24/03/2005

Buona Pasqua

Buona Pasqua
di annarita at 09:37:15 2 Commenti

16/03/2005

Rubrica

www.napoliontheroad.it

Naomi Klein scrive il best seller “No Logo” e diventa leader del movimento no global, icona contro le icone.

Il marito Avi Lewis, giornalista canadese d’assalto, si fa conoscere in America partecipando, dalla parte del movimento pacifista, a cinquecento dibattiti della CBS.

Insieme, scrittura della Klein regia di Lewis coproduzione, hanno girato in Argentina il documentario “The Take” distribuito dalla Fandango di Domenico Procacci e presentato a Roma nel Politecnico Fandango, cinema di qualità nascosto in un cortile profumato dai bistrot circostanti.

Il documentario narra l’occupazione da parte dei lavoratori delle fabbriche argentine abbandonate dai proprietari per dissesti finanziari.

Il motto “occupare resistere produrre” è tanto efficace quanto complesso in un Paese dove non ci sono soldi per far mangiare i figli.

Le facce dei lavoratori sono segnate dalla disoccupazione, Buenos Aires riluce di insegne come ogni metropoli ma è dominata da miseria, i bambini mangiano i rifiuti dei fast food, la polizia fa sgomberare le fabbriche occupate, lo scenario è quello di ogni Sud del mondo.

Lewis e la Klein sostengono tesi politiche più che economiche, esproprio proletario, abolizione della proprietà privata, potere alle masse, anche se le masse rischiano di diventare violente, sconfessione delle autorità costituite, disprezzo per i soldi, anche se la conferenza stampa sarà tenuta all’Hotel De Russie, non una bettola con tanto di rubinetti d’oro.

Tuttavia, quando si tratta di difendere il diritto al lavoro e a dar da mangiare ai propri figli siamo tutti d’accordo.

La politica economica argentina, senza entrare nel merito, è caratterizzata da indebitamento, povertà, disoccupazione, svalutazione monetaria, flessione delle attività produttive e, pur diffidando del potere alle masse, non si può non stare dalla parte dei lavoratori del documentario di Lewis e Klein.

Meno condivisibile appare il catastrofismo della politica moderna, non estraneo ai movimenti contro la globalizzazione.

Nella prima e nell’ultima scena del documentario Lewis inquadra la periferia degradata di Buenos Aires, simbolo a suo dire dei danni causati al mondo dalla globalizzazione, che fa da sfondo a molte scene sotto forma di bottiglie di Coca-Cola, sfuggite al tentativo di nologhizzare.
di annarita at 08:33:58 2 Commenti

09/03/2005

Rubrica

www.napoliontheroad.it

Cosa ci fa un pubblico numeroso, in prevalenza femminile, nel centro di Roma il pomeriggio dell’otto marzo?

Non si tratta dell’ultimo spettacolo degli spogliarellisti di Centocelle né di un libro di Costantino, la cui avversione per il congiuntivo potrebbe costituire un deterrente alla scrittura, ma della presentazione di “I racconti delle fate sapienti” a cura di Francesca Pansa per Frassinelli.

Il libro raccoglie i racconti di trenta scrittrici protagoniste, da tre anni, del calendario delle “fate sapienti”, ideato dalla stessa Pansa, un passato non rimosso di femminista “cattivissima” e un condivisibile desiderio di rivalsa contro un modo televisivo di ritrarre la donna puntando sul culo piuttosto che sul cervello ignorando che culo e cervello possono convivere felicemente.

Non è un caso che la presentazione del libro sia stata fatta l’otto marzo.

Donna l’editrice, Carla Tanzi, seduta in prima fila con una giacca a quadri e il consueto piglio potente, donna l’ideatrice del libro, la Pansa, donna la coordinatrice dell’incontro, Simonetta Fiori, donne le autrici, donne la maggior parte dei personaggi narrati, femminili i temi anche se le scrittrici, interrogate dalla Fiori sull’esistenza di una scrittura femminile, l’hanno fortemente negata.

Autrici, elenco incompleto in ordine sparso, Gianini Belotti, Lilli, Molinari, Petrignani, Maraini, Ferrante, Mazzantini, Sicari, Merini, Petrini, Mazzuccato, Ballestra, Sanvitale, Lomunno, Viganò, Cossu, Pansa, Alberti e Loy.

A differenza dei libri di autori vari spesso disomogenei l’operazione “fate sapienti” ha linearità nel trattare la vecchiaia le badanti e le polpette avvelenate, inserite dalla Gianini Belotti in un vecchio racconto e che la Alberti chiederebbe se temesse di “rincretinirsi”, la politica Piazza Fontana e l’inevitabile attenzione al mondo arabo, i rapporti familiari, la frustrazione del confronto tra realtà e immaginario televisivo e le conseguenze di innamorarsi di Brad Pitt.

