09/09/2003
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Come volontaria della redazione del festival letterario più figo del mondo, a Mantova ho scritto questo, e altre ne scriverò su Mantova. David Grossman(evento n° 48). A distanza di tre anni, quando inaugurò il Festivaletteratura con un reading di un racconto inedito, David Grossman torna a Mantova, come scrittore più che come commentatore politico. Lo presenta ad una platea appassionata Alessandra Rossi, che non si fa sfuggire l’opportunità di parlare d’amore. Per rompere il ghiaccio l’Autore inizia con una lettura in ebraico, “per sentirmi a casa” dice. Nel nuovo libro la narrazione di Grossman è usualmente sospesa tra realtà e immaginazione, perché “preferisco scrivere di cose che potenzialmente potrebbero rovinarmi, voglio che i miei libri mi sorprendano e mi facciano scoprire nuove cose”. Infatti si spinge sul crinale del significato di due parole molto pericolose: amore e gelosia, quest’ultima pronunciata sempre in italiano, in un’indagine che gli ha richiesto undici anni di lavoro. La conclusione, se di conclusione si può parlare, è che, nonostante la tendenza della natura umana a proteggersi dagli altri, capita di incontrare qualcuno da qualche parte del mondo cui raccontare storie e che il qualcuno voglia raccontarci le sue storie. E’ la definizione che Grossman dà dell’amore, e che potrebbe adattarsi alla sua scrittura complessa e comprensibile solo al lettore che voglia aprirsi. Alessandra Rossi infine gli chiede, parafrasando un celebre racconto di Carver, “in quanti siamo quando parliamo d’amore”. E’ una bella domanda, il silenzio di Grossman è una bella risposta. Anche il pubblico è in silenzio. Jeffrey Eugenides (evento n° 133). In un pomeriggio di fine estate, a Mantova può accadere di imbattersi in un premio Pulitzer che passeggia nel Cortile della Cavallerizza, di assistere alla presentazione di un altro Pulitzer e, volendo esagerare, di riuscire a fare un'unica ma fondamentale domanda ad uno dei due Premi. Jonathan Franzen sembra un adolescente, vestito con una polo a righe di quelle che andavano di moda venti anni fa. All'evento di Jeffrey Eugenides Franzen prova a fare lo spettatore, prima di essere assalito dal pubblico e ricondotto tra i VIP. Eugenides invece arriva da scrittore di successo, circondato dall'establishment Mondadori, presso cui ha pubblicato "Le vergini suicide" e il celeberrimo "Middlesex". Lo aspetto al varco, mi apposto dietro una curva per intervistarlo. Lo aggredisco in un inglese talmente sciolto da risultargli inizialmente incomprensibile. Prima che una rabbiosa addetta stampa mi cacci via, riesco a chiedergli "Cosa pensa del Festivaletteratura?", mi risponde, dall'alto verso il basso "I like it". La presentazione del libro è focalizzata sui temi tipici dell'Autore, quali la trasformazione delle identità, il protagonista di "Middlesex" nasce donna e continua uomo, l'immigrazione, la cultura americana, la cultura classica. Eugenides nasce a Detroit, città centrale nei suoi romanzi, in una famiglia greca asiatica e irlandese. Compie studi classici, dichiarando che l’Eneide e Anna Karenina sono tra i suoi dieci libri fondamentali e paragonandosi, non senza umiltà, a Tolstoij. A Mantova l'Autore ha spiegato che nei dieci anni di gestazione necessari per il secondo romanzo ha dovuto studiare storia, genetica e immigrazione. Il protagonista, Calliope poi Call, nasce in una famiglia greca poi americana, ermafrodito per colpa di un gene impazzito. Poi ha letto brani di Middlesex, difficili ma ritmati, conquistando il pubblico numeroso e l'altro Autore da Premio. Scritture Giovani: Intervista molto informale a Davide Longo. Lo scrittore Davide Longo è arrivato in ritardo alla caffetteria Il Ducale, dove ha presentato lo scrittore Francesco Piccolo nella Colazione con l'Autore. Davide Longo ha trentuno anni, insegna Lettere in una scuola professionale della provincia di Torino, ha pubblicato il "Un mattino a Irglem", ambientato nell'Etiopia coloniale del 1937. A Mantova ha scoperto, non senza sensi di colpa, che apprezza le docce con idromassaggio, è considerato uno bravo. "Come sei venuto in contatto con il Festivaletteratura?". "Lo scorso anno ero a Scritture Giovani, con il mio racconto inedito e con gli altri scrittori abbiamo girato i festival europei gemellati con Mantova. Poi quest'anno l'organizzazione mi ha chiesto di condurre le Colazioni insieme a Marco Mancassola. Il Festivaletteratura è una delle più interessanti realtà italiane per il clima informale e piacevole. Credo che si debba distinguere la letteratura "politica" da quella "civile". La prima si occupa di partiti e situazioni