09/10/2006

Dal Mucchio: recensione De Carlo

Andrea De Carlo, Mare delle verità, Bompiani, Euro 16, pp. 336

I romanzi senza amore mi intristiscono, non mi interessano. Sono come case vuote, come automobili senza motore, come rubinetti senz’acqua, ha detto De Carlo.
Amore filiale. Il romanzo inizia, in un giorno che ti fa odiare la neve, con la morte del famoso virologo Teo Telmari raccontata dal figlio Lorenzo, skipper giramondo convertitosi alla scrittura in un casolare isolato. A Roma, dove viveva la famiglia, troverà il fratello Fabio, esponente corrotto e traditore del Mirto Democratico, e chi vuol capire i riferimenti politici capisca, la moglie di lui Nicoletta, giornalista isterica e frustrata, e un nipote reso inerme dai troppi agi. Non bastasse questo intreccio familiare intorno alla “perdita” il protagonista verrà in contatto con un segreto che potrebbe influire sulle sorti dell’umanità, il tema è quello della sovrappopolazione mondiale, scontrandosi con politica e Chiesa, verso la quale non c’è nessuna indulgenza. Senza trascurare le verità del mare, capirete leggendo, e le belle donne. E’ un thriller, e funziona.

Amore per il mondo. De Carlo negli ultimi libri punta sui grandi temi: pur mantenendo lo stile biofiction che crea dipendenza nei lettori, scrivere per rappresentare sé stesso, narra di inquinamento, controllo delle nascite, AIDS. E fa stampare solo su carta riciclata aderendo a “Scrittori per le foreste” di Greenpeace, so che ci tiene a ricordarlo.

Amore per le donne. Al Festivaletteratura di Mantova, nel 2001, il giornalista che lo presentava ironizzò sulla composizione femminile del pubblico a significare che De Carlo vende perché è bello. Trattasi di cliché ma certo ha molte lettrici, i suoi personaggi adorano, ricambiati, le donne, e in questa spy-story l’intrigo internazionale non toglie spazio ai sentimenti.

Alla quattordicesima prova l’Autore, snobbato dagli addetti ai lavori a conferma della sua bravura, mantiene una scrittura fuori tempo ovvero moderna, infischiandosene delle mode letterarie e dei salotti.

di annarita at 07:00:00 Commenta:

09/10/2006

Dal Mucchio: il decennale di Festivaletteratura

Come fece Tiziano Terzani, dal fisico imponente, a non sfondare il tavolo sul quale si era seduto a gambe incrociate, avvolto in una nuvola di cotone bianco, durante l’incontro con i lettori nel Cortile della Cavallerizza di Palazzo Ducale? Era il 2002 e il suo intervento molto peace&love fu accolto con un’ovazione anticipatoria del clamoroso successo che dopo la sua morte sarebbe stato celebrato a Mantova da Angela e Fosco, moglie e figlio di Terzani.

In quegli anni, affetta da bulimia culturale, andavo al Festivaletteratura da pubblico pagante, volontaria nella redazione e nel trimestrale della manifestazione e cronista in cerca di scrittori.

Baricco e Veronesi, nel 2001, avevano partecipato al festival con Voltolini. A notte fonda li incontrammo nel centro di Mantova, un amico si offrì di presentarmi Baricco, non lo conosceva  e lo confuse con Veronesi.

Per Andrea De Carlo, scrittore mito, mi svegliai all’alba, indossai un vestito rosso e feci una fila chilometrica per il biglietto riuscendo a vederlo e a fargli una domanda.

A De Carlo è legato un episodio di buonismo festivaliero. Nel 2004 l’autore tornò a Mantova per presentare il nuovo libro e tenne un concerto con una band acustica. Nel resoconto per il sito del festival inserii un commento leggermente critico su una sua tiratona politica che prendeva le mosse dalla strage di Beslan. Nella pubblicazione il commento fu tolto dall’articolo e quella fu l’ultima volta da volontaria.

Il record di clima commovente spetta a Margaret Mazzantini. Lineamenti irlandesi, jeans, maglietta e borsa griffata, conquistò il pubblico di Festivaletteratura. Quando fu il momento delle domande una signora ringraziò la scrittrice per la speranza che le aveva dato sul  figlio in coma. Il finale di “Non ti muovere” suggerisce che la ragazzina in coma dopo un incidente in motorino si salverà..

In questi dieci anni siamo diventati grandi mangiatori di tortelli di zucca e esperti guardoni allo zoo della cultura. Va bene ascoltare gli scrittori e interrogarli un po’ su tutto ma bisogna toccarli, averne gli autografi, farci colazione. Illudersi, qualche giorno all’anno e a poco prezzo, che Guccini sia un nostro caro amico.

di annarita at 07:00:00 2 Commenti