18/11/2005
Rubrica
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Ha iniziato Alfonso Berardinelli sul “Foglio”, seguiranno, con autorevoli eccezioni, tutti i giornali per non parlare dei siti letterari e del passaparola.
Preparatevi a cercare il nuovo libro di Alessandro Baricco “Questa storia” (Fandango) in vetta alle classifiche. E preparatevi, è questa la notizia, a non dissentire.
Come ha scritto Berardinelli si tratta di un bel romanzo, non in maniche di camicia, abbigliamento che caratterizza Baricco, e con pochi fighettisimi.
Il libro racconta il secolo scorso, l’inizio, costringendo l’Autore a narrare le prime automobili ma anche la Prima Guerra Mondiale.
L’Overture, che costituisce il primo capitolo, sembrerebbe scritta dal Baricco degli ultimi libri, poca sostanza e molta forma, a capo che non vano a capo ma riprendono sullo stesso rigo, una gara di automobili tra Parigi e Madrid che inizia ma non finisce, il ritratto un po’ stereotipato del lusso di allora, tentativi di versi poetici.
Il libro vero e proprio inizia dal secondo capitolo con una scena di “amore alla francese” tra Florence, che di un francese è figlia, e Libero, nella stessa stanza dove dorme il figlio Ultimo, talmente immerso nel ricordo di una passeggiata nella quale vide la sua prima automobile da non accorgersi dell’”amore alla francese”.
I lettori percepiranno fin dalle pagine iniziali del secondo capitolo che “Questa storia” è la storia dei sogni, del lavoro iniziato che qualcun altro deve completare, nel caso del libro i realizzatori di sogni sono Libero e Ultimo, in una concezione fluida dell’esistenza che ne conferma l’utilità.
Libero possiede ventisei vacche fassone e una stalla, vende tutto per trasformare la stalla in garage per automobili e acquistare alcune latte di benzina.
Fin qui niente di strano, Libero vuole migliorare, soprattutto detesta l’odore del letame, e prova a cambiare settore di lavoro se non fosse che è l’inizio del ‘900, di automobili ne girano poche e l’officina si rivela meno redditizia delle vacche fassone finché non entra in scena il personaggio che aiuterà i protagonisti a realizzare i sogni.
Porterà Libero a fare le gare automobilistiche, ottenendo una certa notorietà, regalerà un bel vestito a Florence e la bacerà, Florence va detto si farà baciare, darà a Ultimo, nel quale intravede da subito il talento, una motocicletta.
La trama basterebbe per un libro invece Baricco ci fa due capitoli e continua a raccontare le vicende di Ultimo che si misureranno con la battaglia di Caporetto e le donne russe che insegnano pianoforte, con i primi aerei e le strade, in sottofondo la velocità della narrazione e delle motociclette.
Volendo trovare difetti alle pagine lette, non tutto il libro, colpiscono i dialoghi moderni rispetto ai tempi della storia narrata, Libero e Florence usano le parole “culo” e “cazzo” come adolescenti contemporanei, e i limiti dell’Overture, compiaciuta quanto la narrazione non dovrebbe essere.
Il pregio invece è che, dopo anni di sperimentazione, Baricco si è arreso di fronte all’evidenza: per un buon libro serve una buona storia e se è anche scritta bene non c’è bisogno di pagine vuote, di titoli come “Senza sangue”, di ermetismi come in “City”, di uomini prigionieri di navi che suonano il pianoforte.
La cosa strana dell’evoluzione della scrittura di Baricco verso forme meno sperimentali è la cautela che trapelava quando qualche mese fa lo ascoltai parlare, in pubblico, del libro che stava scrivendo.
Disse che narrava di automobili e velocità e che traeva ispirazione da Valentino Rossi, ma non aveva un’idea precisa di cosa scrivere.
Ultimo ha poco di Valentino Rossi, se non che guida le motociclette come nessun altro e ha il fascino del talento.
Piuttosto il nuovo libro di Baricco sembra ispirato dalla sua evoluzione personale, si sa che da tempo si è trasferito da Torino a Roma, è diventato padre, come si avverte dalle pagine su Libero e Ultimo, e editore di se stesso e non si esclude un prossimo debutto cinematografico nell’ambito della collaborazione con il produttore Domenico Procacci che va dalla Fandango alla Scuola Holden, tra le strade di Roma e il freddo di Torino.