25/08/2006

Recensioni nel "Mucchio" di settembre

Si ricomincia, con le recensioni pubblicate nel numero di settembre del "Mucchio", noto anche come "Il Mucchio Selvaggio", e qui riprodotte per gentile concessione dell'editore: Marco Bacci "Supervita" e Nino G. D'Attis "Montezuma airbag your pardon" (entrambi Marsilio X), Paolo Bianchi "La cura dei sogni" (Salani), Francesco Dimitri "Il manuale del cattivo" (Castelvecchi).
Il sito del mensile è www.ilmucchio.it.

Marco Bacci, Supervita (Marsilio X), pp. 352, Euro 16 e Nino G. D’Attis, Montezuma airbag your pardon (Marsilio X), pp. 160, Euro 11

Le prime due uscite Marsilio X condividono copertine innovative, disegnate dagli studenti dello IUAV di Venezia, e carta riciclata. Per il resto i libri di Marco Bacci e Nino G. D’Attis rappresentano i confini, ampi, di questo progetto editoriale.

Supervita è una raccolta di racconti, genere fantascienza, dove ce n’è per tutti i gusti: partigiani fenogliani, neonazisti che vincono la seconda guerra mondiale, viaggi spazio temporali, invasioni cinesi, mondi paralleli e manipolazioni genetiche. Echi di film famosi, Bacci scrive di cinema per il mensile Max, sono mischiati con richiami letterari e musicali spudorati: Il partigiano Johnny, Le variazioni Goldberg e La malinconia degli aeroporti (una canzone dei Radiohead) svelano fin dal titolo la fonte d’ispirazione.

Talento e mestiere tengono sotto controllo una narrazione magmatica, forse l’autore non riesce a convincere i lettori che domani è oggi o che i morti simulano la vita in una ipotetica supervita per poi rientrare in altri corpi, e costruisce dialoghi talvolta difficili da seguire, ma la formula “niente è come appare” funziona. E funziona meglio quando la fantascienza svela un volto quasi umano: di Supervita, che da’ il titolo al libro, ricorderemo soprattutto il romanticismo d’antan.

D’Attis, all’esordio nella narrativa dopo vent’anni di scrittura (ha collaborato al Mucchio e fondato l’Internet magazine Blackmailing), dice di Montezuma airbag your pardon: “questo libro fa schifo, è un romanzo di merda, pornografico, rivoltante, scritto male e riscritto peggio (ovvero con un coscienzioso lavoro sulla lingua italiana di questi anni). Questo libro nuoce gravemente alla salute mentale dei suoi potenziali lettori.”

La provocatoria presentazione del romanzo ne anticipa lo stile grottesco e allucinato. In una verosimile Bologna del dicembre 1999 il protagonista, addetto alla sicurezza in un centro commerciale, non rifugge alcun cliché: meridionale emigrato al Nord, moglie incinta drogata di TV, passione smodata per le merci, siano fighe a pagamento o beni di lusso.
Più che di un’allegoria sul consumismo si tratta di un “saggio” sulla solitudine e l’inevitabile, dal punto di vista narrativo, dramma non può che avere le sembianze di una donna del passato.


Paolo Bianchi, La cura dei sogni, Salani Editore, Euro 12,50, pp. 236

Ma così, mentre noi stiamo fermi sul bordo della via sognando strane cose le ore, i giorni, mesi ed anni ci raggiungono uno per uno, con la loro abominevole lentezza ci sopravanzano, si perdono in fondo alla strada. Poi al mattino ci accorgiamo di essere rimasti indietro, ci mettiamo all’inseguimento. In questo preciso momento, vogliamo dire volgarmente, finisce la giovinezza.
Paolo Bianchi prese a prestito Dino Buzzati per l’esordio letterario:  Avere 30 anni e vivere con la mamma (Bietti). Era il 1997.
Andrea, Simone, Eugenia e Desiré, protagonisti del suo nuovo romanzo, sono trentenni del duemila. Memori dell’insegnamento di Buzzati agiscono, anche troppo, per dimostrare a se stessi che possono barcamenarsi su questo pianeta.

