardi. Considerando quanto costa dormire a SanRemo in questo periodo e lo smalto per le unghie dei piedi e pranzi e cene e il parrucco e le telefonate alla figlia lontana e i caffè per sopportare la fatica (che fatica!) ho deciso che trattasi di stipendio adeguato, ci sta tutto.

Una mia amica lavora in una famosissima trasmissione d’inchiesta, premiata e citata da tutti come modello di televisione intelligente. La tua amica fa l’autore, direte voi. Vi sbagliate, la mia amica deve lavorare a sue spese, anticipando costi rilevanti, per poi essere pagata in base ai servizi che vanno in onda perché l’azienda pubblica in questione non ha i soldi per assumere i suoi collaboratori.
di annarita at 07:00:00 2 Commenti

24/02/2007

Da Napoli

Atterrata in orario, verso le 22,40, sono riuscita a salire sul pulmino prima che si muovesse in direzione ‘arrivi’, col suo carico di business people, computer portatili e telefonate tutte uguali: ‘sono arrivato’.

Nei pressi del ritiro bagagli, un po’ intontita dalle luci al neon, acidissime nel buio notturno, per un attimo dimentico da dove vengo, non in senso filosofico ma proprio non ricordo la città dalla quale sono partita. Sul monitor, troppo in alto, leggo le provenienze. Scarto con certezza Monaco, ho un dubbio tra Milano e Torino, è un attimo. Prendo la valigia, nella quale i gianduiotti sono diventati purè, e rivedo la mia famiglia dopo un mese.

Appunto letterario: nella mia zona c’era un Zafòn sulla destra, chiuso quasi subito, un libro non identificato nella fila davanti divorato fino all’ultimo minuto, il mio Updike che alzava moltissimo il livello culturale del volo e, giuro, un solo Moccia. Ora, considerando l’impegno preso su queste pagine di pubblicare una recensione positiva e preventiva (ovvero prima di leggerlo) su Moccia, lamentatosi della scarsa attenzione di quei fetentoni dei critici nonostante le vendite, le fans, i forum e i film, trovo indecente che circolasse una sola copia di Scusa ma ti chiamo amore. Vediamo se al ritorno va meglio.

di annarita at 07:00:00 Commenta:

22/02/2007

Al diavolo piace dolce

Lauren Weisberger, Al diavolo piace dolce, Piemme, Euro 5,90, pp. 459

Chiariamo subito una cosa: la traduzione di Everyone worth knowing non è Al diavolo piace dolce, e non bisogna essere inglesi per capirlo. Il titolo italiano richiama, con una condivisibile scelta di marketing, il romanzo che ha lanciato la Weisberger nelle librerie e nei cinema di tutto il mondo, Il diavolo veste Prada (Piemme): le avventure del brutto anatroccolo, nel film interpretato da una che riesce ad essere carina anche con un maglione azzurro demodé, alla corte di Miranda Priestley ovvero Anna Wintour, direttrice di una rivista femminile che è praticamente Vogue. Trattandosi di ambientazione glamour newyorkese la protagonista diventerà cigno vestendo firmato, il film è una marchettona alla Moda, mangiando poco e assecondando le richieste spesso insopportabili di Miranda. Sulla strada di un finale non stucchevole sperimenterà l’inevitabile scopata con il bastardo, passaggio obbligato delle donne per capire quanto sia inutile darsi via al primo bellimbusto che fa gli occhi dolci.

Nel secondo libro dell’autrice Bette Robinson è una ventisettenne impiegata di banca, appena fuggita da un lavoro che non le piaceva. Questa cenerentola chic, siamo sempre nella New York delle feste esclusive, ha un’unica grande passione: leggere romanzi rosa in attesa del principe azzurro che irrompe nella narrazione (una dritta: attenzione alle prime pagine), la conquista in un viaggio esotico, la fa un po’ penare e … Sullo sfondo il passaggio, non così indolore, da una scrivania di consulente finanziario all’agenzia di pubbliche relazioni più famosa di Manhattan. In equilibrio sui tacchi a stiletto, che hanno preso il posto dei tailleur, Bette diventa una brava PR finché non viene coinvolta, suo malgrado, nel gossip su una presunta liaison con un noto playboy. Il suo nome è sulle copertine di tutti i rotocalchi, per l'agenzia è un trionfo, non per lei che rischia di trasformarsi in ciò che non è: una vacua partygirl. Coloro che le vogliono bene, in particolare un uomo (non sveliamo chi), le faranno capire che non c’è carriera che valga quanto un amore.

Un libro piacevole non solo per le donne dall’animo romantico ma anche per gli uomini che non vedono l’ora di farle felici, queste donne. La Weisberger ha talento nel produrre leggerezza più che Letteratura creando un mondo ideale dove il lieto fine, come dovrebbe essere, è garantito.

