31/01/2007
The pursuit of Happyness (scritto proprio così)
La ricerca della felicità (tit. or. The Pursuit of Happyness) con Will Smith, Thandie Newton e Jaden Christopher Syre Smith, regia di Gabriele Muccino (America, 2006)
San Francisco primi anni ’80. Chris Gardner (Will Smith) è un venditore di enormi apparecchiature mediche che si rivelano troppo costose per gli ospedali: avrebbero dovuto renderlo ricco, rischiano di rovinarlo. Sullo sfondo una moglie poco comprensiva (Thandie Newton) e un figlio di cinque anni, Christopher (Jaden Christopher Syre Smith). La moglie, come si capisce fin dalla prima scena, fa i bagagli in contemporanea con la vera svolta professionale di Chris: viene scelto come stageur non retribuito presso una società di brokeraggio finanziario. Uno solo sarà assunto dopo un tirocinio ed il nostro è convinto, per autostima, intuito o positive thinking, che sarà lui. Diventare broker e crescere il figlio da solo e senza soldi non è facile. La ricerca della felicità è la loro lotta per la sopravvivenza tra giacigli nei bagni della metropolitana, ricoveri dei senzatetto e amici bastardi che li abbandonano. Fino al riscatto che, come noto a tutti dopo la massiccia campagna promozionale dei media, ha dato al vero Gardner agio e successo.
Muccino si ispira al neorealismo di Ladri di biciclette e Umberto D, più evocati che riprodotti: le scene tra i senzatetto sono state girate in centri di accoglienza di San Francisco e i barboni che si vedono nel film non sono figuranti. Il regista riesce a non farsi stritolare da Hollywood ma se ogni cosa ha un prezzo la sua avventura americana gli ha tolto, da un punto di vista cinematografico, un po’ d’anima. Un limite dell’opera sembra la sceneggiatura che, a differenza dei precedenti lavori, non è stata scritta dallo stesso Muccino ma da Steven Conrad. Era necessario che il protagonista assoluto fosse il Sogno Americano, inclusi facili stereotipi e scene strappalacrime, è così è stato. Ha detto Will Smtih: il fondamento del nostro Paese è proprio la speranza che qualunque persona armata di buona volontà e determinazione possa farsi una nuova vita, ricominciare da capo, e che partendo dal basso possa arrivare fino in cima. Nel film è tutto troppo smaccato per essere vero, il rischio dell’agiografia c’è e il ritmo ne risente.
31/01/2007
Siamo donne (oltre le gambe c’è di più)
Nella prestigiosa cornice di un ospedale trasformato in luogo per ricevimenti, nel caso specifico è la festa dei Telegatti, Silvio fa battutone sulle donne del suo entourage, tutte regolarmente elette in Parlamento (del resto in Parlamento c’è anche Luxuria). Veronica ci pensa su poi prende carta e penna e gli scrive una lettera: che romantici, direte voi, se non fosse che la lettera è per Repubblica dove finisce in prima pagina sotto lo strillo “mio marito mi deve pubbliche scuse”.
Nella missiva Veronica rivendica quanto sia stata una brava moglie e una madre ancora migliore, sempre al fianco di Silvio in ogni occasione, e qui il testo tradisce una certa (in)sofferenza. Sempre zitta e buona, per non danneggiarlo e per non turbare i figli. Ha deciso di rendere pubblica la sua situazione per dimostrare alle figlie come ci si fa rispettare dagli uomini e a suo figlio come si dovrebbero trattare le donne. Parole da copiare e incollare nei manuali di pedagogia.
Intanto, nella redazione di Repubblica, fedeli alla linea radical chic, festeggiano lo scoop con ostriche e campagne fornite dalla stessa Veronica ma-non-si-deve-sapere.
Al Corriere Paolo Mieli è stato mandato temporaneamente nella discarica al grido di ‘non eri tu quello attento al gossip?’ e c’è chi rimpiange il candidato alla direzione Riotta prima dell’esilio dorato al TG1. I più estremisti avrebbero proposto una promozione a direttore ad personam per Mucchetti, che certe notizie non le avrebbe bucate, ma alcuni azionisti a lui ostili si sono opposti. Mieli è stato fatto tornare dalla discarica e domani si riscatterà pubblicando una lettera inedita della moglie di Prodi nella quale ella chiede pubblicamente conto al premier del perché non vada mai a fare la spesa (questa e’ un’anticipazione).
Guanda, casa editrice italiana di La metà di niente di Catherine Dunne (disponibile anche in edizione economica TEA), il libro citato da Veronica per rendere ancora più comprensibile il suo stato d’animo, ne ha preparato una ristampa da 300.000 copie e le classifiche di vendita di Second Life la danno già nella top ten. La Dunne, scrittrice irlandese, festeggia nella sua casa di Dublino l’insperata pubblicità, che la renderà ricca e famosa in Italia, alla maniera sobria del suo meraviglioso popolo: quattro o cinque birre e un bicchierino di Bayles, che ci sta bene. Anche a noi è venuta voglia di leggerla, tra l’altro l’autrice ha studiato al Trinity College, uno dei posti più suggestivi dove siamo stati.
29/01/2007
Giornalismo d’inchiesta
Giornalismo d’inchiesta: mi inginocchio da te/1
Silvio Muccino, scapigliato e pallido, dichiara in esclusiva a Vincenzo Mollica che sì, ha deciso, dirigerà il film tratto guarda caso dal suo libro. Segue zoomata sulla copertina dello stesso, in perfetto stile spot. Il giornalista non si fa intimidire dal carisma del personaggio e osa dire ‘un grandissimo successo, ha venduto 250.000 copie’. Ah, credevo ne avesse vendute 300.000. Il servizio sfuma su Muccino che non nasconde una certa preoccupazione: ‘c’è già Gabriele, sarebbe stato un buon motivo per non fare il regista’. Appunto.
Tutto questo nel TG1 delle 20.
Giornalismo d’inchiesta: mi inginocchio da te/2
Fabio Fazio intervista, con il sorriso d’ordinanza, il direttore del TG1 Gianni Riotta che non si sottrae a nessuna domanda scottante. ‘Dal Manifesto al TG1 è un percorso lineare?’. ‘Sì, vedi il caso della Armeni che ora fa il programma con Ferrara. Il Manifesto è una grande palestra’. ‘Quante telefonate ricevi dai politici?’. ‘Zero. Non mi hai chiesto quante ne faccio’. ‘Quante ne fai?’. ‘Zero’. Applausi scroscianti e picco dello share.
Parentesi autobiografica. Alcuni anni fa ho intervistato Riotta: ero una scrivente alle prime armi e lui dirigeva la Stampa. Allora utilizzavo il seguente approccio (molto prima delle Iene): placcavo fisicamente il potenziale intervistato, che in caso di maschio-adulto-eterosessuale poteva anche gradire la situazione, e gli chiedevo testualmente quale domanda avrebbe voluto gli facessi. Riotta fu simpatico, stette al gioco. Tuttavia mi suggerì, ‘signorina, glielo dico da direttore di un giornale’, di decidere prima cosa chiedere, tornare a metodi di procreazione intellettuale più tradizionali. Aveva ragione, così feci. Poi ogni tanto l’ho visto in manifestazioni letterarie, gli ho scritto un’email, alla quale rispose, sulla sua prefazione ad una riedizione di Treno di panna di Andrea De Carlo e mi pubblicò una lettera quando gestiva un forum sul sito del Corriere. La scrittura ti spinge a fare cose strane!
26/01/2007
Creazionismo Darwinismo
Cena sul divano, con lenticchie e yogurt, e seratina leggera: da Ferrara e dalla Armeni c’è un dibattito su Creazionismo e Darwinismo. In sintesi: chi ci ha creato? in che modo? a scuola dobbiamo studiare il cosiddetto Disegno Intelligente o l’Evoluzione? in cosa dobbiamo o possiamo credere?
Se questi temi non vi risultassero particolarmente noti non preoccupatevi: è tutto importato dall’America dove una corrente religiosa-culturale-scientifica, la stessa del Presidente, vorrebbe dimostrare l’infondatezza delle teorie di Darwin.
Un giornalista del Foglio, Stefano Pistolini, ha girato un documentario sugli scienziati americani che teorizzano l’Origine delle Specie, insoddisfatti dalle teorie darwiniane che non sarebbero sufficienti a rispondere, se non a tutte, a molte domande. Ferrara pende dalla parte del Creazionismo: dire che certe idee sono sbagliate non significa che la loro ipotesi scientifica non esista. In studio uno scienziato di fama pro Evoluzionismo riesce a dire, oltre alcune cose condivisibili: il tal libro lo tradotte (NdA: tradusse) la gloriosa UTET di Torino; il Creazionismo è usato a fini elettoralistici (NdA: elettorali). Pistolini intervista pezzi grossi secondo i quali l’Intelligent Design è una teoria interessante e cita percentuali bulgare di americani che sarebbero favorevoli ad insegnarlo nelle scuole.
In studio se le danno, da un punto di vista intellettuale, al grido di ho ragione.
Io invece ho più sonno che opinioni.
