23/02/2004
Fiction
Per chi crede che l’amore non esiste, per chi ha appena compiuto 31 anni o, peggio, va per i 32, per chi a teatro regolarmente si addormenta, per chi ha provato di tutto, palestra, dieta, lifting, lookmaker, tacchi a spillo e minigonna, analisi freudiana e junghiana, ma non ha rimediato uno straccio di fidanzato, lo spettacolo “Singles”, al Teatro dè Servi di Roma, fa per voi. Alexia Murray, Nick Nicolosi e Giacomo Gonnella interpretano tre trentenni, compagni di liceo, che si ritrovano puntualmente nel ruolo di lanciatori di riso ai matrimoni, matrimoni degli altri ovviamente, perché loro, per cause diverse, sono single. Il bello dei tre, lasciato cinque anni prima dalla fidanzata storica non si è più ripreso, nonostante l’atteggiamento da single per scelta, sprezzante verso il mondo e convinto di essere un grande attore pur recitando, nella fiction di lui che fa il suo personaggio che recita, da cane. Il brutto dei tre non ha frequenti frequentazioni femminili, si veste con i jeans marroni sgualciti che ha dal liceo, soprattutto, orrore, predilige i sandali con i calzini, nel primo atto i calzini sono bianchi, e studia con grande serietà. Insomma, il tipo che farebbe orrore a molte, ma che a me non dispiacerebbe, calzini bianchi a parte. Lei si crede brutta e paffutella, e ovviamente non è né l’una né l’altra, è innamorata del bello dei tre, che praticamente non la considera un essere di sesso femminile, è la più disperata dei tre. Si riempie le giornate di passatempi, compresa una serata rebus, con lei che inventa rebus da sottoporre agli anziani di una casa di cura, quello che spiega agli amici nello spettacolo ha come risultato la parola “incontinente”. Fa lezioni in un coro. Va in palestra vestita da tennis per riciclare l’equipaggiamento che già possiede, e non ci fa una gran figura. La sera del suo trentunesimo compleanno, ancora vestita da tennis, spegne le candeline da sola, e racconta bugie alla madre, fingendo, durante una esilarante telefonata, di stare facendo una festa con gli amici, in particolare con un amico, cui dice con tono civettuolo “smettila, non vedi che sono a telefono, smettila, non adesso”. Convince gli altri due protagonisti ad aderire ad un weekend organizzato da “singlefafigo”, che è il nome del sito dello spettacolo, imperniato su una caccia al tesoro nei boschi il cui tesoro, a detta degli organizzatori, avrebbe dovuto essere l’amore. In realtà, rimediano un’intossicazione da funghi dai pesanti e maleodoranti effetti collaterali. Mette un annuncio su una rubrica per anime solitarie, firmandosi, su consiglio del bello del gruppo, Marilyn e descrivendosi come rag. serv., ragazza servizievole. Annuncio che renderà meno single due di loro.. L’argomento, come è evidente, è trito e ritrito, dal libro di Bridget Jones in poi, sabato in libreria ne ho contati quaranta del genere “la mattina dopo” o “ventimila regole su come trovare un marito”, le cui autrici risultano regolarmente separate. L’elemento vincente della commedia è l’approccio lieve e disincantato. Scene di feste in locali da single o approcci goffi al primo incontrato le abbiamo vissute quasi tutti, e spesso con una buona dose di umiliazione. Diverso è ballare nel locale per single riuscendo a sorridere dei cocktail dal nome “coito” o inventare rebus sulla terza età, piuttosto che sprecare tempo a lamentarsi. L’elemento vincente è la morale che, in alcuni casi come questo spettacolo, è necessaria. L’amore e l’amicizia sono dietro l’angolo, basta approfondire il proprio sguardo, senza smettere di sorridere, di sé stessi prima di tutto. L’elemento che fa davvero la differenza, rispetto ai tanti spettacoli dei teatri sperimentali, è la recitazione dei tre single per fiction. Su tutti, lei, che ad un certo punto della storia inizia a tirare fuori le unghie, alzando la voce quando è necessario, rivendicando il diritto ad essere considerata una donna, non un fagotto, tirando fuori i tacchi a spillo e indossandoli con scarsissima disinvoltura quando va ad incontrare un sedicente Brad Pitt che ha risposto all’annuncio di rag. serv., che si rivelerà molto meno bello e a lei molto più noto del vero Brad. Gli oltre duecento posti del Teatro dè Servi sono sempre esauriti. La sera di San Valentino hanno fatto una cena dopo lo spettacolo, il giorno dopo, giorno dei single, hanno organizzato durante lo spettacolo degli speed date, appuntamenti al buio di due minuti. I quotidiani nazionali, nelle pagine locali, se ne occupano da giorni. Il pubblico ride in continuazione, o quantomeno sorride. Lo spettacolo, peraltro non lunghissimo, vola, e l’idea di far uscire gli attori, per i consueti ringraziamenti al pubblico, sulle note di “sarà perché ti amo” e di far dire a lei una cosa del genere “ogni riferimento a fatti o persone reali è voluto”sembrano le ciliegine su una torta cucinata benissimo dalla direzione marketing. PS la lei dello spettacolo mi ricorda qualcuno