20/04/2005
Fnac di Napoli mercoledì 27 aprile
Mercoledì 27 aprile ore 18.00
FNAC Napoli
La repubblica delle marchette
Presentazione del libro di Paolo Bianchi e Sabrina Giannini “La repubblica delle marchette. Chi e come della pubblicità occulta”, Stampa Alternativa editore
Questo libro, frutto di un’inchiesta durata oltre due anni, si addentra nei meccanismi che in Italia producono pubblicità occulta travestita da informazione pubblica. Spiega chi sono i responsabili e i protagonisti, a quali interessi corrispondono e come gli utenti si possono difendere. La “marchetta” - dicono gli autori - è riconoscibile e quale sia la sua genesi e la sua evoluzione è spiegato attraverso le testimonianze dirette di numerosi esperti, come l’antropologa Ida Magli, il sociologo Vanni Codeluppi, il giornalista Giorgio Bocca.
15/04/2005
Rubrica
Le cantine, si sa, sono i luoghi della musica.
In una cantina di Roma, narrano, è nata la band dei Velvet, risposta più rock che dandy ai bolognesi Vibrazioni, che da una cantina sono partiti alla conquista del mercato discografico confermando il successo delle boyband italiane con la differenza, rispetto all’estero, che le facce italiane si accompagnano a buone sonorità.
Si sa anche che dischi non se ne vendono, si fa incetta di canzoni in Internet scoprendo artisti altrimenti emarginati dai meccanismi televisivi, che prediligono le belle facce.
In controtendenza, i Velvet puntano al mercato discografico con un team che li segue da sempre e ne produce i dischi affidando la distribuzione alla potente Universal.
Circa trent’anni, aspetto giovane, jeans sdruciti d’ordinanza, atteggiamento alla mano, facce meno omologate di quanto appaiano nelle fotografie del loro sito.
Curriculum notevole, che fa venire in mente molti successi radiofonici come Boyband, ironico atto d’accusa alla discografia del terzo millennio, collaborazione pluriennale con MTV, ospitate televisive, dichiarano senza vergogna di essere andati alla prima puntata di Panariello, tre cd, Versomarte (2001) Cose comuni (2002) e Dieci motivi (2004), due sanremi ai quali sono sopravvissuti apparentemente indenni, esibizioni prestigiose, la prossima il 10 giugno a Imola in una manifestazione musicale sponsorizzata da una birra suoneranno prima di un certo Vasco Rossi.
Non musicisti improvvisati, come dimostra la presentazione in libreria del disco Dieci motivi in una nuova edizione con l’inserimento del sanremese Dovevo dirti molte cose.
Nonostante l’acustica, l’esibizione in libreria mostra buone sonorità e, dichiara il cantante chitarrista, stimola i Velvet a suonare in una dimensione soft diversa da quella consueta che non disdegna gli amplificatori.
Se Robert Plant, che con i Led Zeppelin ha influenzato e continua a influenzare la musica mondiale, auspica, in un’intervista di lancio del disco da solista, più attenzione nella canzoni ai temi sociali, i Velvet, con le dovute differenze, cantano Il mondo è fuori, ispirato alle immagini violente profuse dalla televisione nel periodo di scrittura di Dieci motivi.
Il vero tema della band, consueto contrappeso all’era del bombardamento mediatico, è l’incomunicabilità.
Dovevo dirti molte cose e Ti direi esprimono la contraddizione tra il bisogno di comunicare molte cose e l’indisponibilità dell’interlocutore, di sesso femminile, che forse quelle cose avrebbe voluto sentirsele dire prima.
Canzoni di facile presa sulle fresche adolescenti, che hanno affollato la libreria con i piercing al naso che credevo fuori moda, rese meno banali dal rock, rumore che fa bene alla musica.06/04/2005
Rubrica
“Supersize me”, dal nome di un menu per affamati venduto da McDonald’s, è un documentario pluripremiato, migliore regia al Sundance Festival e candidato all’Oscar come migliore documentario, di Morgan Spurlock, americano, regista esordiente, esperto in comunicazione.
Spurlock proviene da una famiglia del Sud dove la madre cucinava, con passione, per giornate intere e si mangiava fuori raramente.
In effetti Spurlock cresce con fisico atletico da newyorchese che percorre a piedi, in media, ogni giorno otto chilometri, aiutato a tenersi in forma dalla convivenza con una bella cuoca vegetariana, specializzata in insalate e verdure fresche.
L’idea che gli regala fama, grasso corporeo, dipendenza da hamburger, ingrossamento del fegato, colesterolo e mal di pancia è ingurgitare per trenta giorni esclusivamente i piatti in vendita nel fast food della grande “m”, documentando gli effetti dannosi di questa dieta con telecamere, interviste a esperti di alimentazione, a professori considerati pazzi che patrocinano le cause contro le multinazionali e a bambini obesi che nelle mense scolastiche pranzano con patatine fritte e merendine.
Due ragazzine americane, aumentate fino a superare i cento chili, fanno causa a Mc Donald’s, la perdono per il ragionevole richiamo del giudice alla responsabilità personale, se ci si ingozza di cheeseburgher si superano tranquillamente i cento chili, ma offrono a Spurlock l’idea di successo per non fare il solito documentario politico.
Nasce una specie di reality show, protagonista Spurlock e il suo mondo, con telecamere puntate sulla pancia che aumenta e sul colorito che peggiora a suon di patatine fritte e bibite gassate supersize.
