01/06/2004

Cose

La ragazza bionda, con la canotta e la giacca bianca, è seduta a terra, a gambe incrociate, e legge china su una rivista, ha gli occhiali, anche se sono passate le sette, è molto bella.

La ragazza castana ha occhiali enormi, è seduta di fronte a me, se ruotassi verso destra, parla al cellulare per tutto il tempo che precede l’imbarco, si pavoneggia, la vedo ammiccare, intuisco che ha delle mani molto curate, come le donne che fanno televisione, ostenta una passione per il beige che io non raggiungo neanche in pieno inverno, è molto bella, poi all’imbarco me la trovo sulla destra, ha un viso segnato di acne, sotto la giacca beige di classe ha i pantaloni della tuta, le mani curate stridono con il resto, è comunque bella.

La madonna di Tortona è di oro massiccio, domina la piana, e dall’autostrada indica ai peccatori un sentiero da seguire.

All’ingresso del Mater Dei l’organizzatore sorride, quando sorride mi piace, e non importa dei panini, e del fatto che andiamo via prima di tutti.

Il caffè di Tortona è buono, appesantito dal cacao che aggiungo mentre il barista si distrae, e alleggerito da chi mi aspetta leggendo un quotidiano del posto.

Il duro ha una giacca da duro, fuma, mi spiega della Ladispoli Tortona, è abbronzato come quelli che fanno televisione, è simpatico.

Torino è indifferente alla morte, in centro tutto scorre, si guardano vetrine, e si vorrebbe comprare ma non sempre si può, che ne so, un paio di occhiali di Prada.

Moncalieri ha una collina verde, troppe piazze per riuscire a intendersi con chi ti deve venire a prendere in taxi, e un Real Collegio che trasmette sapori antichi.

L’irlandese è venuto qui per cambiare vita, da dodici mesi studia le stesse cose che già conosce e si prepara a fare lo stesso lavoro che ha odiato per quattro anni.

Il bolognese cerca lavoro e stressa i professori mentre mangiano al bar di fronte il municipio, un piatto di pasta e un’insalata di plastica.

Il romano ci prova a accorciare le distanze ma la destinataria degli accorciamenti non gradisce, le mostra una vignetta con uno che va dal dottore, il dottore gli dice “lei è in soprappeso” e il paziente tira fuori un organo genitale da dieci chili, un corteggiamento di classe.

Il professore di Zurigo mi manda il suo libro in due lettere, è carino, nonostante le dosi di algebra.

L’acqua è gelata, le meduse stanno per conto loro, chi deve leggere legge, chi deve abbronzarsi si abbronza con cautela, quelle alla nostra destra parlano di vestiti e di cene da organizzare.

La pizza di domenica pomeriggio è buonissima.

Il tassista di Fiumicino parla in continuazione, rispondo con le energie che restano ai corridori del Giro dopo il Pordoi, diventiamo grandi amici.

La caldaia scorre, e le zanzare enormi non se ne vanno, provo con frecce segnaletiche, messaggi non equivoci di apertura delle finestre, provo a spiegare alle zanzare che le croste che mi fanno sulle gambe sono meno belle di quando non me le fanno, stamattina sono diventata grande amica della zanzara obesa, e le croste non mi fanno più tanto schifo.

di annarita at 17:04:29 5 Commenti

01/06/2004

Monster

Sono nata in una baracca della Florida, da bambina ero bionda e sembravo carina, mi piaceva sognare, finché non arrivava l’orco cattivo, e mi prendeva e portava via, a picchiarmi e a scoparmi.

Da ragazza, sempre bionda ma meno carina, guardavo le altre parlottare a gruppetti di quattro, sul marciapiede della fermata dell’autobus, che portava loro a scuola, e me in qualche sala da biliardo dove ubriacarmi tutta la mattina a spese di qualcuno cui permettevo una pacca sul culo o sulle tette, che mi crescevano più grandi di quelle delle ragazze perbene.

La prima volta che ho scopato a pagamento mi ero rifugiata sotto un ponte, avevo addosso i soliti stracci, e non pensavo che qualcuno mi avrebbe pagato più di qualche birra per un pompino.

Rimediai trenta dollari, e per qualche giorno mangiai, continuando a dormire tra i rifiuti e a lavarmi nei cessi pubblici.

La mia ragazza l’ho conosciuta la sera in cui volevo suicidarmi.

Ero appena scesa da una macchina dopo gli ennesimi trenta dollari, e volevo spendermi tutto, prima di spararmi, con la pistola che ho sempre in tasca.

Entro in questo bar, e lei mi raggiunge al bancone, e mi chiede se può pagarmi una birra con lo stesso sguardo di quelli che vogliono scoparmi sul ciglio delle strade.

Era un bar di lesbiche e di froci, le dico che non sono lesbica, e mi pago la prima di dieci birre, finite le quali andremo via insieme, dormirò nel suo letto, e inizierò a amarla.

Da allora non sarà più come allora.

Io e la mia ragazza andremo a vivere insieme, io dovrò ricominciare a scopare e a fare pompini in autostrada per farla mangiare, ci ubriacheremo alle nove di mattina, e scoperemo, come solo due lesbiche sanno fare.

Intanto, ucciderò alcuni clienti, sei, ruberò le loro macchine e porterò la mia ragazza a divertirsi, altro motel, altre scopate.

All’inizio non mi piaceva uccidere, mi dava fastidio pulire la macchina, e pulirmi le mani dal sangue.

Allora scoperò e sparerò, o viceversa, e vedrò la mia ragazza sempre triste, lei vorrà andare a Orlando, e io la chiuderò in un motel, in giardino la macchina dell’ultimo cliente fatto fuori.

Non ci penserò, il giorno in cui la mia ragazza sbanderà e finiremo con una delle macchine rubate nella casa di alcuni tizi, che vorranno aiutarci, ma io dirò alla mia ragazza di fuggire, e fuggiremo, ma non per sempre.

Sui giornali inizieranno a scrivere di serial killer, e tutte quelle cazzate lì.

Ruberò i giornali dai cestini, e conserverò gli articoli nelle tette, che continueranno a lievitare, anche se la mia ragazza avrà poca voglia di succhiarmele.

Non ci penserò, quando farò fuori uno, rovisterò nella sua macchina e troverò una foto con una donna in carrozzella, e un distintivo, avrò fatto fuori uno della polizia.

Sarà la fine, e un nuovo inizio per la mia ragazza, che mi incastrerà con una finta telefonata, in cui io fingerò che lei non sapeva niente, che l’unica cattiva ero io, la troia serial killer.

Per il processo mi laverò i capelli, e mi farò prestare una camicia arancione che tirerà sulla pancia, e chiederò di non mettere le manette, me lo vieteranno, le manette tireranno sui polsi.

La mia ragazza sarà sempre bellissima, racconterà di quanto ero cattiva, mi indicherà dicendo “è lei”, io non smetterò di sorriderle, nonostante il bruciore delle manette.

Mi faranno fuori, e la Florida resterà un posto di persone perbene.

La donna che ha preso venti chili, che ha recitato la scena in cui si prepara per la sua ragazza in un bagno pubblico, mostrando alle telecamere smagliature e pancia molle, e che è riuscita a render umana un “mostro” è Charlize Theron, migliore attrice protagonista.

Chapeau.

di annarita at 14:51:48 3 Commenti