24/01/2007
Zandegù
Marianna Martino ha fondato nel maggio 2005, con pochi ma volenterosi collaboratori, la Zandegù, casa editrice indipendente ma di qualità, come si definiscono loro stessi con questo curioso accostamento ossimorico tra indipendenza editoriale e bontà dei prodotti.
La Zandegù pubblica narrativa surreale di autori italiani: per surreale noi intendiamo storie che abbiano molti elementi ripresi dalle fiabe che ci raccontavano da bambini ma anche storie ridicole e assurde di chi sa esagerare gli aspetti più buffi del nostro vivere quotidiano. In redazione Marianna, tuttofare felice, Marco Alfieri, che si occupa dei diritti degli autori, e Antonio Stissi, grafico.
Quella che segue è una chiacchierata sullo stato dell’editoria, avevo una passione e mi sono buttata ci ha detto Marianna. L’Italia non è l’America, dove ogni sogno è lecito, non è il Paese che trasforma una bella ragazza che serve hamburger ai tavoli in una star della musica (e viceversa), ma ‘buttandosi’ anche da noi si può fare qualcosa di buono, alla faccia dei cliché e senza andare al Grande Fratello.
Iniziamo dalla parte meno interessante del tuo lavoro: i numeri. Quanti libri avete pubblicato fino ad ora e da quando? Scegline alcuni dei quali parlarci, se vuoi (come vedi si inizia subito con una domanda difficilissima!). Quali le prossime uscite? Che riscontri hai dai dati di vendita?
I primi libri di Zandegù sono usciti a marzo 2006 e finora siamo a quota otto, l’ultimo è in libreria proprio in questi giorni. (Nda: gennaio 2007). Abbiamo pubblicato quattro romanzi: I sassi vanno matti per le sasse di Roberto Tossani, Il discorso è che una volta ero un genio di Giovanni Previdi, La genìa di Roberta Scotto Galletta e Primi riti del dolce sonno di Misia Donati. Sono uscite anche quattro raccolte: Hollywood party e Il Bestiario di autori vari, Cosa faccio quando vengo scaricato di Simone Marcuzzi e Posa ’sto libro e baciami, un’antologia anti San Valentino, curata da Ivano Bariani. Si tratta di 39 remake di scene d’amore famose tratte da romanzi, film, canzoni e fumetti scritte da altrettanti autori e disegnatori. Tra gli autori Morozzi, Bregola, Mercatanti e Meacci. Le prossime uscite, in primavera, saranno due guide un po’ particolari. (Nda: non aggiunge altro…). Ovviamente un solo anno di attività è poco per fare un bilancio, non faccio ancora grandi cifre ma è normale perché devo farmi conoscere e far capire che anche se sono un editore indipendente propongo un prodotto di alta qualità. Comunque le vendite sono costanti e in aumento.
Hai scritto che per aprire una casa editrice occorre essere: “dannatamente disperato, magari sei hai maturato molti mesi di disoccupazione e i tuoi ancora ti mantengono a pieno regime è meglio. Inoltre, sono molto efficaci anche i sensi di colpa notturni derivati da questa particolare situazione; totalmente ignorante in materia. E’ consigliabile dunque sapere appena (magari con sporadici ma insidiosi dubbi) che il lavoro in questione consiste nel pubblicare libri; sufficientemente interessato all’arte della scrittura”. Tu però non sembri per niente ignorante in materia. Diplomata alla mitica Scuola Holden di Torino, un faro per tutti noi, hai poi seguito un corso sull’Editoria a Roma. Vuoi raccontarci queste esperienze? Collabori o collaborerai con quelli della Holden?
La Holden tratta l’editoria in modo molto marginale perché, come tutti sanno, prepara più all’arte della scrittura che a quella del dietro le quinte. Sicuramente frequentarla mi ha aiutato a capire che preferivo editare i testi piuttosto che scrivere lavori miei. Dopo il diploma ho frequentato un paio di corsi brevi della durata di un weekend, con lo scopo di chiarirmi ulteriormente le idee. In realtà non ho fatto studi specifici di nessun genere, avevo una passione e mi sono buttata. La mia fortuna in questo caso specifico è quella di avere sempre letto molto. Come dicevo, ci ho provato, e in questo ho fatto sempre di testa mia. Sono fiera di dire che, nel bene e nel male, tutto quello che è Zandegù è frutto soltanto del mio lavoro. Zandegù è una creazione indipendente e completamente autonoma che non si appoggia al supporto di nessuno tranne quello dei miei genitori, che non finirò mai di ringraziare per questo.
