26/05/2004
Vado
Ho il primo di una serie di spostamenti, per aria, terra, e mare.
Niente internet, fino a lunedì mattina.
Continuiamo, è questo, che sto dicendo, alla vigilia del primo compleanno mi sembra un'esperienza all'inizio, e ne ho moltissima voglia.
Leggerò "Discocaine", Tatiana Carelli, e "Le domande di Brian", David Nicholls, e tutte le riviste stupide.
Peace & Love, che scritto in questo periodo ha un reale significato, forse.
25/05/2004
La carriera
Conosco Gioia, quasi quanto conosco, me stessa.
Ieri pomeriggio, Gioia stava completando un documento importante, da consegnare prima di una serie di trasferte.
A pranzo, uno dei Capi le ha fatto trovare sulla scrivania una bozza di quel documento, “è interessante, parliamone”, scritto su un postit, preso da quelli in dotazione di Gioia.
Nel pomeriggio, ha letto sul display del telefono i quattro numeri che provengono dal telefono di questo Capo, ha stampato una bozza del documento, ulteriormente modificata, e di corsa, è andata nella sua stanza.
Maggio è il mese dei premi, ha ricordato Gioia, e ha visto una serie di fogli valutatitivi.
Quei fogli sono passati nelle mani di Gioia, che, non avendoli letti, non faceva che raccontare al Capo, quanto sono bravi nel suo gruppo di lavoro, quanto lei si trova bene, e quanto loro si trovano bene con lei.
L’aspetto economico di quei fogli, esaminati distrattamente alla scrivania tra un’occhiata ai messaggi e un’altra alla posta elettronica, non le è sembrato negativo, le hanno riconosciuto il premio al 99.9%, uno dei tanti modi per affermare il potere, quello 0.01% non dato, ordinario contesto di ufficio.
L’aspetto valutativo, invece, la ritrae come una di “medie” relazioni interne e esterne, lei che deve contenere la tendenza a fare gruppo, che mangia ogni giorno a mensa con i colleghi, che non si tira indietro.
Una dotata di conoscenze “minime” in tutte le materie collegate al suo ruolo, incluso excel, l’elaborazione e la gestione di report, e la struttura aziendale.
Con questa scheda valutativa sarà difficile per Gioia ottenere la promozione, e io stessa non promuoverei una che non risulta capace di scrivere in excel.
Gioia e io ne abbiamo parlato a lungo, ieri.
Per una strana coincidenza, sulla prima pagina di un quotidiano milanese Alberoni scriveva contro il carrierismo che diventa arrivismo, dicendo che raggiungono il successo coloro che non se ne preoccupano, non troppo.
E’ più o meno quello che è stato detto a Gioia, incluso un messaggio della famiglia, più esplicito e meno ripetibile.
Forse la chiave di tutto è il percorso, di Gioia.
Il trovarsi nei meccanismi tipici delle grandi aziende, tendenti a reprimere l’autostima e la creatività, e a isolare chi è diverso, senza crederci fino in fondo, in questo progetto, senza, in quasi sette anni di lavoro, scorgere un segno di apprezzamento, un episodio concreto che le trasmetta valore.
Conosco Gioia, e so che si è interrogata sui suoi errori durante il tragitto di ritorno, mentre cambia il costume con uno più piccolo, beve un succo di pesca gelato, e dà un’occhiata alla presentazione di Dino Risi, con occhiali scuri e abbronzatura, appena sbarcato da uno yacht, attraccato a Largo Chigi.
A casa, Gioia ha finto di vedere un film, in cui il protagonista, grasso ma, soprattutto, stupido si innamora di donne bellissime, che, guarda un po’, lo respingono, finché uno che di professione fa il consigliere di persone famose gli installa la capacità di vedere come sono fatte le donne, dentro.
Seguono scene, che dovrebbero essere divertentissime, di rimorchi e di balli sfrenati del protagonista con donne che lui ritiene bellissime, in realtà donnoni obesi, fuori dai canoni anoressici e anoressizzanti dello spettacolo, con gli amici che cercano di allontanarlo dai donnoni, con lui che si innamora di una bionda che gli sembra una modella, ma che pesa over 100 chili, e che diventerà magra e modella, e gli darà tanti figli, senza prendere un etto.
