29/09/2004
Hemingway
Un racconto inedito di Hemingway sarà messo all’asta a dicembre, da Christie’s in America.
La Hemingway Foundation ha dato il consenso alla pubblicazione mentre i familiari di Hemingway l’hanno negato, per la pubblicazione è necessario il consenso di entrambi.
Il racconto è del giornalista Donald Stewart, figlio dello scrittore Donald Stewart, narratore, all’epoca con un certo successo, dell’America del dopoguerra, con amici e colleghi che si chiamavano Fitzgerald, Parker e Hemingway.
Come ogni figlio di padri famosi, Stewart jr non è riuscito a eguagliarne la carriera, accontentandosi, si per dire, di scrivere su “Playboy”.
Come ogni figlio di persone poco ordinarie, Stewart jr descrive gli intellettuali con cui è cresciuto come pazzi che passavano la giornata a fumare e bere, ad eccezione della Parker che, per i tanti aborti, era l’unica capace di avere a che fare con lui.
Stewart jr ha rivalutato l’importanza del racconto inedito quando ha letto che Hemingway per il suo primo romanzo si sarebbe ispirato a un viaggio fatto con lo Stewart scrittore.
Del resto, Stewart scrittore doveva avere giudicato di scarso valore letterario il racconto ricevuto dall’Autore con la richiesta di pubblicazione, cosa che Stewart non fece né ci sono documenti che dimostrano un ulteriore interessamento di Hemingway per quel racconto di quattro pagine.
Il compratore del racconto potrebbe riuscire a ottenerne la pubblicazione, vincendo il diniego dei familiari di Hemingway, dovuto all’ironia che l’Autore faceva sul suo ruolo di macho talmente gonfio di alcol da avere problemi con le donne, regalandoci qualcosa di valore storiografico, se non letterario.
28/09/2004
Langone
“Maccheronica”, Mondadori, è un libro di Camillo Langone.
Sul “Foglio” di Giuliano Ferrara Langone scrive di gastronomia, e non solo.
Rispetto ai critici alla Raspelli, Langone pesa meno di una tonnellata, va in televisione solo se è necessario, non chiede il rimborso spese, non mangia solo ma prevalentemente in compagnia femminile, non dà stellette e non indica prezzi, cerca, riuscendoci, di fare letteratura di cibo, sgombrando il campo da “piatti quadrati alla penultima moda” e introducendo a tavola precetti religiosi, nume tutelare il Cardinale Biffi, luoghi, e molti libri.
“Maccheronica” è un viaggio in Italia e nelle mete, come la Svizzera, che non richiedono l’uso di aerei, evitati dall’Autore con lo stesso integralismo con cui fustiga i grissini di plastica.
E’ il racconto della vera cucina etnica, la cucina regionale, sommersa da ristoranti cinesi che fanno pizze.
Il percorso gastronomico di Langone non ha molte regole, se non di circondarsi di buoni commensali, scrittori, belle donne e, nel migliore dei casi, belle donne che scrivono, mischiando cibo e libri, allineando ai ristoranti famosi da duecento euro i ristoranti di provincia dove, per molto meno, la pasta è fresca e i dolci si mantengono ipercalorici.
Lo stile dell’Autore è non convenzionale rispetto alle guide tradizionali, e sferzante, opportunamente mitigato, in alcuni casi, dalle mangiate e dalle commensali.
Se un libro di Aldo Nove ha spinto Langone a prospettare a Nove, accusato anche di mangiare cibi precotti, la reclusione nella cantina parmense di Langone per ricevere tante frustrate quanti gli svarioni del libro e, in caso di buona condotta, gli avanzi della tavola langoniana a base di cibi pregiati, l’aria condizionata gelata di un locale potrebbe essere compensata da un buon piatto di pasta fresca e da un bel sorriso femminile.
L’approccio alle star della cucina è parimenti non reverenziale, Langone va da Gualtiero Marchesi in pieno agosto e trova Marchesi al lavoro.
Ovviamente, il lavoro di gastronomo comporta lo sviluppo di un’attenzione maniacale alla qualità alimentare.
Fossi in voi, ci penserei bene prima di prendere la panna davanti a Langone, rischiereste di fare la figura degli incompetenti perché a voi quella panna un po’ vecchia sembrerà buonissima mentre Langone la asseggerà e con autorevolezza e autorità la troverà immangiabile.
14/09/2004
Scrittura
La redazione della manifestazione letteraria di Mantova è fatta da volontari, esponenti della disoccupazione intellettuale che sfogano i bisogni di scrittura accettando di scrivere senza farsi pagare, e senza mettere la firma.
Da alcuni anni, in varie forme, lavoro da volontaria per l’organizzazione di Mantova.
Ho iniziato scrivendo le biografie degli autori, ricerca bibliografica più che scrittura.
Lo scorso anno sono stata “promossa” alla redazione, scrivendo cronache degli eventi durante i giorni della manifestazione, senza firmarle e senza retribuzione.
Ho continuato a collaborare per “Colibrì”, un giornale spedito a tutti i soci di un’associazione della manifestazione, scrivendo articoli compilativi in linea con le loro richieste, firmati ma non retribuiti.
Il mio contributo di quest’anno è stato di ottocento battute su Andrea De Carlo e un’intervista a De Carlo di due domande.
La redazione di Mantova è riuscita a censurare le ottocento battute su De Carlo, trasformate in cronaca compiaciuta, a non pubblicare un’intervista a Luca Scarlini, a chiedermi di intervistare in italiano e in inglese personaggi quali Toni Morrison e Andrea De Carlo, e a darmi un pass che teoricamente non equivaleva a un pass stampa.
02/09/2004
Scrittura
Ho scritto delle Olimpiadi di Pechino, che smentiranno il pregiudizio di cinesi piccoli e perdenti, del basket e di Pozzecco, dai comunicati stampa su matrimoni annullati il giorno prima delle nozze alle cose meravigliose contro i lituani, e del linguaggio della televisione, capace non di raccontare ma di dare lustro a persone che pagano le bollette vendendo alle telecamere i propri escrementi.
Non ho pubblicato questi articoli perché il blog mi è sembrato un mezzo irrilevante rispetto alle vicende internazionali, che sono molto più interessanti dell’istrionismo di alcuni personaggi (vedi Pozzecco) o dell’ignoranza della televisione, ma richiederebbero mezzi di comunicazione più “istituzionali”.
Baldoni pubblicava anche in un blog i suoi reportage di guerra e pace.
Nelle fasi calde della vicenda i commenti del blog, oscillanti tra la solidarietà e la farneticazione, sono stati oscurati, a dimostrazione che se c’è da scrivere sul serio sarebbe meglio farlo nelle sedi deputate, esse stesse non sempre garanti di competenza.
Quindi, butto nel cestino quello che scrivo.
