17/06/2003

Fuori c'è spazio

Sperimentiamo, scriverò da un posto diverso, affollato rumoroso sommerso di richieste e obblighi, dopo il pranzo in mensa con patatine e carotine bollite, dopo il caffè cronometrato da impiegato in pausa pranzo, quale peraltro sono. Sospesa, in attesa di sapere se avrò questo fottuto giorno di ferie, sarebbe domani. Ai piedi il bagaglio azzurro, cose sporche, per lo più, il registratore con l’intervista da sbobinare, che spero non mi rifiutino, una cosa da mettere domani al convegno, da macchiare con i dolci e le schifezze che ingurgiterò, dimenticando come era brutto il corpo di un tempo, stringendo la mano del relatore, un pezzo grosso, infettandolo dell’olio di pizzette e cannoli, e il libro N. Fuori c’è spazio, scrivevo ad un uomo, su cui ho scritto e che sto leggendo, fuori ci sono coincidenze, che ne so Jodorowsky, fuori ci sono opportunità, ho un’idea che mi martella, fuori c’è spazio letterario. L’uomo è stato allievo di un corso di magia di Jodorowsky, a Milano. Io a Roma, allieva di cinema per una sera, dicembre. In quella sera conobbi un altro regista, aveva un libro bianco da riempire, vi scrissi tre desideri. Numero uno vivere a Roma, numero due innamorarmi, numero tre…. Non so se Jodorowsky sia effettivamente un insegnante di magia.
di annarita at 15:43:57 3 Commenti