Andrea, marchettaro nel senso che si fa pagare dalle donne, ha un passato difficile, meridionale emigrato a Milano, pochi mezzi ma intelligenza e fascino. Con i soldi delle clienti comprerà una barca, non sveliamo cosa ne farà.

Eugenia, restauratrice a Brera con Simone e Desiré, bella, ignora i corteggiatori e si pratica lesioni sul corpo percepito imperfetto rispetto alla bellezza ideale. Brava a nascondere le cicatrici meno a comprendere i sentimenti autentici di Andrea. Sogna di essere serena e forse lo diventerà dopo essere arrivata sull’orlo dell’abisso denominato suicidio.

Simone, innamorato di Eugenia ma timido e impacciato, scoprirà strada facendo di non essere un debole e a Cuba troverà qualcosa che assomiglia all’amore.

Desiré aiuterà gli altri come potrà non senza imbarcarsi, lei stessa, in un progetto impegnativo.

Romanzo corale, in copertina anticipa ai lettori la difficoltà dei personaggi di “stare a galla”, è narrato dai punti di vista di Andrea, Eugenia e Simone. Niente lieto fine ma la speranza che i sogni, prima o poi, si realizzino. Andrea: Succede così a quelli come me, un po’ sradicati. Che girano girano e poi gli viene voglia di fermarsi da qualche parte. Questo però, e lo dico sincero, questo proprio adesso non ve lo so dire.


Francesco Dimitri, Manuale del cattivo, Castelvecchi, Euro 10, pp. 264

La tesi del nuovo libro di Dimitri, classe ’81 già alla quarta pubblicazione con Castelvecchi, è svelata nel sottotitolo: Cattivi si nasce. Bastardi si diventa. L’autore si propone di condurci sulla “Via Bastarda”, la strada che dovrebbe portarci a riscoprire il fanciullino di pascoliana memoria con la differenza, non irrilevante, che trattasi di fanciullino figlio di puttana (scusate la volgarità). Per sviluppare o migliorare l’arte della cattiveria il Manuale offre aggiornatissime nozioni teoriche, esempi di come essere cattivi ed esercizi pratici in ordine crescente di bastardaggine: un cattivo che si rispetti inizia con il denigrare i conoscenti per guadagnare consenso sociale e arriva ad umiliare i collaboratori in ufficio. La frase i dipendenti non sono esseri umani, dal capitolo Il cattivo al lavoro, spiega il mobbing meglio di tanti saggi.

Il procedimento standard del percorso sulla Via Bastarda è il “Paradosso spiraliforme”: sembrare buoni per meglio tramare contro le vittime, delle quali è data ampia classificazione e faticherete a scegliere un’unica categoria di appartenenza, e contro altri cattivi senza mai deporre le armi, matrimoni e funerali inclusi.

L’aspetto più interessante del libro, oltre alla scrittura piacevolmente scorrevole, è Dimitri stesso. Esperto di scienze della comunicazione, letteratura fantastica, UFO, magia si autodefinisce nel suo blog “immaginauta” per “mostrare i limiti del concetto comune di realtà”, invita genitori e insegnanti a non sgridare i bambini che parlano con l’amico invisibile perché quell’amico esiste e crede ad ogni cospirazione dei realisti versus gli esploratori dell’immaginario. Quando si diffuse la voce che fosse dedito a pratiche magiche “estreme” si premurò di non smentirla, in fondo non gli dispiaceva.

Nota: attribuire alla cattiveria il “maschile” è un espediente letterario da interpretare con un significato neutro, sappiamo che anche le donne hanno il loro caratterino.

 




 

 

di annarita at 07:00:00 3 Commenti

23/08/2006

Napoli

Dalla mia personale rassegna stampa riporto un articolo del “Giornale” del 23 agosto 2006 a firma di Marcello D’Orta su come una banca svizzera abbia ridato a Napoli l’onore che a suo tempo fu minato da quel buontempone di Sartre.

Un po’ di campanilismo non ha mai fatto male a nessuno.

Ringrazio l’autore che ne ha autorizzato la pubblicazione su questo blog e segnalo il suo Nero napoletano (Marsilio) sulle leggende e i misteri di Napoli.