Forse, perché immagino che Gioia si sia stufata del film, abbia cenato con crackers e yogurt vitasnella, e si sia fatta una doccia, caldissima.
So che Gioia avrebbe voluto telefonare a sua sorella, ma sua sorella è molto impegnata, e le avrebbe detto le cose retoriche di Alberoni, le grandi aziende vincono, sempre.
Gioia è andata a letto presto, fa freddo, in quest’estate che tarda a arrivare, ma che durerà fino a tardi, avrebbe voluto leggere un libro che le hanno regalato domenica, ma non lo ha portato a letto, con sé.
Se senti su di te tutta la disistima del mondo, e fatichi a stimarti, il sesso può essere una via d’uscita, si è detta Gioia, convinta che anche Alberoni sarebbe d’accordo.
So che Gioia ha fatto sesso, con se stessa.
20/05/2004
I ventenni
Leòn ne ha fatta di strada, dall’Albania agli studi televisivi, passando per le migliori scuole di danza albanesi e italiane, inclusa quella milanese, famosa per le sevizie sui futuri ballerini, sevizie artistiche, ovviamente.
Sabrina e Samantha sono di borgate che immagino non troppo lontane da quegli studi, entrambe dotate di tette notevoli, notevole accento locale, capelli finti, solo una dotata del “th”, indispensabile in certe società, non per niente la regista di “Elisa di Rivombrosa” si fa chiamare Cinzia Th Torrini, e guai a dimenticarsi di quel “th”.
Gian è settentrionale, forse di Genova, con le sue “e” chiuse e quel sorriso di chi proviene da società in cui il “th” lo hai per nascita.
Gian è eterosessuale, o forse no, e Garrison lo guarda, tanto.
Tutti e quattro hanno talento, o forse no.
Leòn si, ballerà nei migliori teatri, se continuerà con la disciplina che sembra distinguere i ballerini albanesi, affamati anche di cibo.
Samantha, che intanto si è fidanzata con Leòn, studia per fare l’attrice, come tutte le sue amiche di borgata e le aspiranti veline, peccato che faccia errori di italiano da quinta elementare, con riferimenti culturali pop, quali i riti scaramantici consigliati dalla sua parrucchiera.
Sabrina, che intanto cerca un fidanzato, studia per fare la ballerina, e balla, in stile televisivo più che classico, ma sono dettagli, è bella e piace un sacco al pubblico, e sarà una velina, o forse no.
Gian è l’altro talentuoso del gruppo, canta in falsetto, con una carica emozionale stupefacente, balla con leggerezza, parla poco, e adora la famiglia, che in passato ha avuto la tentazione di rifiutarlo.
Leonardo viene dalla provincia, quella arrabbiata, che vince.
Tre anni fa è stato primo in classifica, dal primo giorno, eppure non sapeva fare niente, ma aspirava a ballare, adesso balla, in televisione, finalmente con capelli finti, e belle gnocche alle calcagne.
Giulia è genovese, e conosce Gian, da prima.
Se la invitate in uno studio, spegnete le luci, tranne un cono su di lei, le date un microfono, e una qualunque base, e intanto vi concentrate su emozioni positive, Giulia vi conquisterà, con la pancia magra, l’aspetto di chi evita il sole, lo sguardo di chi è destinato a cercare, e, a volte, a non trovare.
Danny, il vincitore del primo anno, ha fatto tutti i lavori che un ragazzo volenteroso, che non ha studiato, riesce a rimediare, dal magazziniere in su, trasformandosi, di notte, in cantante, e andando a lavorare senza passare per un letto.
Maria D.F. è una ragazza ultraquarantenne, asciutta, sensuale, erotica, come ha scritto un famoso critico, che è impassibile nelle intemperanze da ventenni, spiati dalle telecamere più che in altri studi televisivi, e li ama, quei ventenni, li coccola, li fa lavorare, assiste alle loro prove, e ha sempre un gesto di affetto, anche quando la ventenne si chiama Alessia, vuole cantare, ma non lo sa fare.
Maria D.F. veste malissimo, forse lo fa apposta, o forse no.
18/05/2004
La lettera di ADC
I biglietti blu che mi ha dato Davide per il suo spettacolo sono sul mobile, all'ingresso.
Lo spettacolo sta per iniziare, e io sono a casa.
