31/10/2005
Rubrica
Aggiono e dedico a coloro che ogni tanto passano di qui.
www.napoliontheroad.it
Cosa voglio io dalla mia musica?
Che faccia un discorso, che sia non statica, ma soprattutto che esprima se stessa usando tutte le mie energie.
Questa dichiarazione d’amore, o confessione di un’ossessione, viene da Giovanni Allevi che, visto da vicino, sembra giovane, come gli uomini che riescono ad esserlo senza ritocchi anche superati i trenta.
Il palco della Fnac di Torino ha l’essenziale, l’intervistatore, il giornalista della “Stampa” Paolo Ferrari, l’intervistato, Allevi, qualche microfono, un pianoforte e, sorprendentemente ma non troppo, un pubblico interessato.
“No concept”, terzo album dopo “13 dita” (1997) e “La favola che vuoi” (2002), conferma il tentativo di diffondere produzioni con solo piano e il titolo gioca sulla ricerca, che invece appare spasmodica, di comunicare “concetti”.
Allevi arriva al terzo album dopo un percorso di prestigio, laurea in filosofia, diploma in pianoforte a Perugia, diploma in composizione al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano, esordio per il grande pubblico nel 1997 quando un artista pop fintoimpegnato lo scopre, ne pubblica “13 dita” e lo porta in concerto.
Il pianista racconta, nel sito, che quel cd fu l’evento di svolta catapultandolo da una piccola città di provincia, dove faceva concerti di musica classica e scriveva per pianoforte senza avere la più pallida idea di cosa fosse registrare un cd fare il compositore vivere di creatività, al mondo della Musica.
A distanza di anni Allevi, che vive stabilmente a Milano, la città dove realizzare i sogni, ha suonato negli stadi e al Blue Note di New York, tempio del jazz, in Giappone, dove lo adorano, e al festival musicale di Arezzo, a “Domenica in” versione Bonolis (definita nel sito del pianista il migliore show della tv italiana, il che dà l’idea dello stato della tv stessa) e nella Banda dell’Esercito Italiano.
Raccoglie consensi tra gli addetti ai lavori ma se paragonato a Keith Jarrett manda a dire, con modi aperti e simpatici, che ha sentito un disco di Jarrett per la prima volta a 28 anni, si è formato indipendentemente da quel genio e non vuole essere il clone di nessuno.
Ottiene il cosiddetto successo.
Il sito di MTV trasmette il video “Go with the flow”, tratto da “No concept”, nel quale una ragazzina sogna ad occhi aperti di ballare e realizza quel sogno con la prima ballerina del Teatro alla Scala di Milano Sabrina Brazzo.
I suoi dischi di pianoforte entrano in classifica all’estero e anche in Italia iniziano a vendere.
Si esibirà nel tour per l’ultimo disco accompagnato da un prestigioso pianoforte austriaco e dall’immancabile quaderno a disposizione delle osservazioni del pubblico, che dice di leggere tutte, anche quelle in cinese, e che pubblica sul sito.
Soprattutto, Allevi respinge le etichette.
Suona una musica che si rifà ai classici, Chopin Rakmaninov Wagner, ma la attualizza con riferimenti alla musica soul, ha scritto “No concept” ad Harlem.
Si traveste da cameriere per consegnare al Maestro Muti il suo primo cd e, se nelle favole americane ne sarebbe nata una collaborazione artistica, nel caso del Maestro Muti, fa capire Allevi, non c’è stata la stessa disponibilità.
Suona la sua musica contaminata in scarpe da ginnastica disorientando il mondo della musica classica più abituato agli spartiti e ai vestiti da sera che alle esibizioni in libreria.
Verrebbe da dire che Allevi è diverso da altri musicisti in quanto filosofo o forse la sovrapposizione di filosofia poesia bio-musica musica pop e classica è il frutto della voglia comunicare, l’esibizione si completa con lo spettatore, ripete.