03/11/2004
Gruppi
In un locale della migliore provincia abbiamo visto lo spettacolo di due gruppi rock, con addosso l’odore di una clinica affascinante come un albergo svizzero.
Uno dei gruppi viene dalle avanguardie bolognesi, che hanno prodotto tanta musica e letteratura con risultati non sempre memorabili.
I testi e la musica non sembravano all’altezza della migliore tradizione.
Dopo un inizio finto lesbo ha prevalso il melenso con accostamenti quali sordo cadere, interpretabile in chiave sostantiva come il racconto di un sordo che continuamente cade.
Le ragazze del gruppo, tutto femminile, cercavano di coinvolgere il pubblico che, dopo un ritardo quantificabile in sessanta minuti, giaceva sui divanetti immobilizzato dall’alcol e dal sonno.
Schitarravano come se volessero farsi sanguinare i polpastrelli, pubblicizzavano il loro primo cd, il loro primo tour, il loro bellissimo video con una autoreferenzialità che ne accentuava il dilettantismo, di cui bisognerebbe andare fieri piuttosto che vergognarsene.
L’effetto era un misto dell’entusiasmo di artisti troppo giovani e forse non abbastanza talentuosi per affermarsi e troppo vecchi per fare i cantanti nelle trasmissioni televisive.
L’altro gruppo sono i tre allegri ragazzi morti.
I tre dieci anni fa capirono che oltre a puntare sulla musica, che richiede fatica e talento, conveniva trasformarsi in culto.
Copertine dei dischi e locandine dei concerti stilizzate sui loro lineamenti, eccesso di teschi, sito giovanilistico, accostamento tra vita e morte, canzoni sulla difficoltà di essere adolescenti, una strana figura che alla terza canzone entra in scena vestita con camicia a frange e orecchie caricaturali e suona l’inno di un partito per dare del deficiente ai suoi elettori.
Il pezzo forte dello spettacolo dei tre non è la musica ma la rabbia dei loro fans, adolescenti di provincia che potranno girare il mondo, migliorare lo schema casa ufficio dei loro amici, trasferirsi nelle città, avere successo conservando quella rabbia e quel modo di vestire fuori moda.
03/11/2004
Elezioni americane
La stampa italiana pubblica i quotidiani successivi all’election day mentre i risultati non sono noti e i sondaggi, prudenti al limite della reticenza, danno i candidati alla pari.
Corriere e Repubblica si sono adeguati all’incertezza, con titoli interlocutori.
A un’analisi più attenta, la corrispondenza dell’inviato di Repubblica dalla sede dei democratici, un albergo lussuoso con ristorante specializzato in ostriche, dichiara che Kerry ha vinto.
Giuliano Ferrara, sostenitore non gratuito dell’America di Bush, ha scritto la prima pagina del suo quotidiano sulle motivazioni che hanno fatto vincere Bush mentre non si sapeva se Bush avrebbe vinto e ha dichiarato che se non ci avesse preso si sarebbe suicidato.
Il Direttore ha sondaggi riservati meno incerti, ha valutato l’eventuale brutta figura della sua prima pagina meno costosa di una provocazione riuscita o ha avuto culo.
Bush ha vinto.