Colui che avrebbe dovuto vedere lo spettacolo con me mi ha scritto un messaggio, che ha discusso la serata, e io ero già a casa, facendomi bella.
Invece del teatro, ho fatto la spesa, in farmacia e alla conad, e ho cercato di trovare un accordo con la caldaia, che forse mi sta regalando di nuovo acqua calda, intanto fa piovere dal suo fondo, come fosse un diluvio, e il bicchiere di carta che dovrebbe accogliere quell'acqua rifiutata collabora meno della caldaia.
Invece delle istruzioni su come fare in modo che la caldaia faccia la caldaia, ho trovato, protetta in un cassetto, una lettera, scritta da ADC, con un pennarello non sbavato, il 16 febbraio 1998, e spedita il giorno dopo, su un foglio sobrio.
Si tratta di una risposta, alla prima lettera che ho scritto a ADC, in un'estate di tanti anni fa, a conclusione di un mio percorso che ha reso quegli anni duri ma fondamentali, quindi, è colpa anche di ADC, per come sono adesso.
L'ho riletta, e mi è venuta voglia di trascriverla, perché, ogni volta che mi sentirò una scema, come adesso, per qualcuno che non vuole farsi aspettare, sarà bene ricordarmi che in passato quelle parole di ADC, erano per me.
Milano, 16 febbraio
Cara Annarita,
grazie per la sua lettera. Sono contento che il libro le sia piaciuto, e che le abbia fatto venire voglia di dirmelo, e di dirmi qualcosa di sé, senza filtri e schermi.
Continui a essere in MOVIMENTO, ci sono così tanti mondi da scoprire. (E continui a mangiare, anche!). (La sua lettera non è affatto triste. Inquieta si, ma questo è un bene, no?). Continui a essere istintiva, perché l'unica "stabilità" possibile viene proprio da lì, mi sembra.
Un saluto affettuoso
firmato ADC
18/05/2004
Ricette facili
Tu, come ti rassicuri?
I maniaci della porta accanto come guarire dall'assedio dei tic (di L. Laurenzi).
Non riuscire a farne a meno. Lavarsi continuamente le mani, anche sessanta volte al giorno. Andare a controllare che il gas sia spento, alzarsi di notte per controllare di nuovo. Dieci, quindici, venti volte. È chiuso il gas? È spento il ferro da stiro? Chiudere la porta di casa a chiave e tornare indietro per verificare di averla chiusa. E poi ricontrollare, ok, tutto a posto, ma dopo continuare a pensarci, ancora e ancora, tornare a vedere, in un crescendo d'angoscia. Parcheggiare la macchina e non dormire di notte per il sospetto di non aver tirato il freno a mano, la strada è lievemente in discesa... Camminare contando sempre i passi, senza mai calpestare le connessure, e ogni certo numero di passi, quasi sempre dispari, fare un certo rituale scaramantico. Gabbie mentali, prigioni, auto-trappole. Quanta gente oggi soffre di queste ossessioni, o manie, o compulsioni? In quanti si avvelenano la vita con atti ripetitivi, con cerimoniali e rituali che scandiscono esistenze sempre più nevrotiche? È una vera e propria malattia psichiatrica, catalogata in medicina come disturbo ossessivo-compulsivo (Doc): una malattia che interessa il due per cento circa della popolazione adulta. Oltre un milione di persone in Italia, tra cui molti bambini e adolescenti, ne soffrono. Una malattia sottovalutata, misconosciuta, non diagnosticata, liquidata spesso come una banale fisima, una fissazione. E invece il disturbo ossessivo-compulsivo è considerato la quarta patologia psichiatrica più frequente dopo i disturbi fobici, quelli legati a sostanze tossiche come alcol e droghe e la depressione. Come ribellarsi alla dittatura dei rituali? A che punto bisogna correre ai ripari, qual è il momento-chiave in cui una mania diventa patologica? Quando questa mania ci impone dei rituali che occupano oltre un'ora al giorno è la risposta. Sta per uscire un libro che può fare chiarezza su un disturbo dalle cause ancora oggi molto misteriose. Si intitola "Non riesco a fare a meno di...", sottotitolo: "verificare, contare, lavare, controllare. Come riconoscere e liberarsi dai disturbi ossessivo-compulsivi", edizioni Tea. Lo ha scritto lo