25/06/2003
Ceretta
La parte peggiore della giornata è dover inventarmi un dopo lavoro, qualcosa da fare fuori dal refrigerato silenzio dell'ufficio. Mentre scrivo festeggiano una scrittrice inglese nella casa dell'Editore italiano. Non sono stata invitata, avrei indossato i tacchi a spillo impolverati. Invece ceretta al Girasole. Dentro un caldo tropicale, è come essere andata a tirar via i peli in Africa. Tutto si è svolto su una poltrona trasformabile, versione sedia, versione letto, versione mista, con un telecomando giochiamo alle giostre. Francesca, che si rivelerà estetista severa e psicologa fine, inizia a chiedere. Cosa devi fare, vediamo, cosa facciamo prima, spogliati, appendi i vestiti lì, la cera è a temperatura corporea (non ho idea di cosa significhi ma l'ha detto con un tono molto convincente). Intanto mi guarda e percepisco che lei percepisce i miei difetti. Sono nuda sulla poltrona in versione letto, inizia dalle ascelle, una sola passata. Non ha niente da obiettare, anzi, mi mostra orgogliosa i peli che vanno via che è una meraviglia. Le gambe. Nessun problema di peluria, ma. Hai le gambe gonfie, problemi di ritenzione, non è che tu abbia tutta sta cellulite. E' vero, ho le gambe un pò gonfie, rispondo, ho appena avuto le mestruo, aggiungo, guarda che bevo molto è che ho sospeso la palestra ma nel nuovo quartiere, insisto, cercando io di essere convincente. Poi l'inguine, minuti in cui assumiamo posizioni equivoche, ho ipotizzato una retata della polizia, è un quartiere frequentato da molti calciatori, un nuovo scandalo donne e pallone. Il risultato è un lavoro pulito, forse sprecato, non andrò al mare e allo specchio mi osservo da sola, quando non decido di ignorarmi. Le mani. Francesca diventa la dottoressa. Mi aveva detto del suo uomo, biondo con gli occhi azzurri, perfetto per lei che è una bella bionda. Io mi ero tenuta su discorsi noiosissimi, lavoro, non conosco nessuno, faccio cose di libri, che palle, ha detto. Mi lascio andare (la dottoressa dice ti senti sola, si vede che hai bisogno di parlare), una diga rotta, la travolgo, il passato, il presente un pò passato, il futuro. Mi cura le unghie tra frammenti di amore, non so perché. Eppure la conversazione migliore da quando vivo qui l'ho avuta con una bella estetista dottoressa, quel pomeriggio di spleen sentimentale. Prima di andare compro una borsa di paglia, che mi aiuterà a ricordare il caldo del Girasole. A "casa" è di turno il portiere carino, mi offre cucchiai per la cena, a base di yogurt, secondo e terzo di oggi, roba da diarrea. Salgo alla 114, mi spoglio, osservo allo specchio le gambe. Sono gonfie.di annarita at 22:39:20
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