22/06/2004
Fiesta
Il posto è almodovariano, con tanto di bagno dotato di divanetti maculati e di inserti di “Repubblica”.Al nostro arrivo troviamo davanti al posto, sul marciapiede dove piove pioggia beige che ha macchiato i vestiti da festa, un regista televisivo con un Feltrinelli nella tasca sinistra della giacca e una certa voglia di raccontare i segreti berlusconiani di denaro riciclato e picciotti, dice lui, il curatore del libro di cui si è festeggiata l’uscita, Alessandro Golinelli, uno dei pochi che riesce a rendere elegante un mimetico arancione e verde di just cavalli, e un’amica del mio accompagnatore, la quale nell’andare via si è premurata di non salutarmi non prima di avere invitato il mio accompagnatore a bere un aperitivo, “tanto abbiamo i cellulari” ha detto, e poi mi ha dato le spalle.
Il mio abbigliamento, lontano galassie dal jeans slabbrato che ho addosso adesso, mi ha fatto guadagnare qualche sguardo ma ha acuito un imbarazzo direttamente proporzionale al passare dei minuti.
Per fortuna c’era il bagno maculato, frequentato quattro volte in una sera, chiudevo la porta a chiave, controllavo allo specchio che la pelle del viso rovinata non sembrasse troppo rovinata, respiravo, davo una lettura veloce agli inserti di “Repubblica”, e mi ributtavo nella festa, basculante sui tacchi troppo sado. Per fortuna c’era molta fila al buffet, prevalentemente a base di formaggi e di paste condite e di tartine condite al salame piccante.
Per fortuna c’erano molte persone simpatiche.
Un giornalista per bambini, che sul Giornalino risponde alle loro domande. Due musicisti quasi professionisti, Giovanni e soprattutto Michele, innamorato di Google e dei suoi figli, che mi ha raccontato le sue esperienze internettiane, quando ancora internet non si chiamava internet, una storia a base di post scritti nel 1992, di email spedite negli anni ottanta, quando io mi dedicavo prevalentemente al pane e nutella, del suo blog, proxybar.net, dove l’unico argomento ammesso è il computer, vietati i commenti dei lettori, tanto per far capire chi comanda.
Due giornaliste freelance molto simpatiche, che si sono impadronite di un buon tavolo e se ne sono state lì a chiacchierare, forse del romanzo che una delle due ha scritto, “Dammi un bacio”, un titolo troppo carino per un libro che è ancora nel cassetto.
Paola da Biella che, finito di trapanare i suoi pazienti, si è messa in macchina per raggiungere il posto almodovariano, con una tshirt intitolata “too busy to fcuk”, traducibile proprio come state pensando.
Il gruppo di Belluno, un autore di canzoni, suo il tormentone “mia nonna è un’astronauta taratata”, e due belle maturande, ovvero due appena maggiorenni se non minorenni che, per dirla alla Lina Sotis, hanno fatto invidia alle signore presenti, alle prese con i primi trattamenti antirughe al botulino. Il gruppo di uno degli Autori del libro, professione dentista, accompagnato da una libraia e da un uomo abbronzato con i pantaloni arancione che, alla domanda “scrivi?”, ha risposto “no però ho una mezza idea”, quindi malato come quasi tutti, in quel posto.
Il gruppo di Simone, altro Autore, nonché dj in stile mp3 della festa, ragazzo dolcissimo, che ti parla accovacciato alla tua sinistra, ti guarda negli occhi e ti spiega che ha scritto un libro per una piccola casa editrice e qualche racconto, che sì, dovrebbe scrivere il secondo libro ma è pigro.
Il gruppo di Golinelli, Autore nonché curatore del libro festeggiato, posizionato prevalentemente al fresco davanti al posto, con le sedie di pelle bianca messe direttamente sul marciapiede.
Chiara e il suo fidanzato, artisti vestiti di colori freschi, lei molto sorridente, una bottiglia di vino come biglietto da visita, finita con un giro di bicchieri. Un professore di storia della cultura o di una materia altrettanto difficile, Autore di un saggio sul socialismo reale sovietico, insomma un vero Intellettuale, con polo bordeaux da prof. di college americano.
Un batterista giornalista scrittore traduttore professionista che ha scritto il primo racconto del libro, fatto gli onori di casa, comprato una vaschetta di gelato alla vaniglia per dessert, e tentato di insegnare l’educazione stradale a due teppisti che in motorino, dopo avergli tagliato la strada, gli gridavano “ti uccido”.
