28/11/2003

Forse è un ritorno

Quando ho iniziato questo blog tutti, tutti, mi chiedevano "perché aprire un blog". Quando ho (temporaneamente?) abbandonato questo blog, quattro mesi dopo tutti, tutti, mi chiedevano "perché chiudere un blog". Non ho mai risposto e ancora adesso non so perché aprire e chiudere le esperienze. So che negli ultimi mesi ho subito l'apertura e la chiusura di una storia di "amore". So che non è una buona scusa ma per fare letteratura bisogna vivere. E io ho avventatamente vissuto, facendomi molto male. Ma questa è un'altra storia. E' la storia di un uomo le cui tre finestre sono esattamente di fronte le mie due finestre, avete presente il film "La finestra di fronte", peggio. La prima uscita da soli è stato un aperitivo nella vineria figa di Via dei Serpenti, appena dietro le nostre cinque finestre. Inaspettatamente per entrambi io ero elegantissima, con infradito da sera e abito nero molto molto sensuale, lui era dolcissimo. Il primo abbraccio quella sera stessa davanti una gelateria famosa, in cui non sono più tornata, senza baci, ha detto solo "senti il mio cuore", il suo cuore faceva un rumore incredibile, ha una valvola cardiaca artificiale, ha un cuore di acciaio, in tutti i sensi, il primo bacio nella via stretta che separa le finestre, era quasi l'alba di fine luglio. Voi direte, la solita storia estiva, invece del mare e della luna la movida romana e la stessa luna. Voi direte, che ti aspettavi andandoci a letto alla seconda uscita. Io direi. Da allora, dal 31 luglio, siamo stati inseparabili, con una naturalezza favolistica. Tra le nostre vacanze, già programmate da single, ci siamo raggiunti e visti ovunque. Roma. Capalbio più volte senza bagaglio nell'Agrialbergo dove facevamo colazione con quattro tipi diversi di torte e dove passavamo ore anche in silenzio di fronte al mare della Spiaggia Grande. Sinalunga, nella sua tenuta toscana, anche con la sua famiglia, che sembrava trattarmi benissimo, perfino le castagne calde in forno. Mantova, lavoravo con quelli del Festivaletteratura, lui, per una volta, era al mio seguito tra interviste e eventi culturali e cene a mezzanotte stanchi morti e felici da morire. Piacenza, alla festa in maschera (a settembre!) di una sua amica, molto appartati nel giardino della villa, molto vicini quando ballavamo, la sua pancia enorme toccava la mia che cresceva, per il cibo, molto nel letto dell'albergo, molto a tavola, con i suoi amici, che sembravano trattarmi benissimo. Napoli, al seguito di un mio cantiere della Holden, al seguito della mia prima vittoria in un concorso letterario, té e pizze e sorrisi. Bettona, e Perugia, Assissi, Foligno. E tantissima Roma, Campo de' Fiori, dove sono tornata solo un mese dopo la fine di tutto, Piazza San Lorenzo in Lucina, molte pizze al Giubileo appena dietro le nostre finestre e molti ciambelloni al Baretto di Via del Boschetto. Voi direte, mangiavate e scopavate. Si, mangiavamo e scopavamo e frequentavamo il cosidetto bel mondo, che nei miei confronti è stato, alla fine della festa, un bel mondo bastardo. Nei tre mesi con l'uomo delle finestre di fronte ho (temporaneamente?) abbandonato l'anoressia latente che da anni si annida come un cancro dentro la mia testa. Sono ingrassata quattro chili, lui diceva sempre "il tuo peso ideale è 55", finalmente pranzavo e cenavo sentendo la sensazione di fame e distinguendo i sapori. Finalmente lasciavo che il mio corpo assumesse curve naturali per una donna di 31 anni, e chi se ne frega degli schemi punitivi della moda made in Italy. Una sera, esattamente giovedì 23 ottobre 2003 poco prima delle 19, rientravo da una giornata faticosa, nelle mani la borsa nera benetton che mi aveva regalato la settimana prima e una busta piena delle riviste di moda e di pettegolezzi che compro prima del finesettimana, per non sentirmi sola. Lui disse solo "sali un attimo" e aveva una faccia mostruosa, distorta da qualcosa che definerei odio se non fosse che, alla fine, non si odia nessuno. Per lui finiva lì, l'ultima immagine intima che ne ho è un uomo alto e grosso seduto sul divano su cui la sera prima avevamo visto un brutto film in dvd addormentandoci lontani (un segno?) mentre io iniziavo pianti che, forse, non finiranno. Mai. Era il giorno in cui avevo iniziato a scrivere il mio primo libro, fermo nel punto di allora. In questo mese di dolore, puro e sincero, ho fatto tutto quello che leggereste nelle lettere delle lettrici dal cuore infranto pubblicate nelle riviste che compro ogni settimana. Ho cercato di riconquistarlo, di sfiorarlo, di provocarlo, di ignorarlo, di trattarlo male, di cercarlo ancora, di sfiorarlo, eccetera. Ho cercato di sparire, non da lui proprio dal mondo. Sono dimagrita e mi sono riempita di rughe ai lati degli occhi e di brufoli disseminati ovunque sul mio viso che era bello, non pieni di pus ma simboli di un'infezione misteriosa, forse mentale, la ginecologa mi vedrà martedì. Adesso lo specchio riflette un volto segnato e macchiato, molto truccato per coprire i segni delle cose che vengono e troppo spesso vanno via. Poi, esattamente domenica 23 novembre 2003 poco prima delle 15, per lavoro sono dovuta partire per Londra, dove programmavamo da agosto di andare insieme. E ce l'ho fatta, nonostante le difficoltà di fare un corso di Finanza in inglese unica donna e unica italiana, la paura di girare per Londra di notte da sola, il burro e le cipolle e le salse che adesso mi fanno sentire grassa, la pioggia e il freddo, la solitudine, i brufoli che proliferano come conigli. Una sera, era tardi, martedì 25 novembre 2003, ero a Carnaby Street, colorata di addobbi natalizi gialli e viola, ho deciso di non guardare più indietro, di andare avanti o almeno di provarci. Quella sera per rientrare al Rathbone Hotel sono passata in Percy Street. Le scale del numero 44 erano addobbate con candele bianche e petali bianchi profumati, veri petali bianchi. Lo so perché mi sono fermata, ne ho preso uno, l'ho odorato, l'ho rimesso esattamente al suo posto, ho guardato il bodyguard nero fermo davanti l'ingresso della villetta, era bello, gli ho detto "hi", ho preso il suo bel sorriso, ho ricominciato a camminare. Da sola.
di annarita at 12:36:03 15 Commenti