31/10/2006
Dal Mucchio di novembre
Come essere una brava scrittrice: Zadie Smith, Della bellezza, Mondadori, Euro 19, pp. 520
Nasce in un sobborgo di Londra da madre giamaicana e padre inglese; ventenne si affida alla prestigiosa agenzia letteraria di Andrew Wylie; vende al migliore offerente, prima di finirlo, il romanzo che scrive negli anni di Cambridge; Denti bianchi, pubblicato in Italia nel 2000 da Mondadori e tradotto in tutto il mondo, la rende famosa quanto Orwell e la trasforma nell’icona globale di intellettuale trentenne: studia in università prestigiose, si trasferisce in America ma poi torna in Inghilterra della quale, dice, le mancavano anche le strisce pedonali, prende posizione contro la guerra, pubblica sulla rivista cool di Dave Eggers, è stimata dagli scrittori di successo, soprattutto da Salman Rushdie. Senza trascurare l’innegabile avvenenza.
Nel caso di Zadie Smith l’autore sovrasta le opere. Della bellezza è il suo terzo libro dopo il controverso L’uomo autografo (Mondadori) che non ha replicato il successo di pubblico e critica del fortunato esordio. Il nuovo libro ha risvegliato l’entusiasmo degli addetti ai lavori ottenendo buoni risultati di vendita. Quest’estate in Irlanda era tanto raccomandato nelle librerie e in alto nelle classifiche da farti venire voglia di leggerlo.
Howard Belsey e Monty Kipps, docenti universitari e studiosi di Rembrandt, si spartiscono la fama accademica nell’immaginaria cittadina americana di Wellington. Come nei precedenti libri della Smith è protagonista il multiculturalismo: l’incontro scontro tra il progressismo wasp di Howard, di Kiki, un’afroamericana attraente nonostante abbia superato il quintale, e dei loro figli e il conservatorismo caraibico di Monty e della sua famiglia, emigrati come Howard dall’Inghilterra, darà vita alla storia d’amore, ovviamente ostacolata, tra Jerome Belsey, sensibile e spirituale, e Victoria Kipps, corpo da ballerina e ciglia lunghe. Sullo sfondo una moltitudine colorata di personaggi, il tradimento, il perdono e una notevole ironia. Il libro non è un page turner, forse per questo ha successo.
Come entrare in classifica per meriti non letterari: Silvio Muccino CarlaVangelista, Parlami d’amore, Rizzoli, pp. 404, Euro 16
Nicole, quarant’anni, investe l’auto di Sasha, ventiquattro anni. Protagonisti i clichè. Lei: molto bella e ricca passa il tempo lamentandosi del tempo che passa. I seni cascano, le rughe e la pancia aumentano, il marito è noioso, gli amici del marito e insegnare francese anche. Lui: abbandonato dai genitori tossicodipendenti e cresciuto in una comunità per drogati è innamorato del poker e di Benedetta. Nicole aiuterà Sasha a conquistare Benedetta e scoprirà quanto riesca ad essere attraente un ventenne sbandato, guarda caso alto biondo e probabilmente con la “zeppola”. L’ambientazione è quella radical chic di un film della Comencini, la trama è un feuilleton de’ noantri e non mancano svarioni, forse l’editing è stato penalizzato dall’ingente anticipo che si dice Muccino abbia ottenuto (accettiamo smentite). La Vangelista, esperta sceneggiatrice, padroneggia meglio di Muccino la scrittura da romanzo. Il libro vende, scrivere però è un’altra cosa.
27/10/2006
Frescura
Loredana Frescura, Elogio alla bruttezza (Fanucci), pp. 176, Euro 11
Marcella e Giorgia, quattordicenni, sono brutte ma non brutte stratotali (capirete cosa vuol dire). Marcella ha i brufoli e non si percepisce carina, Giorgia è soprannominata “Enterprise” perché ha un apparecchio per i denti alquanto vistoso.