La delusione.

Silvia Balestra, confesso, è una autrice che mi piace molto.

Mi chiedo, e le chiedo, che bisogno c’è di scrivere un racconto non racconto contro la destra in cui chiede i nomi dei colpevoli di Piazza Fontana ma non si preoccupa di inserire la richiesta, legittima, in uno schema narrativo sprecando un’occasione per regalarci il suo talento, che pure è notevole.

La conferma.

Che Barbara Alberti fosse un bel tipo l’ho sempre saputo, anche se la sua aggressività mi faceva paura.

La Alberti racconta un ragazzo testardo convinto fin da bambino che la madre lo ha partorito solo per mangiarlo, a tre anni inizia ad ingrassare per non entrare nelle fauci materne, viene portato in una clinica svizzera dove lo convincono delle buone intenzioni della madre e non sveliamo il finale.

Arguta metafora delle madri, molte, che “mangiano” i figli e dell’inutilità, come dichiara l’autrice stessa, delle scienze che dovrebbero guarire i mali dell’anima.

La modernità.

La Mazzuccato e la Lomunno sono esempi di modernità.

Esordi giovanissimi, spazio in televisione e nei magazine, denuncia di mondi, il porno e il profondo Sud, scrittura innovativa.

La Mazzuccato si muove in ambiti narrativi diversi dai soliti addentrandosi nei rapporti familiari condizionati da errori del passato e dal troppo amore.

La Lomunno narra un tentato omicidio di una postina ai danni di fornai per comprare una macchina nuova, riuscendo più che nella trama nei dialoghi tra le amiche della postina e nell’inserimento in uno scenario squallido dell’elemento favolisitico rappresentato dalla passione insana dell’assassina per Brad Pitt.

La curiosità.

Il racconto della Loy si intitola “Il paese di cioccolata”, il paese è Novi Ligure e i protagonisti sono i noti assassini.

La prima parte descrive il contesto, la seconda parte avrebbe dovuto soffermarsi sugli omicidi se non fosse che la Loy ha chiesto ad un nipote di spedire all’editore il suo racconto con il risultato che il nipote ne ha spedito solo la prima parte.

Proponiamo di inserire la seconda parte del racconto della Loy in una seconda edizione delle “Fate sapienti”, vincendo una certa diffidenza per queste operazioni autori vari, per le quali in realtà non rifiuteremmo di scrivere.
di annarita at 10:28:44 7 Commenti

04/03/2005

Rubrica

Anticipazione di Festivaletteratura 2005 per www.napoliontheroad.it e Colibrì.

Immaginiamo i possibili ospiti di Festivaletteratura con molta attenzione al talento e poca al cosiddetto mercato.

Se il successo si giudicasse dal numero di copie avvistate in uno scompartimento di treno, “Il codice Da Vinci” e “Angeli e demoni” (Mondadori) di Dan Brown risulterebbero primi nella classifica di gradimento, in linea con le classifiche di vendita mondiali.

Mantova potrebbe essere l’occasione per fare incontrare Dan Brown con i lettori e un ottimo lancio pubblicitario per il film tratto dal “Codice”, che dovrebbe uscire nella prossima stagione cinematografica.

Al pari del plurivenduto Dan Brown, la nostrana Melissa P si riaffaccerà sulla scena, preannunciata da un blog in cui le parole ricorrenti sono culi e fiche, con il nuovo libro che dovrebbe intitolarsi “L’odore del tuo senso” (Fazi) e con il film tratto da “Cento colpi di spazzola”.

Voci di set segnalano che la scrittrice non abbia gradito la sceneggiatura del film ma gli incassi, probabilmente record, metteranno tutti d’accordo.

Melissa a Mantova, please.

Dopo tutto questo showbiz, occupiamoci di informazione.

“La Repubblica delle Marchette” (Stampa Alternativa) di Paolo Bianchi e Sabrina Giannini è un’inchiesta, senza peli sulla lingua, sui media e sul fare informazione infarcendo gli articoli di marchette, ovvero messaggi promozionali non segnalati come tali ai lettori.

Il personaggio tal dei tali dichiara di indossare abiti dello stilista tal dei tali, è informazione o messaggio pubblicitario?

Se la voluta confusione di “notizia” con “messaggio pubblicitario” si limitasse ai vestiti poco male, il problema è che si diffonde in ogni anfratto dell’informazione, inquinando anche, e volentieri, il mondo dei libri.

Bianchi e la Giannini a Mantova, in un faccia a faccia con i D’Orrico e con gli Orengo, veri e propri modelli di infomarchettismo.

E a Mantova, Camillo Langone con “Maccheronica” (Mondadori), un nuovo modo di fare il critico culinario, e Andrea G. Pinketts con il nuovo giallo, che garantisce umorismo e un pubblico di belle donne.
di annarita at 08:29:11 Commenta: