10/11/2009
DAL BOOK AL BOOKTRAILER / I nomi
DAL BOOK AL BOOKTRAILER: I NUOVI LINGUAGGI
a cura del Circolo dei Lettori e Annarita Briganti
Workshop per la scrittura e la realizzazione di un booktrailer. Partendo dai romanzi di tre giovani scrittori torinesi, con la supervisione di altrettanti giovani registi, le parole verranno trasformate in immagini in un laboratorio di sceneggiatura e regia: un approccio alla lettura attraverso il canale trasversale del linguaggio video. Le iscrizioni sono previste entro Natale 2009: per informazioni più dettagliate tel. 011/4326822 e http://www.circololettori.it/programma/
Ecco i nomi! Porteranno in anteprima nel laboratorio di sceneggiatura e regia i loro libri, che usciranno nella primavera 2010, gli scrittori: Gianluigi Ricuperati (Minimum Fax), Alessandra Montrucchio (Marsilio) e Fabio Geda (Baldini & Castoldi). Dirigeranno i booktrailer che realizzeranno i partecipanti al laboratorio, da lanciare in contemporanea alla pubblicazione dei volumi, i registi: Giacomo Mosconi, Lucia Moisio e Andrea Tomaselli.
In collaborazione con Alessandro Amaducci, regista e docente al DAMS di Torino http://www.alessandroamaducci.net/
09/11/2009
Repubblica Milano / Ketty Magni
Ieri su Repubblica Milano abbiamo raccontato di quando in riva al Lambro c'era una regina dal volto austero e dagli abiti d’oro. Buona lettura!
Ketty Magni Teodolinda. Il senso della meraviglia (Bellavite)
08/11/2009
L’importanza dei giornali, delle recensioni, dell’empatia, delle coincidenze e della verità
Quando fuori piove, e piove tanto, non c’è (quasi) niente di meglio che leggere: quotidiani, magazine, libri.
Su Repubblica Milano di oggi raccontiamo un romanzo storico dedicato a una regina sulle rive del Lambro (libro e recensione domani qui).
Su D Donna, allegato di Repubblica, una filosofa, un fisico e uno psicanalista analizzano il cosiddetto decennio breve ovvero la prima parte del Duemila che si fa decorrere, ovviamente, dall’attentato alle Torri. La filosofa è Nicla Vassallo, professore di Filosofia Teoretica all’Università di Genova.
06/11/2009
Appuntamenti con i booktrailer / Torino Campi Salentina Urbino
Circolo dei Lettori Torino
DAL BOOK AL BOOKTRAILER: I NUOVI LINGUAGGI
a cura del Circolo dei Lettori e Annarita Briganti
Workshop per la scrittura e la realizzazione di un booktrailer. Partendo dai romanzi di tre giovani scrittori torinesi, con la supervisione di altrettanti giovani registi, le parole verranno trasformate in immagini attraverso un laboratorio di sceneggiatura e regia: un approccio alla lettura attraverso il canale trasversale del linguaggio video. Le iscrizioni sono previste entro Natale 2009: per informazioni più dettagliate 011/4326822. L’iniziativa è merito di Antonella Parigi (direttore del Circolo dei Lettori) e di Andrea Mosconi (Circolo dei Lettori).
Città del Libro Campi Salentina (Lecce)
XV edizione della rassegna degli editori e degli autori del Mediterraneo 26-29 novembre 2009
Domenica 29 novembre 2009
Sala Centro Servizi ore 12,00
Fenomeno booktrailer: il libro raccontato attraverso i video
Intervengono: Jacopo De Michelis, Annarita Briganti, Francesco Carofiglio e Gabriele Rossi. Modera: Matteo Orfini. L’iniziativa è merito di Jacopo De Michelis (editor, responsabile narrativa Marsilio).