In trenta giorni, con la dieta Mc Donald’s, il protagonista riesce a prendere più di sette chili, grasso allo stato puro, e a sballarsi le analisi, arrivando a rischiare danni seri alla salute.
Il documentario scopre l’acqua calda, mangiare patatine fritte a colazione pranzo e cena e non fare movimento fa ingrassare, deprime, crea dipendenza dal cibo e isolamento sociale, anche se riesce a dimostrare empiricamente che l’eccesso di cibi scadenti provoca all’organismo gli stessi danni dell’abuso di alcol.
Più interessante, dal punto di vista di chi è stata bambina e adolescente abbondante, sono le interviste alla ragazzina in carne che soffre per il confronto con le modelle delle riviste, le immagini di una convention del dimagrimento, con il relatore che offre alla platea i jeans di quando pesava due tonnellate, l’intervento “a stomaco aperto” che fa perdere 45 chili ad un simpatico signore che dichiara di bere ogni giorno dai quattro ai sei litri di bibite gassate.
In una sala affollata, quasi a esorcizzare la morte che si propaga dalle strade di Roma e dalla televisione, incontriamo Johnny Palomba, recensore cinematografico della Fandango specializzato in recinzioni, descrizioni di film in dialetto romanesco.
Palomba dichiara di avere eseguito un esperimento simile a quello di Spurlock, ho mangiato porchetta per due mesi e sto benissimo, dice, mentre impazza un dibattito sull’alimentazione.
Alla domanda se Spurlock sia più bravo di Moore, il recinzore risponde Spurlock è più bello ma Moore è bravo.
Palomba non ci svelerà la sua identità, se non un nome proprio che potrebbe essere inventato, né il vero lavoro, a meno che non dobbiamo credergli quando dice che fa l’agente segreto.
Alla prima occasione utile fuggiamo dal dibattito e andiamo a mangiare i bucatini all’amatriciana.01/04/2005
Rubrica
La signora in prima classe leggeva avidamente anche al momento della distribuzione gratuita delle bevande.
Il signore dai labbroni enormi con figlio dotato degli stessi labbroni leggeva a tavola, trascurando la meravigliosa vista su diga del resort, nell’aeroporto di partenza, mentre il figlio si contorceva reclamando l’ennesimo pezzo di cioccolata, e nell’aeroporto di arrivo, in attesa dei bagagli, in piedi.
Il libro in questione è “Con la morte nel cuore” di Gianni Biondillo (Guanda), proseguimento delle avventure, talvolta normali, dell’ispettore Ferraro, protagonista del fortunato esordio di Biondillo, “Per cosa si uccide” (Guanda).
Nonostante la copertina gialla con pugnale sanguinate, nonostante da più parti si cerchi di dare anche a Biondillo l’etichetta noir, l’Autore richiama il romanzo sociale.
“Con la morte nel cuore” è un romanzo popolare più che sociale per il numero di copie vendute, siamo in zona classifica, e linguaggio accessibile, fermo restando l’intenzione, realizzata con successo, di raccontare ambienti distanti dallo scintillio delle vetrine del centro.
L’ispettore Ferraro, stimato da colleghi e superiori, che lo considerano indispensabile, separato da una moglie bella e spietata, che invita alla recita scolastica della bambina anche il nuovo compagno e li costringe a sfidarsi a tiro alla fune, inclinazione naturale a risolvere casi apparentemente minori e a mangiare davanti la televisione, decide, a inizio libro, di ricominciare gli studi universitari e ottiene una specie di part-time che non gli impedirà di trovarsi coinvolto in indagini e sparatorie.
Ferraro risiede a Quarto Oggiaro, periferia degradata di Milano, collegata alla città da un ponte che rappresenta anche un confine, sede di bar, ragazzine con qualche chilo in più ostentato da magliette aderenti sulla scia di irraggiungibili modelli televisivi, trentenni senza lavoro che bighellonano nei bar e non mettono il casco ma si paralizzerebbero davanti alle fighette del centro.
Le cose più interessanti si verificano al bar Quinto, non il quinto bar di Quarto Oggiaro ma Quinto dal nome Quinto, dove Ferraro incontra gli amici per la birretta e dove un ragazzo scomparso che Ferraro deve trovare fa, ammesso che le faccia lui, strane telefonate dopo avere prelevato soldi dal conto della madre.
Al bar Quinto Comaschi, irruento collaboratore di Ferraro specializzato nel fare la parte del cattivo negli interrogatori e maltrattare le macchinette del caffè, si imbatte in uno dei trentenni da bar che sarà coinvolto nelle indagini sul ragazzo scomparso.
Sullo sfondo barboni buoni con passato lussuoso, albanesi che cercano di violentare ragazze, il che potrebbe verificarsi anche in pieno centro e non necessariamente ad opera di albanesi, colleghe carine non troppo segretamente innamorate di Ferraro e colleghi ambiziosi che non troppo segretamente cercano di ostacolarne la carriera, gli amici di Quarto Oggiaro che sanno tutto di tutti, le indagini.
Contesti e temi non facili che Biondillo tratta con leggerezza, è un complimento, e condisce con una buona dose di umorismo, altro complimento, il linguaggio fa un uso disinvolto dei dialetti e si fa leggere, soprattutto in vacanza.
Non diremo che Biondillo ha quarant’anni, abita a Quarto Oggiaro, fa anche l’architetto e forse assomiglia al suo personaggio.