Napoli esce dall’Europa dei cliché di Marcello D'Orta dal “Giornale” del 23 agosto 2006

 

 

Cari lettori vicini e lontani, vogliate gradire un assaggio di luoghi comuni o pregiudizi internazionali: gli italiani sono mafiosi, fannulloni, sporchi, corrotti, chiassosi e voltagabbana; i tedeschi mangiano krauti dalla mattina alla sera, e bevono birra pure dormendo; i francesi sono dei pessimi amatori (pur essendo latini) e sfoggiano una grandeur stagionata di due secoli; gli inglesi sono altezzosi, razzisti, sudditi di una famiglia reale da rotocalco, servi sciocchi degli Usa;  gli arabi sono terroristi già nel grembo materno; gli ebrei sono usurai e sporchi per definizione («sporco ebreo»); i messicani dormono sempre; gli spagnoli sono calienti; gli svedesi sono impotenti (ecco perché le loro donne vengono in Italia); i portoghesi tutti navigatori, nessuno che soffra il mal di mare; i russi, comunisti da qui all'eternità; i cinesi tutti falsificatori; eccetera. Donde molte barzellette o storielle, tra cui (forse) la più famosa: in Paradiso si ascolta musica tedesca (Bach,  Beethoven, Brahms), il cuoco è francese, l'amante italiano (propriamente, meridionale), il poliziotto è inglese, l'organizzazione svizzera. E all'inferno? All'inferno c'è musica francese, cucina inglese, polizia tedesca, amore svizzero, e organizzazione italiana.

Relativamente alla pigrizia, la città planetaria cui da sempre è assegnata l'Oscar (il Nobel, il David di Donatello, il Telegatto, la Laurea Honoris Causa eccetera) è Napoli. Vi risparmio tutte le contumelie da Virgilio in poi, per andare direttamente ai tempi nostri, ai tempi di Jean Paul Sartre, per l'esattezza (Jean Paul Sartre, sapete? quello che aveva più nausea di una gestante ai primi mesi) il quale scrisse sui miei concittadini il seguente non molto lusinghiero pensiero: «Quando i napoletani non mangiano, dormono. Non è una leggenda. Ci sono, nel pomeriggio, strade addormentate che somigliano al castello della Bella Addormentata, perché i dormienti sono rimasti nella posizione in cui il sonno li ha colti (...). Dormono sui muri, contro i lampioni (..  .) per terra (...) vicino a una barca (...). Quelli che non dormono hanno gli occhi rossi e l'aria pensierosa, come se ricordassero un sogno o stessero per cominciarne uno».

Ma ecco che a distanza di qualche lustro, interviene la Nemesi, per raccontare a tutti come stanno le cose. E le cose stanno così: secondo una ricerca commissionata da una banca svizzera (Ubs), la città più fannullona del mondo è Parigi (dove nacque Sartre). Gli abitanti lavorano 1471 ore l'anno (contro i 2317 di quelli di Seul,  i 2231 di quelli di Hong Kong, e perfino i 2266 di quelli di Città del Messico) dedicando all'ozio e allo svago (al «dolce far niente», insomma) più tempo di qualsiasi altra città al mondo (settantuno erano le metropoli analizzate dallo studio).

Il ritornello di una vecchia canzone napoletana recita così: «Pecché cu stu sole, stu sole cucènte, ma chi po' fa niente? Ma chi vo fa niente?!». Se a noi cadono le braccia, la scusante l'abbiamo (il sole, appunto), ma i parigini?

Grazie a una banca svizzera, l'Italia (Napoli) ha restituito la capita (testata) a Zidane.

di annarita at 07:00:00 Commenta:

01/08/2006

Libri per le vacanze

Roddy Doyle “Una faccia già vista” (Guanda)

Philip Roth “La macchia umana” (Einaudi)

Jay McInerney “Good life” (Bompiani)

Ian Hamilton “In cerca di Salinger” (Minimum Fax)

J.D. Salinger “Il giovane Holden” (Einaudi)

Ian McEwan “Espiazione” (Einaudi)

Rodrigo Fresán “I giardini di Kensington” (Mondadori)

Paolo Bianchi “La cura dei sogni” (Salani)

di annarita at 07:00:00 2 Commenti