12/12/2006

Di cosa parliamo quando parliamo di letteratura: libri da regalare a Natale (anche a se stessi) VOLUME 1 Romanzi – Bianchi Bianciardi Ferris Kinsella McEwan

Regalare un libro, contrariamente a quanto potrebbe sembrare, è difficilissimo, occorre conoscere bene la persona che lo riceverà. Tuttavia alcuni libri, anche se non dovessero corrispondere al gusto del destinatario, saranno comunque graditi e, forse, faranno scoprire autori “nuovi” nel senso di “non ancora letti”.

 

Quella che segue è la prima parte di un elenco, ovviamente incompleto, in ordine alfabetico e senza distinzione tra classici e romanzi che forse lo diventeranno, di libri che sarebbe bello possedere. Usatelo per i regali di Natale o per voi stessi, quando avete voglia di chiudere il cellulare, mangiare velocemente e mettervi a letto, a leggere. In compagnia viene ancora meglio.

 

 

Romanzi

 

 

Paolo Bianchi, La cura dei sogni, (Salani), pp. 236, Euro 12,50

Un triangolo sentimentale, Andrea Eugenia e Simone, in un godibile affresco sui trentenni di oggi che traggono forza, e al contempo debolezza, dall’inseguire sogni talvolta illusori. Sullo sfondo troviamo una Milano riconoscibilissima nei suoi aspetti artistici, Brera, e glamour, il mondo degli aperitivi e della vita notturna, con incursioni nella Provincia, a Cuba e in Liguria.

Andrea fa il marchettaro ovvero va con le donne a pagamento. Se all’inizio era un modo per fuggire dal Sud e trovare fortuna a Milano sfruttando il suo bell’aspetto e il saperci fare, con il tempo è prevalsa la routine come per ogni altro lavoro: farà marchette finché non avrà abbastanza soldi per realizzare un sogno (che non sveliamo). Ci riuscirà? Eugenia è diversissima dalle clienti di Andrea: fa la restauratrice a Brera, è giovane, di buona famiglia e di una bellezza che tramortisce gli uomini con una pericolosa, e femminile, tendenza all’autolesionismo. In lei Andrea troverà molti soldi, nonostante provi affetto per questa donna così delicata, lei cadrà nella trappola ma insieme, dopo una crisi che la porterà a fare una “sciocchezza”, scopriranno nuovi e più adulti sogni con i quali nutrirsi. Simone è innamorato di Eugenia, lei è il suo sogno, lavorano insieme al restauro di una famosa opera d’arte, l’ama dal primo istante che l’ha vista e da allora non c’è istante che lui non provi, goffamente, a conquistarla. E’ timido, impacciato, meno bello e modaiolo di Andrea. Non diciamo se ce la farà con Eugenia ma possiamo anticipare che per sperimentare qualcosa di simile all’amore dovrà volare a Cuba. Desirè, collega di Eugenia e Simone, ogni tanto nel libro dice la sua. Tenetela d’occhio.

Si tratta di un bel romanzo di formazione sul curarsi da sogni illusori e prendersi cura di se stessi con i sogni (da qui il duplice significato del titolo). La scrittura rivela ottime letture e grande maestria, l’autore è anche giornalista e traduttore, e la trama è molto adatta ad essere sceneggiata: sarebbe bello vedere questi trentenni al cinema.

 

 

 

Luciano Bianciardi, La vita agra, Bompiani, pp. 200, Euro 8

 

Lo so, direte che questa è la storia di una nevrosi, la cartella clinica di un'ostrica malata che però non riesce nemmeno a fabbricare la perla. Direte che se finora non mi hanno mangiato le formiche, di che mi lagno, perché vado chiacchierando? E' vero, e di mio ci aggiungo che questa è a dire parecchio una storia mediana e mediocre, che tutto sommato io non me la passo peggio di tanti altri che gonfiano e stanno zitti. Eppure proprio perché mediocre a me sembra che valeva la pena di raccontarla. Proprio perché questa storia è intessuta di sentimenti e di fatti già inquadrati dagli studiosi, dagli storici sociologi economisti, entro un fenomeno, preciso ed etichettato. Cioè il miracolo italiano (da La vita agra).