NdA: PROBLEMI TECNICI RISOLTI, grazie a chi mi ha fatto diventare il computer una SCHEGGIA!
di annarita at 07:00:00 5 Commenti

18/02/2007

Sul Mucchio di febbraio / 2

AA.VV., Periferie, Editori Laterza, Euro 9, pp.117 (a cura di Stefania Scateni)

 

Tutti ricordiamo le banlieues parigine che bruciavano e i discorsi, talvolta qualunquisti, dei politici sulla possibilità che i disordini si estendessero al nostro Paese. Una giornalista dell’Unità, Stefania Scateni, decise allora di andare a vedere cosa sono diventate le periferie italiane: ghetti per immigrati, come sembrerebbe in Francia, o qualcos’altro? Lo ha fatto inviando ai margini urbani scrittori e artisti. Il libro raccoglie i loro taccuini di viaggio, testuali e visivi. Giornalisticamente sarebbe stato meglio se gli scrittori e gli artisti avessero scoperto luoghi destinati a soccombere per immigrazione e degrado, se avessero lanciato un allarme che avrebbe avuto grande eco sui media. C’è ovviamente la periferia abbandonata, pur con qualche segnale positivo, di Tor Fiscale (Roma, Beppe Sebaste e Laura Palmieri) ma troviamo anche una sorprendente inversione dei ruoli: la zona limitrofa al centro che rischia di diventare periferia (Torino, Silvio Bernelli e Botto&Bruno) o lo è gia diventata prolungandosi nell’Asse Mediano, una statale dove si può girare per ore incontrando sempre la stessa periferia (Napoli, Giuseppe Montesano e il Gruppo Underworld). C’è lo sguardo di chi è emigrato e torna per un periodo di convalescenza nel luogo natio (Bari, Nicola La Gioia e Alessandro Piva). C’è l’esplorazione come sfida: sai dov’è questo posto? La fotografia ritrae una anonima e spettrale torre illuminata dall’insegna acida di un hard discount (Milano, Gianni Biondillo e Annalisa Sonzogni). C’è il quartiere originariamente malfamato dove la criminalità è diminuita, o si è trasferita altrove, e l’aumento degli affitti ha ‘convinto’ la gente che abitare lì è chic (Bologna, Emidio Clementi e Andrea Chiesi).

 

Un lavoro utile per testimoniare l’attuale realtà periferica italiana che, per ora, appare meno pericolosa di quella francese. Dal punto di vista narrativo ci sembrano particolarmente riusciti i reportage di Bernelli e Montesano su Torino e Napoli, luoghi e autori distanti eppure simili.
di annarita at 07:01:00 1 Commento

18/02/2007

Sul Mucchio di febbraio / 1

AA.VV., I nuovi sentimenti, Marsilio, Euro 5,90, pp. 159 (a cura di Romolo Bugaro e Marco Franzoso)

 

 

 

Ecco sì, forse questa è l’epoca in cui un sentimento ti preoccupi più di comunicarlo che di viverlo. Come se un’emozione fosse qualcosa di visibile, virtualmente tangibile e da spedire in attachment.

Roberto Ferrucci, sua la citazione, è uno dei quindici autori, made in Nord Est, che hanno tracciato una mappa dei sentimenti di questo millennio. A leggere le loro testimonianze c’è di che preoccuparsi. Nonostante le infinite possibilità di comunicare, i libri e i giornali che i quindici scrivono, le presentazioni letterarie e la ‘pizza del lunedì sera’. Nonostante l’alcol. Nonostante siano bei ragazzi, facciano cose e vedano gente. Non una donna REALE che li capisca, che valga lo sforzo di avvitarle una lampadina, che impedisca il divorzio o stimoli la riproduzione, che allontani la bottiglia. Come ha detto Camillo Langone, le donne sono cattive. Siamo delle belve. Va apparentemente meglio con i sentimenti  VIRTUALI.

Dai racconti-confessione. Il numero di Chiara è scritto su una panchina, Alberto Garlini la chiama ossessivamente mentre fugge dalle donne reali (Identità). Ferrucci riceve per email gli autoscatti di una che abita di fronte casa sua, non l’ha mai incontrata (Solitudine). Giulio Mozzi riceve sms da una sconosciuta, le chiede di vederla e lei rifiuta (Amicizia). Mauro Covacich preferisce essere zio piuttosto che padre (Sterilità). Gian Mario Villalta partecipa da anni al concorso per un lavoro che non vuole fare (Spaesamento). Tiziano Scarpa si masturba per desiderare meno le donne (Coraggio). Marco Franzoso va a cena con una blogger anoressica e si spaventa (Dolore). Romolo Bugaro reagisce al divorzio andando per locali, un mondo virtuale quanto internet (Desiderio). Vitaliano Trevisan rifugiandosi all’estero (Fiducia). E così via.

Un libro onesto e misogino, un’indagine forse necessaria sul nuovo significato dell’amore. Peccato non aver chiesto a noi, anoressiche-sane-con-la-cellulite-malate-di-shopping-madri-mogli-amanti, cosa ne pensiamo. A questi maschi inquieti avremmo consigliato più ironia: fateci ridere e ridete di voi stessi. E di coinvolgere nel progetto qualche scrittrice (nel caso, sapete dove trovarci).
di annarita at 07:00:00 4 Commenti

16/02/2007

Sbronza

Sì, è stata una sbronza. Molto divertente.
di annarita at 07:04:00 Commenta: