27/07/2004

Articoli Capossela e De Carlo e Beyala

Articoli che saranno pubblicati nel giornale di Festivaletteratura distribuito gratuitamente durante la manifestazione.
L'ideale da aprire e da stendere sull'erba mantovana per non sporcarsi il sedere.

La prima volta che ho visto Capossela quindi è in quella palestra di una scuola, vestito di nero con sopra l’accappatoio, arriva al reading sulle note di “I feel good”, con il libro e una bottiglia, che si aggiungerà a quelle bevute nell’attesa.

La palestra è uno scantinato, Capossela inizia elogiandone l’aspetto di cantina sociale, e beve, sullo sfondo un pianoforte messo lì non a caso.

Il reading è un non reading perché l’Autore legge ma si confonde, salta le righe, torna indietro, si lamenta della luce ma continua a indossare occhiali scuri, ride, ammicca ricambiato a un pubblico prevalentemente di fans, beve, guarda il pianoforte, e beve.

Le pagine che legge sono amicizie virili, gioventù, motivi per svegliarsi la mattina, che conoscendoli renderebbero ricchi, donne baffute, Chiaviconi e non, indistinti nell’ubriachezza dei personaggi e dell’Autore.

Le note che suona prolungano il ritmo variegato e sconclusionato dei racconti, Capossela scrittore è Capossela musicista e Capossela che bambino veniva molestato in un altro Paese dalle donne baffute.

Vinicio Capossela è nato a Hannover il 14 dicembre 1965. Nel 1990 ha pubblicato il suo album d’esordio, All’una e trenta circa cui hanno fatto seguito Modì (1991), Camera a Sud (1994), Il ballo di San Vito (1996), Liveinvolvo (1997), Canzoni a manovella (2000). Sono famosi i suoi reading di John Fante, la riduzione radiofonica del Racconto di Natale di Charles Dickens e il suo radioracconto, I cerini di San Nicola. Ha scritto Non si muore tutte le mattine Feltrinelli.

A Mantova viene da scrittore.

La prima volta che ho visto De Carlo non era passato tanto tempo da uno scambio di lettere e da una lettura di un suo libro, che per me ha significato molto.

Capitai seduta alla destra di Claudio Sforza, fotografo, regista, assistente e amico.

De Carlo in quell’occasione mi scrisse “è bello guardare in faccia i lettori”.

Da allora ho considerato un modello la sua scrittura e il suo stile, con i libri presentati in teatro recitati e suonati e un sito internet dove i lettori possono dialogare, quasi senza filtri, con lui.

De Carlo ha scritto che girerebbe in barca senza scendere a terra, a settembre pubblica in Bompiani Giro di vento, la storia di qualcuno che vive nel mondo liquido?

Andrea De Carlo è nato a Milano, ha iniziato presto a spostarsi per il mondo, America, dove ha consegnato polli congelati scrivendo lunghe lettere, Australia, Hawaii, Los Angeles, Italia tra Milano e Urbino. Ha scritto, non in quest’ordine, Arcodamore, Di noi tre, Due di due, I veri nomi, Macno, Nel momento, Pura Vita, Tecniche di seduzione, Treno di panna, Uccelli da gabbia e da voliera, Uto, Yucatan, tutti tradotti in molte lingue. Adora suonare piano e chitarra e cantare.

A Mantova viene da musicista.
Sulla mappa del Camerun il villaggio detto Couscous è segnato da una freccia, quasi ci si vergognasse della sua esistenza.

A dispetto della denominazione popolare, a Couscous l’unica che può mangiare couscous è la tenutaria del bordello, dove puttane anglofone e ossigenate si vendono per una ciotola di riso e una veste colorata.

Quel giorno, il giorno in cui inizia il libro, stava nascendo un bambino e tutti festeggiavano il padre del nascituro, perché di nascituro si sarebbe dovuto trattare.

Della nascita di una bambina fu accusato il farmacista, lo scienziato del Paese, che aveva usato le sue conoscenze per togliere le caratteristiche maschili al neonato e trasferirle a sua moglie, che le mostrò a tutti scaraventando il farmacista nel fango.

Si tratta dell’inizio di Gli onori perduti della scrittrice Calixthé Beyala.

In Come ti cucino il marito all’africana la bambina camerunese è cresciuta e si aggira per Belleville, middle area parigina, a far innamorare con fianchi ampi e ricette eccessive.

Una lezione per tutte le donne ossessionate dalla linea e incapaci di cucinare un pollo al forno.

Calixthé Beyala è nata a Douala, nel Camerun, sesta di una famiglia di dodici figli. Dall'età di cinque anni è stata cresciuta dalla sorella maggiore, che di anni ne aveva nove e che si è occupata di lei permettendole di andare a scuola e di sopravvivere in una bidonville della periferia di Douala. A 17 anni si trasferisce in Francia, dove si sposa e prende il diploma di maturità, poi parte per Malaga (Spagna) dove suo marito era diplomatico. Di ritorno in Francia si iscrive all'università (Letteratura spagnola), nel 1985 fa la fiorista poi la modella, mentre nel 1987 pubblica il suo primo romanzo, C'est le soleil qui m'a brûlée. Romanzo sconvolgente indirizzato alla sorella morta a 23 anni, che testimonia la lotta che la donna africana deve continuamente portare avanti. Da allora, si consacra alla scrittura e alla difesa dei poveri del suo paese, in cui continua a vivere parte dell'anno. Con Gli onori perduti, tradotto in italiano da Epoché, ha ottenuto in Francia il Grand Prix du roman de l'Académie française. Come ti cucino il marito all’africana è il suo nuovo libro.

di annarita at 08:38:36 6 Commenti