propriamente politiche, la seconda dovrebbe occuparsi dei valori. E' dei valori che aspiro a raccontare". "In Italia abbiamo esempi di questa letteratura civile?". "Nel passato penso a Fenoglio, Calvino, a quelle atmosfere. Adesso potrei tranquillamente affermare che anche il nuovo libro di Francesco Piccolo, “Allegro Occidentale", è sociale. Per fare letteratura civile non occorre scrivere un saggio. Mi viene in mente anche il contributo del cinema, con "La meglio gioventù" di Marco Tullio Giordana. Un film ben scritto, caso raro, e con attori tutti bravi, non retorico, che affronta bene i sentimenti". Scritture Giovani.Intervista informale a Marco Mancassola. Marco Mancassola ha ventinove anni ed è considerato uno bravo. Dopo il successo del suo primo libro, Il mondo senza me, nato Pequod e cresciuto Mondatori e considerato uno dei migliori esordi degli ultimi anni, sta preparando il secondo libro. "Come sei venuto in contatto con Festivaletteratura?". "Il mio esordio, "Il mondo senza me", è stato scelto per partecipare a Scritture Giovani dello scorso anno. Da lì io e Davide Longo siamo stati "riciclati" per presentare le Colazioni con l'Autore di quest'anno, ride, il Festivaletteratura è un evento encomiabile per filosofia, etica, scopo. C'è il rischio del buonismo e della retorica ma per ora le scelte a monte hanno generato eventi interessanti". E cita la commistione tra culture che ha caratterizzato questi giorni, sociologia, filosofia, e ovviamente letteratura. "Cosa provi per il tuo libro d'esordio, da cui è partito tutto?". "Il libro appartiene ad un'altra epoca della mia vita, l'ho scritto tra i 21 e i 25 anni. Tuttavia ciclicamente lo rileggo, ad esempio in occasione di letture pubbliche, e mi continua a piacere. E' un libro che continua a andare avanti, a incontrare lettori, che spesso sentono il bisogno di scrivermi per dirmi cosa provano". "Quali progetti ti aspettano dopo le Colazioni?". "Ad ottobre accompagnerò Scritture Giovani a Londra, presso il nostro Istituto di Cultura. E continuerò a lavorare al secondo libro che dovrebbe uscire nel prossimo anno. Sarà diviso in tre parti e avrà toni noir, a differenza del precedente romanzo che era di formazione e sentimentale. L'idea di unire racconti lunghi in unico romanzo mi rimanda alla possibilità di analizzare le situazioni da riflessi differenti e complementari". Marco Mancassola è uno bravo. Le infinite possibilità della lingua. Diego Marani, traduttore ufficiale della Comunità Europea, scrittore, ma soprattutto inventore della lingua dell'Europanto, ci ha regalato qui a Mantova i primi undici versi della Divina Commedia nella versione europantica, ammesso che si dica così. Leggere per credere. Des meine life nel medio Van der way Finde myself in eine bosco Oscuro, De justa via nesciente donde Stay, Dicere wat ich felt est Mucho duro, Porqué van de foresta Racontante, Der terrible horrore non Enduro. Caro Beppe, ero volontaria di Festivaletteratura 2003, nella redazione online. Da quest'anno un gruppo di volontari si aggirava, con o senza maglia blu, tra gli eventi mantovani per poi raccontarli in tempo reale. Eravamo al terzo piano dell'APT di Piazza delle Erbe, condividendo computer, musica, articoli, e comunicando con post-it e cellulari. Tra i momenti. David Grossman che si rifuta di parlare di politica e si mette a nudo sul tema amore e gelosia. Jeffrey Eugenides, intervistato prima che i dirigenti della Casa Editrice mi cacciassero via, e la sua bella famiglia greco asiatico americana. L'esordiente Giorgio Faletti, arrivato all'anima dei lettori, piaccia o no agli addetti ai lavori. Erri De Luca, e il suo inaspettato saluto nella hall dell'Hotel Mantegna. I Professori Bodei e Carbone, perché la filosofia non è solo per pochi se si è così bravi da saperne narrare a mezzogiorno di sabato, con il pubblico disteso nel prato della Casa del Mantegna. I conduttori delle storiche Colazioni con l'Autore, Davide Longo e Marco Mancassola, due romanzi in due, molta curiosità e voglia di confrontarsi. La pista da ballo del circolo nautico vuota come le sagre di fine estate, ballava al suono del tango solo Maurizio Maggiani. Donne grandissime e colorate arrivate da ogni angolo di mondo. E un inglese parmigiano, Tobias Jones, che una sera di fine estate, con la tua complicità, ha cercato di farci scoprire quello che già sappiamo. Come popolo non siamo perfetti, come ogni popolo e ogni individuo. Bastava essere all'evento di Stella e Mazzucco sulla storia dell'emigrazione italiana per renderci conto di ciò che siamo stati e di ciò che non dovremo essere.di annarita at 14:55:46
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