Come ti ho accennato, in questa intervista non diremo quanti anni hai però è indubbio che l’elemento anagrafico abbia contribuito ad attirare un po’ di meritata attenzione sul vostro lavoro. Hanno parlato di te: Il Giornale, il TG 2, e alcuni blog (Grazia, Lipperatura). Un po’ meno dei vostri autori. Hai avuto la stessa sensazione e se sì cosa ne pensi? Non è che nel mondo della Cultura si ecceda nella ricerca del ‘personaggio’ con il rischio che i lettori non notino qualche buon libro che, zitto zitto, esce e vorrebbe essere letto?
Sono pienamente d’accordo! Farsi conoscere in questo ambiente senza avere particolari agganci è molto molto complicato. Pur considerando i libri che pubblico di gran lunga più interessanti di me e del fatto che sono giovane e lavoro in proprio sono contenta ugualmente perché, comunque, queste interviste hanno garantito una grande visibilità alla casa editrice e di conseguenza alle sue uscite librarie. Non dimentichiamo inoltre che sono uscite recensioni dei libri (dove non si parla di me!) anche su altri prestigiosi giornali. Insomma, i miei libri sanno farsi valere e ricordiamo che invecchierò e non farò più notizia per la mia età.
Dicevamo dei blog: nel sito di Zandegù racconti i successi e le speriamo poche sconfitte della tua carriera da editore, avete da poco lanciato la Trasposizione Live Multimediale (di seguito TLM), sembrate veramente interessati al marketing, a scovare nuove forme di promozione ammesso che invece tutto non sia già stato fatto e non restino che le variazioni sul tema. Cos’è questa misteriosa TLM? Quali iniziative state progettando? Vogliamo qualche anticipazione.
Bisogna ammettere che le presentazioni canoniche di libri sono nella maggior parte dei casi noiosissime. Per questo, nel nostro piccolo, con tante difficoltà e senza la pretesa di essere chissà quali innovatori, Zandegù cerca di proporre eventi diversi dal solito, più fruibili e divertenti, che veicolino in modo più efficace il messaggio dei libri presentati. Il TLM o meglio The Narcolepsy Preject è uno di questi tentativi. Parte dall’idea dell’autore di Primi riti del dolce sonno, Misia Donati. Si tratta di presentare il libro come fonte di ispirazioni per altre arti: così le presentazioni del tour promozionale del romanzo saranno composte da proiezioni di art-video, performance teatrali con l’attrice Debora Mancini, esposizione di quadri. Questo in parallelo con chiacchierate informali con scrittori e critici del calibro di Romolo Bugaro e Luca Scarlini. Il tour toccherà molte città italiane (tra le altre Padova, Ascoli, Torino e Milano). Un altro tentativo interessante è la presentazione multipla che faremo il 14 febbraio di Posa ’sto libro e baciami, la nostra nuova antologia. Organizzeremo almeno sette presentazioni in giro per l’Italia in contemporanea: un’occasione per passare un San Valentino cattivo e diverso dal solito, tra reading e chiacchierate con gli autori.
Ogni intervista deve avere una domanda meno profonda delle altre. A te tocca questa: scegli un autore, uno solo, da portare alla Zandegù. Non hai limiti, edito o inedito, puoi anche dire Saramago, spara un nome, non si sa mai.
Scommetto che Saramago non sia un caso visto che è uno dei miei autori culto! (Nda: è un caso, sono andata su un nome che piace). L’autrice che scelgo si chiama Kelly Link, scrive racconti surreali e ha persino una sua casa editrice di narrativa surreale in America! Praticamente la mia gemella d’oltre oceano! L’ho conosciuta a Torino, brevemente purtroppo, e mi è sembrata dolcissima, simpatica e determinata. Peccato sia già tradotta in Italia! (Nda: consigli di lettura dalla Zandegù: Kelly Link, Ne succedono anche di più strane, Donzelli, 2006).
Per maggiori informazioni sulle multimediali e poliedriche iniziative Zandegù potete farvi un giro su www.zandegu.it e www.zandegu.splinder.com (il blog di Marianna Martino).
21/01/2007
Dall’Italia
Quello che segue è un breve resoconto di questi giorni, densi come il ragù. Di molti temi riparleremo.
