23/12/2004
09/12/2004
La Repubblica delle Marchette
La Repubblica delle Marchette, Stampa Alternativa, di Paolo Bianchi e Sabrina Giannini, è un’inchiesta sul mondo della comunicazione, un’indagine sul giornalismo senza timori riverenziali.
Scopriamo che gli articoli dei giornali femminili su come dimagrire o sul colore da indossare sono pubblicità occulte di prodotti dimagranti o di stilisti.
Le recensioni dei libri rispondono a logiche commerciali e diventano pubblicità occulta dei libri allegati ai quotidiani per vendere qualche copia in più.
Scopriamo che molti articoli pubblicizzano qualcosa o qualcuno ma non lo segnalano ai lettori.
Gli Autori sono dotati di ottima scrittura, percorso professionale da primi della classe e integrità tale da potere fustigare il loro ambiente.
Un libro che indaga sul mondo del giornalismo, scritto da due protagonisti di questo mondo, è un libro che scotta, i recensori preferiscono scrivere del nuovo capolavoro di Vespa.
Si preannuncia quindi una seconda edizione che descriverà le reazioni contrarie migliori.
Intanto, in “Marchette” leggiamo le risposte delle direttrici dei principali giornali femminili contattate dagli Autori per l’inchiesta, troppo impegnate a farsi filtrare dalle segretarie e a sgravare figli per collaborare al libro che scotta.07/12/2004
Anonimato
In un commento un anonimo lettore mi ha dato della spocchiosa e mi ha segnalato che con i soldi non si può ottenere tutto, prendendo spunto da un mio testo sullo scarso altruismo.
Concordo sull’eccesso di importanza che nel testo ho dato, anche provocatoriamente, ai soldi, e chiedo all’anonimo di riscrivermelo facendo lo sforzo di inventarsi un nome.03/12/2004
Altruismo
Via C. è una via stretta e lunga con una numerazione che arriva oltre 500.
In Via C. c’è una biblioteca omonima dove si organizzano cose letterarie.
Alle 18,30 di ieri ho cercato di tornare a casa da lì affrontando le seguenti difficoltà.
Cellulare senza soldi, radiotaxi che si sono rifiutati di mandare una macchina in quella zona della città, città che sarebbe la Capitale, barista che inizialmente non voleva farmi usare il telefono del bar, anche a pagamento, per chiamare un taxi, un tassista rifiutatosi di accompagnarmi, anche a pagamento, alla fermata della metro più vicina, che ho scoperto essere a cinque minuti, perché aspettava moglie e figlia di diciotto mesi e dovevano andare a casa, ragazzo di un’autoscuola cui ho implorato un passaggio, anche a pagamento, alla suddetta fermata della metro e che ha risposto, come il tassista, prenditi l’autobus.
Intanto si faceva sera, con autobus e metro sono arrivata in zone a me note.
Ringrazio le persone che ieri non mi hanno aiutato.
Non ce la faranno a convincermi che bisogna farsi sempre i cazzi propri, scusate l’espressione volgare.
Ringrazio i miei genitori, che spesso mi sembrano pazzi, e a volte mi aiutano.