psichiatra francese Alain Sauteraud, specializzato nel trattamento del Doc. È un libro-manuale che spiega cos'è "normale" e cosa invece sconfina nella malattia, un libro che segnala le emergenze del disturbo, e sollecita ad agire senza perdere tempo, dando istruzioni al malato ma anche ai suoi famigliari, spettatori quotidiani e impotenti di una sofferenza esasperante per tutti. Nevrosi ossessiva: il termine è stato coniato da Sigmund Freud. Ve ne sono centinaia di tipi diversi, ognuna ha la sua peculiarità e i suoi riti, ognuna in genere peggiora verso la fine della settimana, quando si è più stanchi, ma sono tutte riconducibili a quattro grandi categorie. La prima è quella delle ossessioni da contaminazione, che affliggono più spesso le donne che gli uomini. Sono ossessioni spesso legate ai rifiuti, alle secrezioni, ai microbi, ai germi, ai liquidi organici, agli animali domestici, all´alimentazione, all´ambiente e naturalmente a tutte le malattie, compreso il cancro. La seconda categoria - come diffusione - è quella delle ossessioni da errore (timore di non aver chiuso qualcosa, di fare male il proprio lavoro, dire cose sbagliate, paura ossessiva di perdere/ dimenticare/ buttare via qualcosa), i rituali di controllo sono più diffusi fra gli uomini). La terza è la categoria delle ossessioni da malaugurio, legate a superstizioni, numeri, calcoli aritmetici, colori, disposizione di oggetti, ordine, simmetrie, allineamenti. La quarta infine riguarda le ossessioni di aggressività: la paura ossessiva di nuocere ad altri, specie bambini, o a se stessi, per disattenzione, per errore, ma anche con un atto volontario. Ci sono poi le ossessioni sessuali e quelle religiose. Tutte possono provocare un'ansia lancinante che si placa in un unico modo: mettendo in atto gli infiniti e snervanti rituali stereotipati, che danno però un sollievo solo momentaneo. Chi soffre di questi disturbi, oltre a stare oggettivamente male, vive con vergogna e senso di colpa i propri gesti, rimproverandosi e tenendo nascosta la propria malattia. Una malattia che si può e si deve curare, le guarigioni spontanee essendo rarissime e il rischio di cronicizzazione molto alto. Due sono le strade che si possono seguire, spiega Sauteraud: la psicoterapia (da 20 a 30 ore la durata media di una cura, da accompagnare con esercizi terapeutici) oppure gli psicofarmaci antidepressivi, interrompendo i quali si rischia però una ricaduta. Il Doc è una malattia che affligge soprattutto i giovani: il 65 per cento dei pazienti ne descrive l'insorgenza prima dei 25 anni e un terzo sin dall'infanzia. L'età di inizio è in genere fra i 3 e i 18 anni, in media intorno ai 12. Le ossessioni più frequenti fra i bambini riguardano i germi, la paura di provocare catastrofi, la preoccupazione a proposito di ciò che è vero o falso, la sensazione di avere "una musichetta in testa".
17/05/2004
Il genio che dorme
I cani di Bianca abbagliano, da lontano.
E’ il primo pomeriggio di un sabato non ancora di mare, scendo la mia strada con un sacchetto della spazzatura, senza propositi, se non perdere tempo fino all’impegno successivo.
A metà strada, Bianca e io siamo di fronte, i cani si sono posizionati sul lato destro e sul lato sinistro di Bianca, che ha un grembiule bianco sui vestiti scuri, i cani abbagliano.
Bianca è la mia parrucchiera, riesce a manipolarmi come pochi, mi siede, mette in sottofondo bella musica, offre tè, che rifiuto sempre, e fa dei miei capelli ciò che vuole.
Sorride, come sempre, con un sorriso che non scalfisce la sua solidità di tedesca di Colonia, sorrido anche io, come sempre.
“Allora, com’è andata con il genio?”.
Capisco cosa mi sta chiedendo Bianca con due minuti di ritardo, intanto lei sorride.
Quindi, smetto di sorridere.
Non vedo il genio da fine marzo, e per quell’incontro ero stata qualche ora da lei a farmi un nuovo taglio, lei cercò di convincermi che sarebbe andato tutto bene.
Quindi, le rispondo, più o meno, “malissimo”.