I teppisti sono stati risparmiati, niente sangue dopo una bella festa. Per la cronaca.
Cronaca della festa privata per il Supergiallo Mondadori, AA.VV. in vendita nelle migliori edicole.
17/06/2004
Orologio biologico dal quotidiano
Se si ha intenzione di diventare mamme bisognerà tenere d'occhio il calendario: l'orologio biologico della fertilità femminile non ammette ritardi. Scaduto il tempo, non c'è più niente da fare. Ma come si fa a calcolare precisamente l'ora X? Con un nuovo test di fertilità messo a punto da scienziati scozzesi che potrebbe rivoluzionare maternità, tecniche di fecondazione e trattamento della menopausa. Ed essere utile, come dice lo studio, "alle donne che, per ragioni personali o professionali, rimandano l'appuntamento con la maternità".I ricercatori del Royal College of Obstetricans and Gynaecologist di Edimburgo hanno sviluppato un metodo che calcola quanto velocemente batte l'orologio biologico femminile e dunque quando una donna entrerà in menopausa. Il tutto con una semplice ecografia che consente di misurare il volume delle ovaie e poi, attraverso un'analisi matematica e al computer, di prevedere quale sia l'età riproduttiva delle donne tra i 25 e i 51 anni, calcolando il numero di ovuli persi e residui.
Per Hamish Wallace, pediatra oncologo dell'Università di Edimburgo e uno degli autori principali della ricerca pubblicata sulla rivista Human Reproduction, ciò significa "che abbiamo la possibilità di stabilire a che velocità avanza l'orologio riproduttivo di una donna e a che età esso cesserà di battere".
I circa 800 mila ovuli che le donne hanno già quando sono feti di cinque mesi, con la nascita e poi l'avanzare dell'età diminuiscono. Sui 37 anni gli ovuli in meno sono circa 25 mila e da qui in avanti il loro declino corre veloce fino a quando la maggior parte scompare e si entra in menopausa. In genere questa arriva intorno ai 50 anni, ma può accadere anche 7-8 anni prima o dopo. Conoscere dunque la durata riproduttiva femminile, come dicono gli scienziati "quante frecce ha ancora una donna nel suo arco", consente ai medici di prevedere quanto a lungo una donna sarà fertile e quando scatterà l'orologio della menopausa.
"Il test sarà utile non solo per stabilire come programmare la propria vita familiare e dunque i tempi per diventare mamma. Ma anche - continuano i ricercatori - per raccogliere informazioni importanti nel caso in cui una donna si ammali di cancro e debba essere sottoposta a trattamenti che rischiano di minarne la fertilità".
In ogni caso i ginecologi scozzesi gettano acqua sul fuoco e spiegano che ci vorrà ancora del tempo prima che una donna possa andare dal proprio ginecologo per misurare la propria fertilità e programmare un'eventuale gravidanza.
Thomas Kelsey, esperto di informatica all'Università di St Andrews, sostiene che i principali benefici della ricerca andranno ai trattamenti per l'infertitlità e alle tecniche di fecondazione. Se una donna insomma ha un'aspettativa riproduttiva lunga è bene che decida di riprodursi "naturalmente" entro quella data mentre se gli ovuli si prevede che diminusicano "di non perdere tempo".
Avvertenza: il test non funziona se una donna prende la pillola perché questa diminuisce la grandezza delle ovaie e nemmeno per quelle che soffrono di ovaio policistiche, una sindrome che causa infertilità.
"Il test apre le porte anche alla possibilità di trattare la menopausa, che ha effetti sulla salute complessiva delle donne, con gli adeguati mezzi", ha spiegato ancora Wallace.
Ma, soprattutto, vista la tendenza delle nuove generazioni di donne a procrastinare l'appuntamento con la maternità per motivi di carriera, il metodo offrirà un calendario preciso su quanti anni mancano per poter avere un figlio, consentendo loro anche di organizzarsi per una "pausa gravidanza".
10/06/2004
Dal Foglio
Ho letto Repubblica, Il Foglio, Il Giornale, Corriere.
Nel Foglio nessun articolo di Camillo Langone, che mi piace tantissimo, la rubrica di Guia Soncini "La deficiente", e un trafiletto chiamato "Andrea's Version", che propone un uso politicamente corretto dei prigionieri.
Lo copio con editing, ma tengo le parolacce, come panna sulla torta.
La cosa bipartisan sarebbe di eliminare questi tre stronzi di mercenari.
Ma non sempre si puo' fare la cosa opportuna e le elezioni incombono.
Una mediazione e' possibile.
1 Berlusconi restituisca gli ostaggi vivi.
2 La Resistenza irachena se li ripigli.
3 Destra e sinistra provino di nuovo a liberarli in par condicio.
4 Faccia l'Onu.
5 Cazzo volevano gli americani?
6 Con i polacchi?
6 bis Cazzo volevano i servizi italiani deviati?
7 Entrino nel covo di Bagdad due siriani, due sauditi, due del Congo e due francesi, tutti col casco blu, e Michele Serra, come controllore, alla maniera di Ginevra.
8 I tre famigerati mercenari non saranno mercenari ma ballerino cubista il primo, tornitore il secondo, membro di Telefono Azzurro il terzo.
9 Liberati che siano, i liberandi dichiareranno "meno male che e' arrivata l'Onu, se fosse arrivata prima manco ci sarebbe stata la guerra".
10 Resta fuori Emergency, pazienza. Diceva Flaiano di Siciliano "quello e' il banalino di coda".
09/06/2004
Il sapore del pesce
Sul lungolago ci sono molti bambini, sono le 11,30 di una giornata d’estate, i bambini sono coperti con cappellini luminosi, sotto spuntano pezzi di corpo abbrustoliti, sono bellissimi.
Sulla scogliera le persone in costume fingono di studiare o di leggere, intente a togliersi le magliette e a tirare giù le spalline, le ragazze che leggono sono sempre sedute a gambe incrociate, anche qui, fuori dall’Europa.
Le barche sono pronte per la stagione, l’acqua sembra invitare a nuotare e a fare sport, e il centro è lontanissimo dall’abbigliamento elegante di altri centri, le persone, molte di colore, hanno vestiti sportivi e si atteggiano a reduci di estenuanti corse sul lungolago o sedute di palestra.
I mie pantaloni blu stonano, dovrei cambiarmi e raggiungere le ragazze che leggono a gambe incrociate.
Il posto dove mi portano è un po’ fuori dalla città, all’ingresso ci sono palloncini di benvenuto, su un laghetto artificiale, che non ha nulla a che vedere con l’altro lago.
Mi danno un cartellino con i miei dati, sono l’unica a non sapere dove metterlo, metto il cartellino sulla tasca destra dei pantaloni blu.
A pranzo riassaporo il pesce, dopo sette anni di vegetarianesimo quasi integralista.
Il riso è giallo, quindi è ripassato in qualche spezia, che però è molto gradevole, e si accompagna a carne e pesce.
Chiedo in inglese al cameriere che parla francese di darmi del riso ma non della carne, il cameriere prende un cucchiaio e, con una dedizione incredibile, me ne mette nel piatto una discreta porzione, piena di pesce.
L’aeroporto internazionale non vende gelati, ma tonnellate di cioccolata.
In aereo mi dicono che hanno liberato gli ostaggi, dico che non me ne frega niente, dico “chi sono questi, che ci facevano in Iraq, chi rappresentano” ottenendo sguardi di diniego.
Mi addormento, e mi svegliano con un vassoio di cioccolata, a forma di dado o di pallone da calcio, prendo due dadi.
Domani, mentre prenderò altri aerei e sarò svegliata da hostess con altre facce e altre schifezze che mi terranno tutta la notte in bagno, il blog fa un anno.
Sto cercando dove continuare.
03/06/2004
Tratto da Italians di Severgnini
Caro Beppe, cari Italians,
quando hanno fatto fuori i giudici Falcone e Borsellino, con la signora Morvillo e le scorte, eravamo nella casa al mare.
A quel tempo, dodici anni fa, avevo vent’anni, poche pretese, e molti ideali, più privati che sociali, per cui la mafia e il suo corollario di orrori mi sembravano un buon soggetto per un racconto o per un film americano, ma niente di più.
Nella casa al mare c’è un biliardino, delle dimensioni adatte ai bambini o ai nani, a vent’anni ero alta più o meno come adesso, non tanto ma più di un nano, e quando sono venuti a dirci della prima bomba: Capaci, Falcone fuori gioco, ci abbiamo messo un minuto a capire, sollevandoci di scatto dalle manopole del biliardino, infastiditi, perché la partita era di quelle importanti.
Nel soggiorno c’era un televisore, che è il televisore della casa al mare, nello schermo le immagini del Tg3, sul divano mio padre sgomento, e mia madre che andava avanti e indietro tra le stanze, con lo stesso sguardo straziato di quando osservava nelle immagini, allora del Tg1, il ritrovamento del corpo dell’on. Moro, mentre io e mia sorella, veramente bambine, giocavamo e protestavamo, perché la merenda tardava ad arrivare.
Noi ragazzi non capivamo, rossi in viso dopo i primi soli, facevamo domande ma gli adulti, per la prima volta dopo la morte del nonno, non avevano risposte.
Qualche settimana dopo, Borsellino fuori gioco, altra bomba, altre immagini di telegiornale, che ci raggiunsero in quei tranquilli fine settimana famigliari, aperti a tutti quelli che apprezzassero i panini treccia e pomodoro, e il parco verde, che a ovest guarda verso il mare, dove, per tradizione, occorre procurarsi una cicatrice importante cadendo dalla bicicletta. Leggevo qualche giorno fa che un sondaggio tra gli studenti palermitani qualificherebbe come «inutile» la morte di Falcone, Borsellino, Morvillo e le scorte.
La mafia, in effetti, è tranquilla, l’impressione è che continui a fare la mafia con la rilassatezza di chi sa che non sarà disturbato, i più pivelli si fanno scoprire per il calcio scommesse, ma si tratta di frattaglie, i migliori riciclano e mafieggiano in scioltezza, a quanto pare.
Voglio ricordare Falcone e gli altri così, strade divelte, illuminate dalla luce delle estati che non finivano mai, come credo non sia finita la loro storia, nonostante il sondaggio.
01/06/2004
Cose
La ragazza bionda, con la canotta e la giacca bianca, è seduta a terra, a gambe incrociate, e legge china su una rivista, ha gli occhiali, anche se sono passate le sette, è molto bella.
La ragazza castana ha occhiali enormi, è seduta di fronte a me, se ruotassi verso destra, parla al cellulare per tutto il tempo che precede l’imbarco, si pavoneggia, la vedo ammiccare, intuisco che ha delle mani molto curate, come le donne che fanno televisione, ostenta una passione per il beige che io non raggiungo neanche in pieno inverno, è molto bella, poi all’imbarco me la trovo sulla destra, ha un viso segnato di acne, sotto la giacca beige di classe ha i pantaloni della tuta, le mani curate stridono con il resto, è comunque bella.
La madonna di Tortona è di oro massiccio, domina la piana, e dall’autostrada indica ai peccatori un sentiero da seguire.
All’ingresso del Mater Dei l’organizzatore sorride, quando sorride mi piace, e non importa dei panini, e del fatto che andiamo via prima di tutti.
Il caffè di Tortona è buono, appesantito dal cacao che aggiungo mentre il barista si distrae, e alleggerito da chi mi aspetta leggendo un quotidiano del posto.
Il duro ha una giacca da duro, fuma, mi spiega della Ladispoli Tortona, è abbronzato come quelli che fanno televisione, è simpatico.
Torino è indifferente alla morte, in centro tutto scorre, si guardano vetrine, e si vorrebbe comprare ma non sempre si può, che ne so, un paio di occhiali di Prada.
Moncalieri ha una collina verde, troppe piazze per riuscire a intendersi con chi ti deve venire a prendere in taxi, e un Real Collegio che trasmette sapori antichi.
L’irlandese è venuto qui per cambiare vita, da dodici mesi studia le stesse cose che già conosce e si prepara a fare lo stesso lavoro che ha odiato per quattro anni.
Il bolognese cerca lavoro e stressa i professori mentre mangiano al bar di fronte il municipio, un piatto di pasta e un’insalata di plastica.
Il romano ci prova a accorciare le distanze ma la destinataria degli accorciamenti non gradisce, le mostra una vignetta con uno che va dal dottore, il dottore gli dice “lei è in soprappeso” e il paziente tira fuori un organo genitale da dieci chili, un corteggiamento di classe.
Il professore di Zurigo mi manda il suo libro in due lettere, è carino, nonostante le dosi di algebra.
L’acqua è gelata, le meduse stanno per conto loro, chi deve leggere legge, chi deve abbronzarsi si abbronza con cautela, quelle alla nostra destra parlano di vestiti e di cene da organizzare.
La pizza di domenica pomeriggio è buonissima.
Il tassista di Fiumicino parla in continuazione, rispondo con le energie che restano ai corridori del Giro dopo il Pordoi, diventiamo grandi amici.