 

Bianciardi si laurea in Filosofia alla Normale di Pisa e dopo un periodo di insegnamento diventa direttore della biblioteca comunale di Grosseto dove inventa il Blibiobus, un autobus carico di libri che gira tra la popolazione. Inizia a interessarsi della vita dei minatori nel grossetano, dei quali si occuperà in molti suoi scritti. Negli anni cinquanta, in pieno boom economico, si trasferisce a Milano per lavorare nella nascente casa editrice Feltrinelli dalla quale sarà licenziato per “scarso rendimento”. La vita agra (1962) è un ritratto per niente tenero, autentico come ogni autobiografia e scritto benissimo del mondo culturale dell’epoca: è la storia di un provinciale che trasferitosi a Milano per vendicare la morte di alcuni minatori si fa conquistare dalla stessa società che voleva distruggere. Il romanzo, contrariamente alle previsioni, ha molto successo e Bianciardi, che nella finzione narrativa sognava di far saltare con una bomba il “grattacielo di ferro e vetro” ovvero il “pirellone”, si trova conteso dai salotti letterari che rifuggiva e criticava. Troverà nelle traduzioni la dimensione ideale e rifiuterà una collaborazione al Corriere, non senza travagli interiori. Si tratta di un libro difficile che però va letto. Ultimamente l’autore è stato riscoperto, grazie anche alla determinazione dei figli, era un peccato fosse stato dimenticato.

 

 

 

Joshua Ferris, E poi siamo arrivati alla fine, Neri Pozza, pp. 398, Euro 17

 

Si può amare e odiare uno sconosciuto del quale si ignorano perfino i tratti somatici, e non parliamo di roba da chat? Sì, se lo sconosciuto in questione si permette di esordire, in America tradotto in Italia, con un romanzo sul mondo del lavoro a prova di sbavatura che rivela, ma solo il tempo lo confermerà, un certo talento. Siamo in una grande agenzia pubblicitaria di Chicago, le giornate scorrono tra riunioni, email e maniacali routine. Ad una prima riunione con Lynn, la capa, segue la “doppia riunione” ovvero un meeting con Joe Pope per definire i dettagli delle campagne pubblicitarie. La mattina inizia meglio se qualcuno compra per tutti i bagel da spalmare con il formaggio mentre ci si aggiorna sui pettegolezzi da ufficio: chi scopa con chi, chi verrà licenziato, chi verrà promosso, ristoranti dove andare a cena, cose così. Il narratore, un “noi” non meglio specificato, interagisce con una miriade di personaggi: Lynn, ha un tumore al seno ed è molto meno dura di quanto il ruolo di capa le imponga; Joe, prende una promozione dopo l’altra e diventa oggetto di invidia e scherzetti come quando gli nascondono un pezzo di sushi, che poi è marcito, nella libreria; Tom, impazzisce dopo aver divorziato e fa cose molto strane; Benny, sempre al corrente dell’ultimo pettegolezzo; il mastino Karen e molti altri. Tutti sanno tutto e la vita d’ufficio diventa un’efficace metafora della vita stessa. La competizione e la solidarietà, l’affetto e il tradimento, chi abbandona (i licenziati del periodo di stagnazione economica seguito alla sgonfiamento della cosiddetta new economy) e chi conserva la scrivania, la follia. Il tempo passa chiusi nei cubicoli chiamati uffici e si osserva il cambiare delle stagioni attraverso i vetri spessi di un grattacielo con la sensazione, frequente, che là fuori ci siano altri “mondi”.

