14/02/2006

Rubrica

Per gentile concessione dell'editore pubblico l'articolo che ho scritto per il numero di febbraio del mensile "Mucchio", noto anche come "Il Mucchio Selvaggio" - www.ilmucchio.it


Concerto di Woody Allen e la sua New Orleans Jazz Band (Eddy Davis al banjo, Rob Garcia alla batteria, Cynthia Sayer al piano, Simon Wettenhall alla tromba, Conal Fowlkes al contrabbasso, Jerry Zigmont al trombone) al Teatro Arcimboldi di Milano


La fotografia che lo ritrae in Piazza della Scala, all’ora di pranzo del giorno in cui, con la sua New Orleans Jazz Band, si è esibito al Teatro Arcimboldi di Milano, mostra un uomo dall’aspetto giovanile, giacca in tweed, maglione in cachemire, camicia azzurra ivy league, pantaloni in velluto a coste sottili, scarpe e calzini intonati al marrone e verde scelti per tutto il resto. La pelle è liscia e levigata, da ricco, e non ci si riferisce solo alla ricchezza materiale. Il volto è corrucciato e il braccio destro è piegato sotto il peso dei libri che la città gli ha donato dopo l’anteprima del suo nuovo film, Match Point, in uscita da noi a gennaio, e, questa è la notizia, piaciuto molto agli americani.
Quando qualche ora dopo, puntuale e confuso tra i suoi musicisti, sale sul palco per la riapertura degli Arcimboldi, Woody Allen regala ai duemila spettatori la stessa espressione malinconica.
Si esibisce in un tradizionale repertorio jazz e blues, con un programma che non si differenzia dal concerto tenuto lo scorso anno al Teatro Sistina di Roma e dalle colonne sonore dei suoi film: Sweet Georgia Brown, Snag It, Some of These Days, Lonesome blues, Dippermouth blues, St. Louis blues. E una Bella ciao in versione jazz che l’elegante pubblico di Milano non ha gradito, molti fischi per l’uso disinvolto della Storia italiana.
Il regista è un grande appassionato di clarinetto ma lui stesso, se dovesse esprimere un desiderio, vorrebbe “rinascere per suonare meglio”. Sul palco fa ciò che ci si aspetterebbe dai suoi nevrotici, e affascinanti, personaggi cinematografici: cerca di mimetizzarsi tra la band, tiene la testa china sullo strumento, non interagisce con i  musicisti e il caloroso pubblico. La musica che propone è agrodolce, come la personalità di un genio della nostra epoca che “non è mai stato felice per più di qualche ora di fila”.
Eppure. Quasi quaranta film, prestigiosi riconoscimenti (Oscar e Leone d’oro alla carriera su tutti), la sopravvivenza al tentativo di demolizione del gossip, il jazz, ma Woody Allen, nato nell’élite ebrea newyorkese, risulta meno popolare di una soubrette televisiva o di un concorrente del Grande Fratello. Il tassista che ci è venuto a prendere agli Arcimboldi non ha mai visto un suo film però ricorda un’intervista in radio nella quale il regista, in perfetto stile Allen, ha attribuito alla fortuna, e non al talento, il suo successo. Lo stesso tassista ci ha confidato che impazzisce per la Hunziker, resa famosa dal gossip.

di annarita at 08:50:49 2 Commenti