La caldaia scorre, e le zanzare enormi non se ne vanno, provo con frecce segnaletiche, messaggi non equivoci di apertura delle finestre, provo a spiegare alle zanzare che le croste che mi fanno sulle gambe sono meno belle di quando non me le fanno, stamattina sono diventata grande amica della zanzara obesa, e le croste non mi fanno più tanto schifo.
01/06/2004
Monster
Sono nata in una baracca della Florida, da bambina ero bionda e sembravo carina, mi piaceva sognare, finché non arrivava l’orco cattivo, e mi prendeva e portava via, a picchiarmi e a scoparmi.
Da ragazza, sempre bionda ma meno carina, guardavo le altre parlottare a gruppetti di quattro, sul marciapiede della fermata dell’autobus, che portava loro a scuola, e me in qualche sala da biliardo dove ubriacarmi tutta la mattina a spese di qualcuno cui permettevo una pacca sul culo o sulle tette, che mi crescevano più grandi di quelle delle ragazze perbene.
La prima volta che ho scopato a pagamento mi ero rifugiata sotto un ponte, avevo addosso i soliti stracci, e non pensavo che qualcuno mi avrebbe pagato più di qualche birra per un pompino.
Rimediai trenta dollari, e per qualche giorno mangiai, continuando a dormire tra i rifiuti e a lavarmi nei cessi pubblici.
La mia ragazza l’ho conosciuta la sera in cui volevo suicidarmi.
Ero appena scesa da una macchina dopo gli ennesimi trenta dollari, e volevo spendermi tutto, prima di spararmi, con la pistola che ho sempre in tasca.
Entro in questo bar, e lei mi raggiunge al bancone, e mi chiede se può pagarmi una birra con lo stesso sguardo di quelli che vogliono scoparmi sul ciglio delle strade.
Era un bar di lesbiche e di froci, le dico che non sono lesbica, e mi pago la prima di dieci birre, finite le quali andremo via insieme, dormirò nel suo letto, e inizierò a amarla.
Da allora non sarà più come allora.
Io e la mia ragazza andremo a vivere insieme, io dovrò ricominciare a scopare e a fare pompini in autostrada per farla mangiare, ci ubriacheremo alle nove di mattina, e scoperemo, come solo due lesbiche sanno fare.
Intanto, ucciderò alcuni clienti, sei, ruberò le loro macchine e porterò la mia ragazza a divertirsi, altro motel, altre scopate.
All’inizio non mi piaceva uccidere, mi dava fastidio pulire la macchina, e pulirmi le mani dal sangue.
Allora scoperò e sparerò, o viceversa, e vedrò la mia ragazza sempre triste, lei vorrà andare a Orlando, e io la chiuderò in un motel, in giardino la macchina dell’ultimo cliente fatto fuori.
Non ci penserò, il giorno in cui la mia ragazza sbanderà e finiremo con una delle macchine rubate nella casa di alcuni tizi, che vorranno aiutarci, ma io dirò alla mia ragazza di fuggire, e fuggiremo, ma non per sempre.
Sui giornali inizieranno a scrivere di serial killer, e tutte quelle cazzate lì.
Ruberò i giornali dai cestini, e conserverò gli articoli nelle tette, che continueranno a lievitare, anche se la mia ragazza avrà poca voglia di succhiarmele.
Non ci penserò, quando farò fuori uno, rovisterò nella sua macchina e troverò una foto con una donna in carrozzella, e un distintivo, avrò fatto fuori uno della polizia.
Sarà la fine, e un nuovo inizio per la mia ragazza, che mi incastrerà con una finta telefonata, in cui io fingerò che lei non sapeva niente, che l’unica cattiva ero io, la troia serial killer.
Per il processo mi laverò i capelli, e mi farò prestare una camicia arancione che tirerà sulla pancia, e chiederò di non mettere le manette, me lo vieteranno, le manette tireranno sui polsi.
La mia ragazza sarà sempre bellissima, racconterà di quanto ero cattiva, mi indicherà dicendo “è lei”, io non smetterò di sorriderle, nonostante il bruciore delle manette.
Mi faranno fuori, e la Florida resterà un posto di persone perbene.
La donna che ha preso venti chili, che ha recitato la scena in cui si prepara per la sua ragazza in un bagno pubblico, mostrando alle telecamere smagliature e pancia molle, e che è riuscita a render umana un “mostro” è Charlize Theron, migliore attrice protagonista.
Chapeau.