 

 

 

Sophie Kinsella, I love shopping, Mondadori, pp. 295, Euro 8,40

 

Ricordate la scena di Pretty Woman con Richard Gere che porta Julia Roberts a fare shopping in un negozio di Rodeo Drive? Alla domanda del commesso se voglia spendere una cifra disinvolta o spudorata Richard risponde “spudorata”. Ecco, la bella e simpatica Becky Bloomwood, protagonista della vendutissima serie shopaholic, fa un uso spudorato della carta di credito. Chiedetele di comprare un litro di latte e tornerà con un nuovo paio di scarpe dal tacco altissimo. Non chiedetele di mostravi l’estratto della  carta di credito e del conto corrente (un suggerimento: cercate sotto il letto, forse sono nascosti lì). Becky è malata di shopping, non riesce a controllarsi. Niente di male se avesse molti soldi e se non facesse la giornalista finanziaria. In questo primo libro la protagonista passa il tempo a spendere soldi che non ha e brucia il successo raggiunto dando consigli finanziari in tv quando si scopre che è quasi in bancarotta. Conosce ad una conferenza stampa il fascinoso Luke Brandon, che diventerà nei romanzi successivi suo marito e secondo indiscrezioni le darà un figlio nel libro che uscirà nel 2007, e invece di intervistarlo gli chiede un prestito per comprare una sciarpa di cachemire. La indosserà alla loro prima cena, se non ricordiamo male, e perdonateci l’entusiasmo per la piega romantica che prenderà la storia. I libri della Kinsella, che piaccia o no a chi ha la puzza sotto il naso, sono buona letteratura e vedrete che una volta scoperti li leggerete tutti.

 

 

Ian McEwan, Espiazione, Einaudi, pp. 381, Euro 18

Briony ha tredici anni, ama scrivere e ha molta (troppa visti gli sviluppi narrativi) fantasia. Siamo in Inghilterra e in Francia tra il 1935 e il 1940, la seconda guerra mondiale è vicina, fino all’epilogo nella Londra del 1999. La ragazzina passerà la vita cercando di realizzare un unico obiettivo: espiare una colpa. Ha assistito ad una violenza e crede di aver riconosciuto il responsabile facendo condannare un innocente, rovinandolo e rovinandosi. Troverà una quasi espiazione nella guerra, farà l’infermiera in un ospedale londinese senza però abbandonare le aspirazioni letterarie, e soprattutto nella carriera artistica, diventerà una scrittrice, ma non si libererà del peso dell'ingiustizia inferta a quell’innocente, alla propria sorella e a se stessa. Si tratta di un romanzo storico molto dettagliato, McEwan è noto per la precisione con la quale si documenta, ma anche di un libro sui rischi dell’essere un artista, che tende ad avere una visione delle cose distante dal reale, e nel contempo sul potere che ha l’arte, la scrittura in particolare, di salvarci.

Le polemiche non risparmiano i libri notevoli e McEwan è stato accusato di aver copiato le vicende di Briony dall’autobiografia No time for romance di Lucilla Andrews, nota scrittrice di romanzi rosa con un passato da crocerossina. L’autore ha risposto a questa accusa ricordando che ha sempre ammesso, anche in numerosi incontri pubblici, di aver utilizzato come fonte la Andrews: sua madre leggeva i romanzi dell’autrice e la sua autobiografia è stata utilizzata in Espiazione per ricostruire lo scenario degli anni di guerra. “Ispirazione sì, copiare no”, ha scritto McEwan sulla prima pagina del Guardian ricordando che per questo romanzo storico ha consultato molti testi ma soprattutto ha attinto, e reso omaggio, ai ricordi di suo padre, sopravvissuto al secondo conflitto mondiale ma ossessionato da esso al punto che non smetteva mai di parlarne. “Dimmi se te l’ho già raccontato”, diceva al figlio, il quale, forse mentendo, rispondeva “no, continua a raccontare”.

di annarita at 07:00:00 4 Commenti