E a gennaio 2010 racconterò i booktrailer, e un po’ di nuovi media, agli studenti del Master Professionisti dell'Informazione Culturale presso la splendida Università degli Studi di Urbino 'Carlo Bo'. Gli studenti stanno leggendo un classico, intramontabile romanzo di formazione, ma non posso svelare perché ho chiesto loro di farlo. L’iniziativa è merito del direttore del Master, il Prof. Roberto M. Danese (docente di Filologia Classica, Fortuna della cultura classica e Letteratura e cinema all’Università degli Studi di Urbino), che mi ha coinvolto e ci ha sempre creduto. Tra i docenti moltissimi giornalisti, scrittori, intellettuali (è un complimento!) che adoro. Per altre info www.uniurb.it/informazioneculturale
04/11/2009
Appuntamento a Milano / Biblioteca Europea di Informazione e Cultura
Grazia Casagrande mi segnala, e volentieri pubblico, il convegno di sabato 7 novembre Spazio Guicciardini Via Melloni, 3 Milano (dalle ore 15), organizzato dall’Associazione Casa della Sinistra Zona 4, sul Progetto della Biblioteca Europea di Informazione e Cultura (BEIC), uno dei tanti lanciati ma non ancora realizzati, e sul sistema bibliotecario milanese dalle potenzialità troppo spesso poco sfruttate. Tra i relatori: Antonio Padoa Schioppa (presidente Fondazione Beic), Giovanni Dapri (Politecnico di Milano), Gianni Pizzi (bibliotecario), gli scrittori Carmen Covito e Gianni Biondillo, l’editore Emilia Lodigiani (Iperborea). I cittadini sono invitati a intervenire e a fare proposte. Davvero.
04/11/2009
L'intervista
Laura Pausini, per me, è un’amica. Dicevamo della scelta di titoli di sue canzoni per l’autoepitaffio. Oppure di quando, molti anni fa, ero iscritta al suo fan club, delle email con la sorella Silvia, che adesso è la sua principale assistente. Della loro spontaneità. Nonostante il passare del tempo fama soldi successo viaggi vestiti ecc., restano appassionate ragazze di provincia (è un complimento, per vivere nel mondo globale non bisogna mai dimenticare radici e valori). O del concerto di aprile. Andai pur dovendo prendere una medicina di difficile somministrazione (e la cosa fu fatta nel parcheggio del Forum di Assago...). Ecco l’anticipazione di un’intervista della Pausini al settimanale A via www.corriere.it Il ritratto di una persona energetica e instancabile. Alle prese, come molte di noi, con i chili che mettiamo su senza rendercene conto (quattro, cinque, in un minuto!). Con la voglia di creare una famiglia. Con il fascino della moda, che ci fa bene. Con l’importanza di piacere agli altri ma soprattutto al proprio fidanzato, senza il cui sguardo ci sembra di non valere. Buona lettura!
«Basta tour per un anno»
Laura Pausini: «Voglio restare a casa. Per fare un figlio e non solo. Ho 35 anni e non so pagare una bolletta»
Da 42 a mesi viaggia con il suo world tour, una marcia trionfale in 16 date tutte sold out, da Buenos Aires a Rio de Janeiro, da Montreal a Città del Messico. Puntata a Las Vegas per i Latin Grammy, infine ritorno in Italia, dove il 13 novembre a Rimini inizia nuovamente il tour italiano. Dodici concerti per accompagnare il nuovo cd-dvd, Laura Live. Accanto a lei, come un'ombra, il fidanzato, il chitarrista Paolo Carta. Una storia, come vedrete, che è ormai un matrimonio. Sulla rete è un delirio di video, tutti creati sulla loro love story con foto paparazzate. Affettuosi, entusiasti, giocosi. «Conosco i miei fan», dice la cantante: «Ho contatti quotidiani con loro sul sito. Adesso sono convinti che debba sposarmi, fare una famiglia e loro diventare zii. I tempi li deciderò con Paolo, ma è bello sapere che se mi fermo non mi abbandoneranno».
L'intervista la facciamo via Skype. Laura Pausini dal suo albergo di New York invade il mio computer. Senza trucco, magliettaccia grigia, i capelli spioventi freschi di doccia. Si agita, ride, ogni tanto si "incassa", con la zeta romagnola. Lo schermo non riesce a contenere la sua vivacità. Intanto sgombriamo il campo. Circolano voci di una sua gravidanza. È incinta?
«Se lo fossi lo griderei al mondo. Odio le bugie. Mi dispiace, però non lo sono. Non sto cercando un bambino a tutti i costi, ma spero che un giorno succeda, del resto lo dico da dieci anni».
E allora…
«La realtà è meno romantica, sono ingrassata cinque chili, e li metto tutti nelle tette e nel culo. Un disastro. Il problema è che quando sono in tour ogni due giorni cambio fuso orario, voli anche di otto ore. La sera il concerto, il pomeriggio le interviste. Finisce che mangio a orari impossibili o in aereo. E dormo con difficoltà, il cambiamento del letto, del cuscino…».
Dovrebbe esserci abituata.
«Vero. Difatti quando resto a casa più di una settimana divento insofferente. Ma adesso sto decidendo di non viaggiare per un anno. Sono stanca, e poi mi rendo conto che devo capire le cose della vita normale».
