12/03/2004

TERRORISMO

Perchè non mettere una bomba su un treno? dirottare un aereo contro un grattacielo? trasformarti in bomba e farti esplodere su un autobus, anche non affollato, o davanti ad una banca? tirare sassi dall’autostrada, perché al cinema non danno niente di bello e al pub siete stati la sera prima e la ragazza non ce l’hai? mettere una bomba in una stazione, un giorno d’estate dell’80 o un giorno di pre primavera del 2004, magari un undici qualcosa, che undici è un numero da terrorismo? sparare a qualcuno, a quello che sta riformando il mercato del lavoro, quello sporco capitalista, che non ha bisogno del mutuo prima casa e gira con la moglie bella e i figli belli, e vanno in bicicletta come nelle pubblicità, mentre i covi sono sempre diversi? Da bambina mi discriminavano perché ero grassa e con i denti storti, che, tra l’altro, ho mantenuto. Però, avevo il colore della pelle opportuno, nessun dubbio sulla mia natura di occidentale, avevo battesimo, comunione e cresima, il tutto entro i nove anni. Gli altri bambini avrebbero potuto dirmi sporca cicciona, senza essere puniti da maestre che, a volte, mi chiamavano nello stesso modo, ma non sporca negra o ebrea di merda o araba torna a casa. Quindi, non ho, quasi, mai preso in considerazione l’ipotesi di mettere bombe, agevolata dal non essere terreno fertile per i rancori. Nel Medio Oriente c’è un posto di mare, con un bazaar, mercanzia per turisti, il titolare sovrastava il bancone, e borbottava, a voce abbastanza alta da risultare udibile, italiani ladri. Appeso al soffitto un pezzo di stoffa, dorato come una cotoletta, con delle scritte nere. Quando lo toccammo il proprietario del bazaar iniziò ad urlare. Quella stoffa conteneva versi per lui sacri, il corano. Ci scusammo ma ci cacciò lo stesso, urlava che eravamo impure, troie, più o meno. Su Repubblica di ieri Amartya Sen rivendicava l’origine orientale dei greci, ammoniva, dall’alto del nobel e della cattedra di Stanford, che veniamo tutti dallo stesso ceppo, se gli orientali sono una merda lo siamo anche noi, che non siamo nati in India come lui, dando per scontato che gli occidentali pensino questo degli orientali. A Madrid qualcuno, basco o figlio illegittimo di Bin Laden o magari italiano solidale con quel galantuomo omicida di Cesare Battisti o, soprattutto, americano, sulla scia delle crociate iniziate un anno fa, ha fatto quello che sappiamo. Si è svegliato nella mattina spagnola, che immagino fresca, ha fatto colazione con le tapas, ha baciato la moglie e dato una carezza ai bambini, un’occhiata allo specchio, e ha messo un po’ di bombe. Poi è andato al lavoro, ha passato gran parte della mattina su internet, ha proposto ai colleghi di andare alla manifestazione contro il terrorismo, ha chiesto a casa di non andare troppo in giro, che il terrorismo è pericoloso. La sera ha cenato con la cotoletta, ha guardato la televisione, impressionanti questi terroristi, ha commentato, merde sociali, vero? Si tratta di un bambino che aveva problemi, grasso come me, o giallo, olivastro, nero sporco, nero chiaro, o povero, i genitori sempre ubriachi, la madre batteva in strada, il padre batteva in casa, usando la fibbia della cinta o il tacco delle pantofole della moglie, che dà lividi belli tondi. Possiamo odiare i terroristi di merda, rivendicare che noi, occidentali, dobbiamo prendere questa gente e educarla, e chiuderla a Guantanamo, e metterla noi, una bomba, fare piazza pulita. A Madrid sono scoppiate un sacco di bombe e, durante la riunione, guardavo Giacomo, che vive a Londra, e desideravo fare l’amore, come non accade da mesi, e trovavo interessantissima la riunione, passata tutta a guardarci, però Giacomo è a Londra, adesso, e non ha chiesto di raggiungerlo. A Madrid sono scoppiate un sacco di bombe e sono andata da Garrone e Gaudioso a parlare di Primo Amore e di anoressia, con Garrone che dice, non hai capito niente, l’anoressia non c’entra niente, poi, alle 22, ho raggiunto gli amici al giapponese, a vederli mangiare, perché riempo troppo i vestiti. Sono scoppiate le bombe, ma non possiamo farci niente, passa una buona serata, gli ho scritto ieri.

di annarita at 11:30:34 3 Commenti