Torino: il convegno Esor-dire, organizzato da Giorgio Vasta con Circolo dei lettori (www.circololettori.it) e Scuola Holden (www.scuolaholden.it), ha confermato, ove ce ne fosse bisogno, di non farsi troppe illusioni. Se sei un poeta e vuoi mandare le tue cose all’Einaudi devi sapere che le uscite sono già programmate fino al 2010; se sei uno scrittore cerca di inviare le tue storie a Minimum Fax, Sironi o Vibrisselibri, gli editori che sono sembrati più aperti agli esordienti e che garantiscono buona visibilità, in molti casi possono anche lanciarti, e talvolta buona qualità del prodotto. Ho rivisto con piacere Giulio Mozzi e Marco Cassini. Giulio l’ho conosciuto qualche anno fa, studiavo al laboratorio di scrittura di Antonella Cilento e credo che fu lei a segnalarmelo. Da allora l’ho incontrato in molte manifestazioni letterarie, sempre velocemente, emana progettualità. Marco lo conobbi negli stessi anni ad una presentazione a Napoli. A Torino ha detto cose condivisibili con una certa ironia: è normale che gli scrittori esordiscano con case editrici piccole e che le grandi sperimentino poco o niente? Paola Gallo, editor di Einaudi, ha risposto ricordando che gli editori di maggiori dimensioni hanno l’obbligo di vendere (non ha detto proprio così ma questo è il senso) e possono permettersi solo in piccole dosi di puntare sulle novità. E’ la famosa questione se l’abbondanza di schifezze, presenti in ogni catalogo letterario e ai primi posti delle classifiche, sia la vittoria del mercato, del marketing, sulla Letteratura o se, prendendo qualche rischio, non si possano vendere libri migliori riuscendo anche a portare in libreria autori e lettori nuovi.
Napoli: la presentazione da Guida del libro di Paolo Bianchi, “La cura dei sogni” (Salani), è andata molto bene: sala piena, nonostante la consueta pigrizia della stampa locale che ha preferito puntare sulla notiziona di due napoletani al Grande Fratello, autore e relatori brillanti, pubblico sveglio e partecipe. Le persone che ho invitato sono venute, compresa la cagnona di mio cugino che è stata buonissima, zitta, seduta al suo posto con la sua bella museruola. Per la prima volta da quando bazzico questo ambiente ho sentito raccontare la fine del libro ma nel caso di “La cura dei sogni” è stato fatto sbagliando i nomi dei protagonisti e con una tale confusione creativa che non ha tolto la voglia, a chi non l’aveva ancora fatto, di leggere questo romanzo. Si è capito solo che a un certo punto della storia qualcuno scopre di essere incinta e che trattasi di un finale aperto. Ringrazio il Dott. Guida, Silvio Perrella e Sergio Maresca per l’entusiasmo. Sono iniziative che nel loro piccolo fanno bene alla città. Ringrazio mio sorella per la cena, è stata una bella serata. Di Napoli, della sua bellezza che lotta per non decadere e della paura che a volte fa, parleremo ancora.
Milano: strepitoso Ganni Fantoni allo Zelig Off in “Recital”, spettacolo con il quale festeggia vent’anni di carriera. Nonostante un po’ di stanchezza abbiamo apprezzato ridendo fino alle lacrime la sua comicità fisica e onomatopeica. Oltre alle famose riproduzioni del pomodoro e della pizza, andate molte volte in tv e richiestissime dal pubblico dello Zelig, segnaliamo gli sketch dove il protagonista cerca di interagire con il ‘12’ di qualche anno fa. Ricordate le voci preregistrate che davano numeri di telefono, indirizzi e cognomi con toni e modalità surreali? Sembra un secolo fa, modernariato, eppure prima di internettizzarci passavano minuti costosissimi a dialogare in quel modo fantozziano con suoni metallici spesso incomprensibili. Notevole anche il Fantoni che torna bambino, con diversi accenti e espressioni della faccia. Il bambino napoletano ovviamente sembra un attore di sceneggiata.
18/01/2007
INTELLIGENZE MULTIPLE
Dal sito del Corriere.
La scoperta di intelligenze multiple è una di quelle notizie che mi fanno impazzire.
E voi, quanto vi sentite intelligenti?
Buona lettura.
Secondo Howard Gardner, docente di Psicologia all'Universita' di Harvard, ogni essere umano ha almeno da sette o otto tipi diversi di intelligenza. Nella sua teoria delle "Intelligenze multiple", elaborata sfruttando le conoscenze di diverse discipline come la psicologia o la biologia, Howard Gardner distingue quella spaziale, linguistica, musicale e logico-matematica. "Molte persone pensano che l'intelligenza sia un'unica cosa - dice il docente - Invece ciò che noi solitamente chiamiamo così e' un'abilita' linguistica e logica, ma credo che le persone abbiano anche un'intelligenza musicale; spaziale; un'altra relativa alla natura e due tipi di intelligenza personale: la capacità di capire se stessi e quella di capire gli altri. Credo che questa sia una visione più accurata della mente umana".
