24/02/2005

Rubrica

www.napoliontheroad.it

Quella che segue è un’intervista (posso dire buona?) a Jacopo De Michelis, che a Galassia Gutenberg sabato 26 febbraio parlerà anche di blogs.

 

Non troverete una domanda sul suo cognome.

 

Jacopo De Michelis è editor per Marsilio Black. Ci spiega quale tipologia di libri pubblica per Marsilio Black e in cosa consiste l’ambito e misterioso lavoro di editor?

 

Black, edita da Marsilio, è una collana di narrativa noir “sperimentale”. Il suo sottotitolo ideale potrebbe essere “Ai confini del noir”, nel senso che pubblica testi originali e innovativi, che si pongono alle frontiere del genere, esplorano nuove vie narrative e territori letterari ancora vergini, cercando di allargare e confondere quelli che sono i tradizionali confini del noir. L’ambizione è quella di proporre e valorizzare l’“avanguardia” del noir, contribuendo a definire non ciò che è oggi il genere, ma cosa diventerà domani (romanzi come Gli ultimi giorni e Il secondo avvento di Andrew Masterson, Libidissi di Georg Klein, Pessimi segnali di Enzo Fileno Carabba, e anche Baciami, Giuda di Will Christopher Baer, che uscirà in aprile, esemplificano alla perfezione questo concetto).

Quanto al mio lavoro di curatore ed editor della collana, consiste fondamentalmente nella ricerca e selezione dei titoli da pubblicare, nell’assegnazione e revisione delle traduzioni, nell’editing dei testi italiani e nella stesura di schede editoriali, risvolti di copertina ecc. Poi capita anche, insieme all’ufficio stampa, di occuparsi degli aspetti legati alla promozione dei libri: redazioni di comunicati stampa, contatti con critici e giornalisti, partecipazione a festival e manifestazioni varie, organizzazione di presentazioni e così via.

 

Marsilio Black, come denominazione e catalogo, richiama il noir, fenomeno in ascesa al punto da non poter distinguere quando si ha a che fare con un noir. Come definisce il noir? Ci sono elementi che effettivamente distinguono il noir da altri generi o è uno degli artifici del mercato editoriale per vendere più copie? Quali autori secondo lei rappresentano il noir in Italia e nel mondo (autori Marsilio Black inclusi)?

 

L’etichetta di “noir” ultimamente è di moda, e spesso viene usata anche a sproposito, facendo una gran confusione tra noir, giallo, thriller ecc. A rigore, il noir è, insieme al giallo, uno dei due grandi filoni della narrativa poliziesca e al tempo stesso rappresenta un’evoluzione del secondo. Io ho cercato di spiegare con precisione cos’è e cosa lo distingue dal giallo in un articolo di cui in nota riporto il link. (1)

Quanto agli autori che più e meglio rappresentano il genere: gli americani Jim Thompson e James Ellroy, il francese Jean-Patrick Manchette, l’italiano Giorgio Scerbanenco. Tra i “nuovi“, segnalo due nomi fra i tanti: il britannico David Peace e, relativamente alla mia collana, l’australiano Andrew Masterson, che con Joe Panther ha creato uno dei più affascinanti e originali personaggi della narrativa poliziesca.

 

Editor ma soprattutto esperto e convegnista in tema di blogs. Non dando per scontato che tutti sappiano cos’è un blog, Le chiedo, cos’è un blog, in particolare il suo blog?

 

I blog possono essere moltissime cose diverse, tanto che è difficile darne una definizione che le comprenda tutte. In generale vengono definiti “diari online”, mettendo però l’accento quasi esclusivamente sull’accezione intima e personale del termine “diario”, a scapito di quella di “diario di bordo”. Ecco, il mio blog, nato inizialmente come blog della collana che curo per Marsilio, ha a poco a poco allargato i suoi interessi fino a diventare una sorta di diario di bordo delle mie “navigazioni” letterarie, e oggi si occupa di libri ed editoria in generale, di genere ma non solo.

 

A Galassia Gutenberg, che inizierà a Napoli il 25 febbraio, Lei parteciperà al dibattito su “scrittura in rete e fuori la rete” ovvero se scrittori affermatisi, per quanto possibile, in rete possano trasformare bella scrittura e qualche farneticazione in libri. Ci può parlare di cosa tratterà il suo intervento? Crede che sia possibile fare letteratura autopubblicandosi in rete senza il filtro delle redazioni, nei giornali, e degli editors, nelle case editrici?

 

La questione dello scrivere dentro e/o fuori dalla Rete non nasce coi blog. E’ vecchia quanto la Rete stessa. Io ho iniziato a occuparmi di letteratura proprio su Internet, con un sito nato nel 1994 che si chiamava Fabula, un circolo letterario telematico che metteva online testi inediti di aspiranti scrittori. Nel 1997 ho poi curato un’antologia cartacea dei migliori racconti apparsi sul sito, intitolata Voci dal cyberspazio e pubblicata da Fernandel. (2) Per alcuni di quegli autori ciò ha rappresentato il primo passo di una carriera editoriale “ufficiale”, per altri no, ma l’antologia è riuscita comunque nel suo intento, che era di dimostrare, agli albori di Internet in Italia, il valore letterario della scrittura che circolava in Rete. Ora la questione torna d’attualità, all’epoca dei weblog, con la recente uscita dell’antologia einaudiana curata da Loredana Lipperini. Il punto centrale è quello dei “Guardiani della soglia”, per usare una felice espressione di Tiziano Scarpa, ovvero quello dei filtri con cui l’editoria ufficiale seleziona quali testi pubblicare e quali no, filtri che - sospettano molti, non senza ragione - non funzionano sempre molto bene. La rivoluzione di Internet, che coi blog giunge a compimento, consiste nel permettere di bypassare quei filtri, ma non eliminandoli del tutto, semplicemente sostituendoli con altri. In Rete la selezione non avviene a monte della pubblicazione, ma a valle, dopo e non più prima di essa, ed è operata non da mediatori istituzionali ma dai lettori stessi, che hanno il potere di decretare il successo (cioè la maggiore visibilità) di determinati blog piuttosto che di altri. In Rete i Guardiani non sono dunque scomparsi, si sono spostati: non stanno più davanti alla soglia della pubblicazione, ma oltre essa, e non operano dall’alto bensì dal basso, in maniera più democratica e sotto molti aspetti più efficace. Ora, il problema è: il fatto che alcuni scrittori di talento grazie al successo ottenuto in Rete siano approdati alla tradizionale ed ufficiale pubblicazione cartacea è un fatto positivo oppure negativo, un arricchimento o uno snaturamento della cosiddetta blogosfera? Premesso che solo una minima parte degli autori di weblog ha ambizioni letterarie e che la pubblicazione cartacea non deve per forza costituire il fine ultimo della pubblicazione online, io propendo per la prima ipotesi: sono convinto che da un reciproco scambio e interazione tra i blog e l’editoria ufficiale (non solo in campo letterario ma anche in quello giornalistico) possano risultare - e già oggi risultano - più benefici che svantaggi.

 

NOTE

(1) http://www.miserabili.com/archives/2003/10/pubblicita_prog.html

(2) http://www.fernandel.it/cgi-bin/select.cgi?action=more&cod=15

di annarita at 09:27:44 1 Commento