Cosa vuol dire essere adolescenti non belle? Ce lo spiegano, grazie all’abilità di Loredana Frescura, queste ragazzine che rifiutano, attraverso la scrittura, i canoni estetici omologati sul modello velina. Tutto inizia a scuola: l’insegnante chiede loro un “saggio” su un argomento a piacere e Marcella convince Giorgia ad elogiare la bruttezza. Della serie (non testualmente e indirizzato ai compagni di classe): sappiamo che vi facciamo schifo ma usciamo allo scoperto e ve lo sbattiamo in faccia. Daranno prova di notevole intelligenza e innescheranno, con i meccanismi misteriosi e magici dei libri riusciti, una stagione densa di cambiamenti rovesciando come un calzino quell’adolescenza che a tutte ha fatto piangere per una certa canzone e per uno sguardo negato (senza parlare del corpo che in molte teenager, io ero così, assomiglia ad un prosciutto piuttosto che ad una velina). A complicare le cose, e a renderle più dolci, ci penseranno il fratello bello di Marcella, amato spudoratamente e senza speranze da Giorgia, e Roberto, amico bello del fratello bello, che si innamorerà di qualcuna, non diciamo chi, troppo insicura per vedersi carina. Sullo sfondo: la gelateria del centro di una piccola cittadina, il negozio elegante dove comprano le belle fuori (non sappiamo se belle dentro), le feste, dalle quali i brutti anatroccoli sono esclusi per la legge della giungla, e famiglie non allargate.
Una favola moderna, dove le scarpette della principessa sono da ginnastica e verde pisello e il principe azzurro sogna di fare l’attore ad Hollywood, non può che finire con qualcosa di simile al vissero tutti felici e contenti.
Il nuovo libro della Frescura, insegnante e autrice da oltre un decennio di storie per adolescenti, affronta un tema serio, il disagio di non riconoscersi nel proprio corpo, con leggerezza e bravura.
Morale: anche le ragazzine e, fa intendere l’autrice, le donne meno à la page hanno qualche speranza (di amare, essere amate, piacersi, piacere, realizzarsi a scuola e nel lavoro). Buonismo mitigato dalla seguente avvertenza: esistono i brutti stratotali ovvero “bruttezza fuori” non sempre è sinonimo di “bellezza dentro”. Non è il caso delle deliziose, nonostante i brufoli e l’apparecchio per i denti, Marcella e Giorgia.
27/10/2006
Il femminismo visto da Del Papa
Le femmine non capiscono che le peggiori nemiche delle donne sono proprio le donne, scrive il giornalista Massimo Del Papa.
Ho trovato questo articolo sul sito del mensile “Il Mucchio” www.ilmucchio.it e lo riproduco con il consenso dell’autore, che ringrazio.
Femminismo vuol dire piazze infuocate, gonnellone a balze, che ogni tanto tornano di moda, e un certo cliché di donne arrabbiate - non depilate – pro aborto - schierate a sinistra. Tuttavia ignoro cosa sia veramente per motivi anagrafici (quanto mi piace far intendere, forzando la mano, di essere troppo GIOVANE) e per scarso interesse dell’argomento. Tra l’altro, adoro farmi depilare e sono una convinta non fanatica antiabortista.
Il senso del femminismo però, concordo con Del Papa, va cercato lì: le femmine non capiscono che le peggiori nemiche delle donne sono proprio le donne? (ho aggiunto il dubbio). Una risposta potrebbe essere: le femmine si conoscono talmente bene da tenersi lontane le une dalle altre.
Buona lettura.
Lo “zio Putin”, come lo chiama Silvio, elogia lo stupro di regime ma nessuno gli dice niente altrimenti ci taglia il gas. L’ex premier spagnolo Aznar si permette le mani addosso a una cronista la quale, per eccesso di civiltà, si risparmia l’unica risposta possibile, un calcio nei coglioni. Non è un bel segnale questo maschilismo arrogante, di potere, che ricorda il fascismo, perchè torna ad imporre una prepotenza brutale su un essere considerato inferiore. Non è buon segnale perchè la società pare avere smarrito anticorpi adeguati, sembra rintronata nella sua omogeneizzazione consumistica e pubblicitaria; sembra rassegnata a vedere consumato, mercificato ogni suo segmento non importa quanto debole e bisognoso di tutela. C’era da aspettarsi uno sciopero rosa globale, di tutta l'informazione femminile dopo gli atti irridenti e fascisti dei due potenti. Invece, le stesse donne se la sono cavate con qualche balbettio di indignazione insignificante e scontata; dopodichè, il silenzio più assordante è stato il loro. Evidentemente il femminismo si è perso qualcosa per strada: si è imborghesito fino a negare se stesso. Il femminismo culturale, per limitarci a casa nostra, ma sapendo che in tutto l'occidente è simile, non può rispecchiarsi nel divismo straccione di Palombelli e Bignardi che si rinfacciano le rispettive raccomandazioni. E quando, in un deprimente spirito di cosca, le femmine difendono la Gregoraci di turno perchè si è fatta larga quale puttana di regime, non capiscono che le peggiori nemiche delle donne sono proprio le donne.
No, non è affatto un bel segnale quello dei potenti del mondo che si permettono violenze, verbali o simboliche, contro un universo femminile che si riscopre incapace di difendersi.
Massimo Del Papa
09/10/2006
Dal Mucchio: il decennale di Festivaletteratura
Come fece Tiziano Terzani, dal fisico imponente, a non sfondare il tavolo sul quale si era seduto a gambe incrociate, avvolto in una nuvola di cotone bianco, durante l’incontro con i lettori nel Cortile della Cavallerizza di Palazzo Ducale? Era il 2002 e il suo intervento molto peace&love fu accolto con un’ovazione anticipatoria del clamoroso successo che dopo la sua morte sarebbe stato celebrato a Mantova da Angela e Fosco, moglie e figlio di Terzani.
In quegli anni, affetta da bulimia culturale, andavo al Festivaletteratura da pubblico pagante, volontaria nella redazione e nel trimestrale della manifestazione e cronista in cerca di scrittori.
Baricco e Veronesi, nel 2001, avevano partecipato al festival con Voltolini. A notte fonda li incontrammo nel centro di Mantova, un amico si offrì di presentarmi Baricco, non lo conosceva e lo confuse con Veronesi.
Per Andrea De Carlo, scrittore mito, mi svegliai all’alba, indossai un vestito rosso e feci una fila chilometrica per il biglietto riuscendo a vederlo e a fargli una domanda.
A De Carlo è legato un episodio di buonismo festivaliero. Nel 2004 l’autore tornò a Mantova per presentare il nuovo libro e tenne un concerto con una band acustica. Nel resoconto per il sito del festival inserii un commento leggermente critico su una sua tiratona politica che prendeva le mosse dalla strage di Beslan. Nella pubblicazione il commento fu tolto dall’articolo e quella fu l’ultima volta da volontaria.
Il record di clima commovente spetta a Margaret Mazzantini. Lineamenti irlandesi, jeans, maglietta e borsa griffata, conquistò il pubblico di Festivaletteratura. Quando fu il momento delle domande una signora ringraziò la scrittrice per la speranza che le aveva dato sul figlio in coma. Il finale di “Non ti muovere” suggerisce che la ragazzina in coma dopo un incidente in motorino si salverà..
In questi dieci anni siamo diventati grandi mangiatori di tortelli di zucca e esperti guardoni allo zoo della cultura. Va bene ascoltare gli scrittori e interrogarli un po’ su tutto ma bisogna toccarli, averne gli autografi, farci colazione. Illudersi, qualche giorno all’anno e a poco prezzo, che Guccini sia un nostro caro amico.
09/10/2006
Dal Mucchio: recensione De Carlo
Andrea De Carlo, Mare delle verità, Bompiani, Euro 16, pp. 336
I romanzi senza amore mi intristiscono, non mi interessano. Sono come case vuote, come automobili senza motore, come rubinetti senz’acqua, ha detto De Carlo.
Amore filiale. Il romanzo inizia, in un giorno che ti fa odiare la neve, con la morte del famoso virologo Teo Telmari raccontata dal figlio Lorenzo, skipper giramondo convertitosi alla scrittura in un casolare isolato. A Roma, dove viveva la famiglia, troverà il fratello Fabio, esponente corrotto e traditore del Mirto Democratico, e chi vuol capire i riferimenti politici capisca, la moglie di lui Nicoletta, giornalista isterica e frustrata, e un nipote reso inerme dai troppi agi. Non bastasse questo intreccio familiare intorno alla “perdita” il protagonista verrà in contatto con un segreto che potrebbe influire sulle sorti dell’umanità, il tema è quello della sovrappopolazione mondiale, scontrandosi con politica e Chiesa, verso la quale non c’è nessuna indulgenza. Senza trascurare le verità del mare, capirete leggendo, e le belle donne. E’ un thriller, e funziona.
Amore per il mondo. De Carlo negli ultimi libri punta sui grandi temi: pur mantenendo lo stile biofiction che crea dipendenza nei lettori, scrivere per rappresentare sé stesso, narra di inquinamento, controllo delle nascite, AIDS. E fa stampare solo su carta riciclata aderendo a “Scrittori per le foreste” di Greenpeace, so che ci tiene a ricordarlo.
Amore per le donne. Al Festivaletteratura di Mantova, nel 2001, il giornalista che lo presentava ironizzò sulla composizione femminile del pubblico a significare che De Carlo vende perché è bello. Trattasi di cliché ma certo ha molte lettrici, i suoi personaggi adorano, ricambiati, le donne, e in questa spy-story l’intrigo internazionale non toglie spazio ai sentimenti.
Alla quattordicesima prova l’Autore, snobbato dagli addetti ai lavori a conferma della sua bravura, mantiene una scrittura fuori tempo ovvero moderna, infischiandosene delle mode letterarie e dei salotti.
06/10/2006
Arriaga & Infascelli
Ho conosciuto due persone interessanti: entrambi fanno cinema, uno con le parole l’altro con le immagini, amano provocare ed hanno un’ottima considerazione degli scrittori, nonostante le frasi cult (capirete leggendo).
Guillermo Arriaga, nato in un sobborgo violento di Città del Messico, da ragazzino perse l’olfatto per un pestaggio, è scrittore, scrittore per il cinema (detesta la parola “sceneggiatore”) e produttore.
Tre romanzi, l’ultimo Pancho Villa e lo Squadrone Ghigliottina è appena uscito in Italia, e molte sceneggiature famose: Amores perros e 21 grammi con il regista icona Alejandro Gonzáles Inárritu, Le tre sepolture con la regia di Tommy Lee Jones e Babel.
A Torino ha presentato un corto che in cinque minuti riassume benissimo i temi che contraddistinguono la sua visione letteraria e cinematografica: dolore, violenza, morte.
Il protagonista è morto e per manifestare la sua contrarietà a tale avvenimento appare agli amici, con i quali fa bisboccia, e va a trovare la nipotina. Il finale, che non sveliamo, è amaro, il tono umoristico del film è notevole, come la dedica: ai morti che non volevano morire.
Frase cult sentita da Arriaga: Lo scrittore deve partire dal fatto che non ha talento, lo salva solo il rigore. Quando dico agli studenti che non hanno talento lo faccio per spronarli.
Gli avrei fatto qualche complimento se non fosse che quando ho avvicinato Arriaga per salutarlo, e dopo essermi scusata per non aver ancora visto i suoi film, mi ha detto, sorridendo in modo molto convincente, compri il libro. Poi gli è suonato il cellulare.
Alex Infascelli, romano, dopo aver studiato cinema in America esordisce ventenne alla regia di video musicali e spot, vince premi con Almost Blue, dall’omonimo thriller di Lucarelli, gira Il siero della vanità e, utilizzando il cellulare in versione videocamera, H2Odio distribuito solo in edicola. Interviene alla presentazione del corto di Arriaga un po’ polemico e molto pop, in perfetto stile MTV dove conduce un programma sulla musica emergente (vai capire quindi su cosa).
Frase cult sentita da Infascelli: Gli scrittori [di cinema] italiani fanno schifo.
Sembra simpatico.
01/10/2006
DIGIUNO DI PROTESTA
Segnalo che Paolo Bianchi - giornalista (collabora con ll Giornale, Il Mucchio e altre testate), scrittore (il nuovo libro è il romanzo "La cura dei sogni" edito da Salani), traduttore e consulente editoriale - da oggi digiunerà in difesa degli Autori Seri, contro un certo tipo di critica letteraria asservita al marketing, e al proprio tornaconto, più che all'interesse dei lettori e degli autori stessi. Quella critica, ad esempio, che scrive centinaia di recensioni sul modesto libro di Veltroni e poi ignora, fosse anche per stroncarlo, il lavoro di coloro che hanno il difetto di non essere famosi.
In segno di solidarietà oggi digiunerò anche io.
Per maggiori info, inviare commenti, convincere Paolo Bianchi a smettere questa pericolosa protesta e leggere il suo diario del digiuno andate al sito www.pbianchi.it.
Grazie e ciao
