01/04/2005

Rubrica

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La signora in prima classe leggeva avidamente anche al momento della distribuzione gratuita delle bevande.

Il signore dai labbroni enormi con figlio dotato degli stessi labbroni leggeva a tavola, trascurando la meravigliosa vista su diga del resort, nell’aeroporto di partenza, mentre il figlio si contorceva reclamando l’ennesimo pezzo di cioccolata, e nell’aeroporto di arrivo, in attesa dei bagagli, in piedi.

Il libro in questione è “Con la morte nel cuore” di Gianni Biondillo (Guanda), proseguimento delle avventure, talvolta normali, dell’ispettore Ferraro, protagonista del fortunato esordio di Biondillo, “Per cosa si uccide” (Guanda).

Nonostante la copertina gialla con pugnale sanguinate, nonostante da più parti si cerchi di dare anche a Biondillo l’etichetta noir, l’Autore richiama il romanzo sociale.

“Con la morte nel cuore” è un romanzo popolare più che sociale per il numero di copie vendute, siamo in zona classifica, e linguaggio accessibile, fermo restando l’intenzione, realizzata con successo, di raccontare ambienti distanti dallo scintillio delle vetrine del centro.

L’ispettore Ferraro, stimato da colleghi e superiori, che lo considerano indispensabile, separato da una moglie bella e spietata, che invita alla recita scolastica della bambina anche il nuovo compagno e li costringe a sfidarsi a tiro alla fune, inclinazione naturale a risolvere casi apparentemente minori e a mangiare davanti la televisione, decide, a inizio libro, di ricominciare gli studi universitari e ottiene una specie di part-time che non gli impedirà di trovarsi coinvolto in indagini e sparatorie.

Ferraro risiede a Quarto Oggiaro, periferia degradata di Milano, collegata alla città da un ponte che rappresenta anche un confine, sede di bar, ragazzine con qualche chilo in più ostentato da magliette aderenti sulla scia di irraggiungibili modelli televisivi, trentenni senza lavoro che bighellonano nei bar e non mettono il casco ma si paralizzerebbero davanti alle fighette del centro.

Le cose più interessanti si verificano al bar Quinto, non il quinto bar di Quarto Oggiaro ma Quinto dal nome Quinto, dove Ferraro incontra gli amici per la birretta e dove un ragazzo scomparso che Ferraro deve trovare fa, ammesso che le faccia lui, strane telefonate dopo avere prelevato soldi dal conto della madre.

Al bar Quinto Comaschi, irruento collaboratore di Ferraro specializzato nel fare la parte del cattivo negli interrogatori e maltrattare le macchinette del caffè, si imbatte in uno dei trentenni da bar che sarà coinvolto nelle indagini sul ragazzo scomparso.

Sullo sfondo barboni buoni con passato lussuoso, albanesi che cercano di violentare ragazze, il che potrebbe verificarsi anche in pieno centro e non necessariamente ad opera di albanesi, colleghe carine non troppo segretamente innamorate di Ferraro e colleghi ambiziosi che non troppo segretamente cercano di ostacolarne la carriera, gli amici di Quarto Oggiaro che sanno tutto di tutti, le indagini.

Contesti e temi non facili che Biondillo tratta con leggerezza, è un complimento, e condisce con una buona dose di umorismo, altro complimento, il linguaggio fa un uso disinvolto dei dialetti e si fa leggere, soprattutto in vacanza.

Non diremo che Biondillo ha quarant’anni, abita a Quarto Oggiaro, fa anche l’architetto e forse assomiglia al suo personaggio.
di annarita at 09:19:33 5 Commenti