Per esempio?
«Vita quotidiana, il che vuol dire stare dietro una casa, alle faccende di una casa. Come pagare una bolletta, andare in banca. Una volta andava bene, adesso mi da fastidio non saperle. Mi fa strano che a 35 anni devo chiedere cos’è l’Ici, io non so cos’è».
La sua ultima canzone, Con la musica alla radio, parla appunto di una casa. Una casa da imbiancare.
«La scena che racconto nella canzone è successa davvero. Con Paolo eravamo seduti per terra nel mio appartamento di Milano, pieno di scatoloni, tutto da rimbiancare, tutto da ricominciare. Con una differenza, non coincide con un nuovo inizio della mia vita personale, perché io sono fidanzata da quattro anni. Diciamo che coincide col fatto che per la prima volta starò ferma un anno. Per molti può sembrare poco importante, per me lo è. Sono in un momento particolare della mia vita, impaurita e affascinata da questa scelta che faccio. Lavoro da quando sono piccola, ma il fatto che mi sia resa conto che a volte devo dire qualche no per me è stata una grande scoperta».
Nella canzone c’è un’altra frase, “dimmi di sì, anche se qui c’è solo un tavolo come altare”. Una dichiarazione.
«E questa è una cosa che ancora non posso realizzare, con i tempi della burocrazia italiana, le leggi italiane, non posso sposarmi quando voglio. Ma non ho fretta, sono felice anche così». (Paolo Carta ha un matrimonio alle spalle, dal quale sono nati due figli, ndr)
Una frase comunque profetica.
«Speriamo! Molte delle mie canzoni lo sono state. Purtroppo non potrò sposarmi in chiesa, mi auguro che comunque ci sia un altare ad aspettarmi. Ma non è imminente. Intanto siamo molto felici, ci basta la nostra casa come altare, è già come se fossimo sposati».
È vero che di notte butta giù dal letto Paolo per scrivere canzoni?
«Invece no è nata così. Devo svegliarlo, perché io non suono strumenti, lui invece tutti. Ma lo sveglio molto dolcemente».
È un uomo paziente…
«Sono molto fortunata. È l’opposto di me, io irrequieta, lui sempre calmo e sereno. Paolo ha dieci anni più di me, ha già realizzato molte cose nella sua vita, e ha certezze che ha appreso nel suo percorso. Io conosco molto bene una parte di me, che è quella della lavoratrice stakanovista, della persona energetica che non si perde d’animo, ma non conosco molto bene l’equilibrio. Lo cerco da sempre, ogni tanto mi sembra di trovarlo, poi appena comincio a viaggiare lo perdo subito. Mi sento troppo responsabile delle persone che vivono con me, nel mio lavoro. Ho paura di sbagliare con me stessa, di non darmi le giuste opportunità per crescere».
Lei viaggia in tutto il mondo, che impressione si ha dell’Italia da fuori?
«Per fortuna esiste Internet e posso vedere tutti i giornali, di ogni schieramento politico. Ma se leggessi solo i giornali stranieri non potrei dire che l’Italia è rappresentata bene. Si parla solo di Noemi, della D'Addario e delle abitudini sessuali dei nostri politici».
Ci prendono in giro?
«Assolutamente sì. La realtà è questa. Su tutti i giornali, in tutte le nazioni. Veniamo spesso associati a quello che avviene nel nostro paese, siamo leggeri, stupidi, pensiamo solo al cibo, al sesso, alle donne. E io mi sento parecchio offesa da alcuni articoli che ho letto. Nei programmi televisivi, anche quelli più seri, dove si dovrebbe fare cultura, c'è l’intervista a una persona che racconta come va a letto il nostro premier. Ci sono tanti italiani che potrebbero essere intervistati, e sto parlando di scienziati, medici, anche di politici, ma questi non fanno mai notizia. Non trovo sia giusto. Sul nostro spettacolo dedicato all'Abruzzo, solamente Paris Match ha fatto uno speciale. Dovrebbe essere una notizia il fatto che ci sono 50 cantanti donne che si uniscono e raccolgono quasi un milione e mezzo di euro per i terremotati! E non è una notizia il fatto che l'Italia intera si è mossa per l’Abruzzo? Queste sono notizie che parlano del carattere di una nazione. Ma si preferisce parlare delle lenzuola di una camera da letto».
Ecco, i soldi che avete raccolto con il concerto “Amiche per l’Abruzzo”. È sicura che andranno a buon fine?