Bianca cerca di dirmi qualcosa di rassicurante, la rassicuro io, ci salutiamo, e ci sentiamo entrambe molto rassicurate.
Continuo la discesa della mia strada, butto via la spazzatura, mi incammino verso i negozi, droghe leggere, poi torno sui miei passi, ripasso davanti ai cassonetti in cui c’è la mia spazzatura e, prima di salire la mia strada di casa, continuo verso un pub dove ogni tanto vado a farmi un caffè.
Ho il sole in faccia, non distinguo subito la sagoma lunga e magra che fa “ciao, ciao” con la mano, però penso che quella sagoma assomiglia tanto al genio, se non fosse che il genio vive all’estero.
E’ una scena da western.
Ci salutiamo, mi fa una domanda tipo “sei contenta”, intendeva “sei contenta di abitare in Via ….”, che si trova esattamente a seicento metri dalla strada dove ha una casa, e non è un caso.
Io capisco una cosa tipo “sei contenta”, e rispondo che non ho risposte, allora ci incartiamo in una serie di equivoci, e va bene così, mentre il ragazzo del centro estetico osserva questo incontro tra stranieri.
Il genio ha sonno perché per prendere l’aereo si è svegliato alle quattro, va a dormire, gli dico “scrivi cose belle”, cioè la frase più stupida che potessi scegliere, anche perché da tempo non lo leggo, poi mi fermo a salutare il ragazzo del centro estetico, con cui scambiano sempre le stesse battute, e vado a farmi un caffè.
C’è stata un’epoca in cui credevo che il genio fosse il mio ideale, amavo altri, e intanto lo aspettavo, che tornasse dai mondiali, dalla guerra del prezzemolo spagnola, e dal resto del mondo.
Antesignana di Serena, quella del Grande Fratello, mi ero costruita una favola in cui il principe azzurro era interpretato dal genio, ma mi ero dimenticata di chiedere la sua opinione.
Mentre il genio dormiva a cento passi dalla mia casa, dopo il caffè nel pub rock, stavo per cedere di nuovo alla favola, disdire i biglietti del treno che mi avrebbe riportato nella vera casa, deludere chi mi aspettava, nella probabilità remota di un cenno del genio, quando avesse finito il sonno del viaggiatore.
Sono tornata, stamattina.
13/05/2004
Complessi
Le persone sfiorate sono tornate a firmare articoli di giornale, e quarte di copertina, dentro lo schermo, nei convegni, travestiti da bloggers, e da lanciatori di noccioline.
Il circo è in pausa, la prossima tappa sarà Letterature.
L’estate è tornata.
Intanto, dovrei.
Comprare i biglietti per l’Iliade di Baricco, a fine settembre.
Uscire con qualcuno di veramente interessante, e non faticare a convincerlo che sei veramente interessante.
Limitare l’uso degli incubi, l’altra notte ho sognato che al lavoro trasferivano tutto in Svizzera, accettavano tutti, tranne me, alla fine del sogno restavo nella città in cui mi trovo, ma dovevo rinunciare, alla carriera.
Non chiedersi, come invece fa Carrie, “se gli uomini con cui sono stata stanno bene, c’è qualcosa che non va, in me?”.
Superare il complesso del “cieco”.
Il cieco va a cena da una coppia di americani della classe medio bassa, più bassa, che altro.
Il cieco è amico di lei, e non ha mai conosciuto lui, ma lui ne ha sentito tanto parlare.
Lui ha tanti pregiudizi nei confronti del cieco, e non servono molte sessioni di erba, per eliminarli.
Finché il cieco non fa l’unica cosa che lui non si aspetterebbe, disegna, con lui, una cattedrale, la più bella cattedrale disegnata.
Ultimamente, mi hanno fatto sentire cieca.
Ho collaborato a un progetto letterario collettivo, e ho conosciuto l’editore di questo progetto.
Mi ha scritto che non riesce a entrare in sintonia con me, bocciata come persona, dopo un colloquio affollato, alla fine di una giornata faticosa.
L’elenco di persone sfiorate, numeri scritti su foglietti, qualche messaggio, e appuntamenti strampalati, cui non sono andata, è lunghissimo.
Ultimamente, ho dimenticato che posso disegnare una cattedrale, magari non la più bella, ma una discreta, si.