07/07/2003
Sniffare
La mia amica Elizabeth ha vissuto un po’ ovunque, ora so che è a New York, passeggia nei magazzini per ricchi e ruba, come suo solito. Ha iniziato a mangiare droghe al primo anno di università, pare che a Harvard servissero tramezzini e funghi allucinogeni, come quelli che le offrì Ruby una notte sotto le lenzuola del tetto del letto a castello. Passare dai funghi a coca e eroina deve essere stato facile come fare Letteratura a Harvard e il critico musicale al New Yorker. Ora ne ha trentasei, a ventisei ha scritto una cosetta così, Prozac Generation, la mia amica tra le altre cose è considerata l'inventore della Generazione X. Pare che a New York essere magra, bionda, ricca e di successo non basti per sentirsi una gran figa, per trovare un uomo che richiami dopo cinque minuti, che richiami. Così tra una telefonata e l’altra, in attesa che questo fottuto uomo dal nome e corpo sempre diverso richiami, la mia amica si dava da fare. Qualche pera di eroina, un po’ di coca sniffata nei bagni dei ristoranti, più lusso uguale migliori piastrelle dove disporre le piste, un po’ di canne che non fanno mai male, prozac come dessert. La mia amica fa la pazza, la mandano da vari analisti, resiste solo una dottoressa, le prescrive anche Ritalin, per darle energia. In effetti da quando sniffa Ritalin, senza mai abbandonare le altre droghe più costose, riesce a non dormire per quattro giorni di fila, non parla ma grida, si appassiona alle vicende di un terrorista, invita le nipotine a ribellarsi ai genitori mediante lancio dalle scale di biciclette e assunzione di stupefacenti, le nipotine la ignorano. Quando non dorme cerca di scrivere, più che altro pezzi di qualcosa, si appassiona molto alla depilazione. Passa giorni e notti in trance, accecata da lampade, a strappare peli, con il risultato di prodursi ulcere piene di pus su gambe che avrebbero fatto richiamare un bel po’ di uomini in altri tempi. Spiaccica Ritalin e lo sniffa con la stessa banconota da venti dollari, incrostata di muco e saliva. Quando sta meglio si limita a praticarsi piccoli tagli, che con l’umidità tendono ad infettarsi, altro pus. Dimagrisce dieci chili raggiungendo la trentotto larga, non distingue il sapore del salmone da quello dei cereali al cioccolato di cui solo si nutre. Ma nessuno le dice niente, fa paura. Si nasconde in Florida. Alla centesima pagina è in un motel dell’Intercoast, piena di ulcere gialle di pus con le ossa in bella vista sudicia di docce non fatte. Assolutamente incapace di tollerare che un uomo non richiami. Non so se continuare, la mia amica fa veramente paura, mi assomiglia troppo. Non so se buttar via tutti i libri e le parole scritte. C’è un racconto che scrissi, non è stato molto apprezzato, lo consideravo la mia cosa migliore, è un segno che il racconto sia stato rifiutato negli stessi mesi in cui l’ispiratore abbandonava il ruolo protettivo, se penso alla scorsa estate vedo due estranei che si scrivono da ogni angolo del mondo, sempre. Poche righe tipo è successo questo e lui fai così a me è successo questo. Un gioco che non ha prodotto neanche letteraturadi annarita at 16:09:36
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