«Sono già andati a buon fine. Li abbiamo destinati alla ricostruzione della scuola Edmondo De Amicis e il 20 per cento alla Onlus “Aiutiamoli vivere”, che si occupa soprattutto della ricostruzione di Onna».
Perché non ripetere l’iniziativa, visto il successo?
«È il mio sogno. Vorrei lanciare il 21 giugno come appuntamento fisso, e sempre legato a una causa benefica. Ho parlato con alcune mie colleghe e so che mi appoggeranno. Dovrò trovare una città che mi ospita, un comune che mi aiuti a organizzare, persone che lavorino gratis. Una cosa difficile, ma le cose facili a me non piacciono. Intanto stiamo cominciando a lavorare sul dvd del concerto di San Siro. Che appunto vorrei presentare il prossimo 21 giugno».
La scorsa stagione è stata ospite sia di Amici che di X Factor. Quale preferisce?
«Mi piacciono entrambi, sono programmi molto simili. Se questi talent show trovano davvero dei talenti, come è stato con Giusi, Marco Carta, Noemi, Alessandra Amoroso, ben vengano. Se si basano solo sull'aspetto fisico e la ricerca dell’audience, che non sempre equivale a qualità artistica, allora mi annoiano. È importante che questi ragazzi capiscano davvero se vogliono fare i cantanti o vogliono fare i famosi. Se la risposta è la seconda, meglio lasciar perdere».
Ad Amici ha fatto l'imitazione della Marini e della Oxa.
«Non sono così brava, ma mi ha sempre divertito. Ho cominciato da piccola, imitando Enzo Tortora».
Fiorello è un maestro del genere. Mai fatto un duetto con lui?
«Abbiamo cantato insieme varie volte. Quest’estate sono andata a trovarlo nella sua casa in Sardegna, è stato molto carino. Noi siamo nati lo stesso giorno, il 16 maggio, come Baglioni. Sinceramente non mi dispiacerebbe fare qualcosa con lui. Per ora ne parliamo per gioco, ma quando sarò un po’ più grande, vediamo».
Buffo sentirla dire quando sarò grande…
«Ha ragione. Ma io vivo esattamente come quando avevo 18 anni. Per questo, o mi fermo e capisco come va la vita, o qua ho un attimo di sbilanciamento».
Una curiosità che ho da sempre. Quelli di Scherzi a parte la presero di mira accusandola di avere rubato un paio di mutande. Ora che sono passati dieci anni, può dirlo. Lo sapeva?
«Mi viene l’ansia ancora adesso solo a parlarne. Non è possibile che fossi così ingenua, ci sono cascata come una pera cotta. Sono stata male, lo scherzo è durato quasi 6 ore, ho vomitato, ho tirato un calcio per sfogarmi e mi sono lussata il dito di un piede. Per un anno intero non sono entrata in un negozio, avevo l'incubo. Sono stati bravi nei dettagli, la mia sosia aveva una borsa di Fendi che era stata fatta solo per me, me l’avevano sottratta».
È vero che ha la passione della moda?
«Da sempre. Ho studiato in una scuola di disegno e ceramica, amo tutto quello che riguarda l’arte. Ma quando pesavo veramente molto, ed ero sui 70 chili, facevo molta fatica a vestirmi. Ero intimidita, se sei curvilinea come me rischi di diventare volgare. Devo ringraziare il signor Armani, che mi prese sotto la sua ala e disegnò abiti che mi aiutarono a sentirmi a mio agio. Oggi mi sento più disinvolta, mi piace molto mischiare creazioni dei giovani con i grandi nomi della moda».
Con quante valigie viaggia?
«Sette. Più due bauli per lo spettacolo. In questi due mesi ho attraversato tutte le stagioni, e consideri che devo fare servizi fotografici per i giornali stranieri. Quindi nelle valigie ho i cambi d'abito abbinati alle scarpe e ai gioielli, che poi sono accessori rock, bracciali, catene. Mi piacciono molto quelli di Ioseliani e altri come Pianegonda. L’organizzazione delle valigie è un disastro, perché le faccio io con Marzia, la mia assistente. Non le affido ad altri».
Ho notato che ha spesso le polsiere.
«Sì, sono comode nei concerti, perché al massimo ho 50 secondi per cambiarmi totalmente. C’è chi mi aiuta a mettere il vestito, chi le scarpe, e io penso alla parte sopra, orecchini e bracciale. E le chiusure col velcro sono fondamentali. Sono cose che impari col tempo. I primi anni impiegavo due minuti a cambiarmi. Troppo».
Come vengono decisi gli abiti per uno spettacolo?
«Preparo una scaletta e faccio sentire gli arrangiamenti al mio stylist Francesco Federico. Col direttore della fotografia si scelgono i colori forti su cui puntare. In questo tour per esempio lo smeraldo e il bluette. È importante far capire allo stilista che per una certa canzone hai bisogno di un look particolare. La scenografia e i costumi sono parte essenziale dello spettacolo, fanno la differenza, danno dinamicità. Io vado in posti dove il giorno dopo magari canta Lenny Kravitz, Alicia Keys, Witney Houston. Voglio che i miei concerti abbiano la stessa qualità dei loro. Ma li vedrete nel mio nuovo dvd, Laura Live. Ogni canzone è stata registrata in una città diversa, da Helsinky a Lima».
Non fa mai capricci da diva?
«Capricci non direi, ma non sono paziente. Mi arrabbio seriamente se non succedono le cose che possono essere fatte, o se non sono fatte bene. Per tanti anni si è pensato che sono buonista, vero è che mi affeziono alle persone, soffro con loro se soffrono, godo con loro se sono felici, però non sono una rincoglionita».
E quando Laura Pausini si arrabbia cosa succede?
«Il fatto è che io vivo nell’ansia di non dare quello che ho ricevuto. Ed è il motivo per il quale non mi sono mai fermata in questi anni, pensando, forse sbagliando, che più lavoro e mi dedico con serietà a questo mestiere, più ripago le persone per quello che mi hanno dato. Io non ho mai sognato di diventare famosa, io sognavo di fare il piano bar, non posso mancare di rispetto alle persone e alla fortuna che ho avuto. Soltanto se so che ho fatto veramente tutto quello che dovevo riesco a dormire e a vivere tranquilla».
Anche nella sua vita privata è così esigente con se stessa?
«Assolutamente sì».
Che fatica!
«Lo so. Però se sono così esigente con me stessa vuol dire che do anche molto. E credo che le persone che sono state con me abbiano avuto molto amore. Del resto alla fine siamo sempre noi donne a dare, dare, dare...».
È importante per lei piacere agli altri?
«È molto importante piacere al mio fidanzato. Se non piaccio a lui non mi sento bella, di valore».
Ultima domanda. Se le dicono che è una star nazional popolare come risponde?
«Adoro! Così mi hanno voluto, così sarò se lo vorranno. Per sempre ».
Cristiana di San Marzano
03/11/2009
Appuntamento a Napoli / Paolo Bianchi
Presentazione del romanzo Per sempre vostro (Salani) di Paolo Bianchi
Napoli, venerdì 13 novembre
Libreria Ubik, ore 18.00
Via Benedetto Croce 28, – tel. 081-4203308.
Interverrà l’autore con i giornalisti Giuliana Covella (Il Mattino) e Ciro Pellegrino (City). Reading di Marisa Briganti.
La trama del romanzo: Emilio Rivolta, giornalista inquieto, all'apice di una modesta carriera nella redazione di un periodico femminile, ha uno scatto d'orgoglio e si licenzia. Richiamato da un suo vecchio direttore si ritrova subito a lavorare a un caso: deve intervistare uno sfuggente produttore cinetelevisivo, Corrado Zappavigna. L'intervista è affidata a lui grazie ai buoni uffici di Iride Maestri, famosa conduttrice (ispirata a un nome molto noto della televisione), coetanea di Emilio e sua amica fin dai tempi dell'università (Emilio è un po’ innamorato di Iride). Quando scopre che il produttore sta per ricevere un avviso di garanzia, Emilio decide di indagare. A poco a poco, la personalità multiforme di Iride gli si fa sempre più ambigua e confusa, ed Emilio comincia a dubitare di lei... Dovrà scegliere tra lo scoop che potrebbe cambiare la sua carriera, ma rovinare quella di Iride, e l’amicizia-amore verso la donna. Cosa farà? Rinuncerà allo scoop per proteggere Iride? Un libro-verità, ispirato a una storia vera, sul mondo dell’informazione e della televisione. Per chi ama sentire che al senso di ingiustizia può corrispondere un atteggiamento di resistenza ottimista.
Il sito di Paolo Bianchi, dove trovare gli articoli, i libri, i booktrailer tratti da La cura dei sogni e da Per sempre vostro (entrambi Salani) e le traduzioni, è http://www.pbianchi.it/