08/02/2010
Un’intervista in radio su James Ellroy
Twilight è uno stupendo programma culturale-musicale, condotto dal grande John Vignola, in onda tutti i giorni su RadioRai dalle 5 di mattina. Mi piace svegliarmi con John, che detto così potrebbe suonare equivoco. Lunedì scorso James Ellroy, famosissimo scrittore statunitense considerato il “re del noir”, ha presentato al Teatro Litta di Milano, intervistato da Giancarlo De Cataldo (i due, pur essendo amici da vent’anni, hanno fatto scintille!), il suo nuovo romanzo Il sangue è randagio (Mondadori, la serata era organizzata dalla Fnac).
Ero lì come inviata di Twilight e, poche ore dopo la presentazione, ne ho parlato in radio con John, che ringrazio molto. Nonostante fosse l’alba, sono riuscita a: tirar fuori una voce decente, anche bella; dire cose quasi sensate; chiamare il pubblico “ascoltatori” e non, per deformazione professionale, “lettori”; non ripetere in diretta le parole decise con le quali Ellroy farciva il discorso (“fucking” se la giocava con “sucking”); tacere sul fatto che l’autore, ventenne nella Los Angeles del ‘68, viveva con una coppia di lesbiche, donava il sangue per mangiare e entrava nelle case delle donne per odorare i loro indumenti intimi. Mi sono limitata a ricordare che Ellroy da giovane era, testualmente, “fuori di testa”. Adesso questo scrittore di culto ancora sopra le righe (è un complimento) pubblica bestseller internazionali, lavora ad Hollywood e per la televisione per pagare gli alimenti (si è sposato più volte e le donne, dice, non fanno altro che lasciarlo), è elegante in modo eccentrico e ha scoperto che, divorzi a parte, per salvarsi non c’è niente di meglio dell’amore. Nel Sangue è randagio i peggiori criminali degli Stati Uniti, nel periodo che va dal ’68 al ’72, si redimono quando si innamorano. Un brano: Lei: “Perchè fai tutte queste pazzie? (omicidi, corruzione, ecc ndr).” Lui: “Per farmi amare dalle donne.” Ellroy, guardandoci, ha aggiunto: “Cos’altro c’è nella vita?”
Per ascoltare John et moi, qui http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-71bb7b1b-23d7-4e1c-adef-ac9040589714.html?p=0
Per un’altra cronaca della serata milanese di Ellroy, il blog dello scrittore Simone Sarasso. Simone, seduto accanto a me, ha regalato a Ellroy un suo libro, che l’americano gli ha chiesto di autografare (giuro) http://confinedistato.blogspot.com/
07/02/2010
Dieci consigli contro il blocco dello scrittore
Margaret Atwood (una delle più famose scrittrici canadesi, autrice di più di trenta libri, vincitrice di numerosi premi e in corsa per il Nobel della Letteratura) tiene regolarmente un blog dove si racconta senza filtri. Nel post più commentato, del 19 gennaio scorso,
Dieci consigli contro il blocco dello scrittore
di Margaret Atwood
1) Uscite a fare una passeggiata, fate il bucato o mettetevi a stirare o piantate dei chiodi. Andate a fare una nuotata in piscina, fate uno sport, qualunque cosa che richieda concentrazione e comporti una ripetuta attività fisica. Al limite: fate una bella doccia o un bel bagno;
2) Prendete in mano il libro che rimandavate da tempo;
3) Scrivete, ma in qualunque altra forma: anche una lettera o una pagina di diario o la lista della spesa. Lasciate che quelle parole fluiscano attraverso le vostre dita;
4) Formulate con precisione il vostro problema e quindi andatevene a dormire. Il mattino dopo potreste avere la risposta;
5) Mangiate del cioccolato (questo è il consiglio più “pericoloso”, ndr). Non troppo. Deve essere scuro (il 60% o più di cacao), organico, biologico;
6) Se state scrivendo fiction: cambiate il tempo verbale (dal passato al presente o viceversa);
7) Cambiate la persona (prima, seconda, terza);
8) Cambiate il genere (maschile/femminile);
9) Pensate al vostro “libro in progress” come a un labirinto. Avete incontrato un muro. Tornate al punto dove avete sbagliato direzione e ripartite da lì;
10) Non siate arrabbiati con voi stessi. Fatevi, anzi, un piccolo regalo d’incoraggiamento.
07/02/2010
Fecondazione assistita/Non c’è tempo da perdere per cambiare la legge 40 “schifa”
Negli studi di alcuni centri medici le pazienti (donne, dai trenta in su, spesso dalle forme accentuate per terapie che rischiano di distruggerti nell’anima e nel corpo) non si guardano neanche in faccia, terrorizzate di confrontare età, metodi scelti, tentativi falliti. Nei centri medici italiani, in più, c’è una specie di rassegnazione nei loro volti, resi un po’ tondi e adolescenziali dai farmaci. Una legge terribile, la numero 40, disciplina nel peggiore dei modi possibili la fecondazione assistita. Il Prof. Nino Guglielmino, medico luminare del settore, e l’Avv. Maria Paola Costantini, già vincitrice di ricorsi che hanno parzialmente migliorato la legge 40, si preparano a una “campagna di primavera” per ottenere la modifica delle norme sul tema. In particolare, cercheranno di rendere legale anche in Italia le metodologie fecondative che interromperebbero il cosiddetto “turismo della provetta”. Non avete idea di quante coppie, e a quali costi non soltanto materiali, debbano andare all’estero per avere un figlio. Quando scrivo, mi documento moltissimo. In questo caso, purtroppo, non ne ho bisogno. Grazie di cuore al Prof. Guglielmino e all’Avv. Costantini: sosterrò la vostra iniziativa in privato e in pubblico, con ogni mezzo e tutte le energie. Non c’è tempo da perdere per cambiare la legge 40 “schifa”! Iniziamo a parlarne e smettiamola di vergognarci. E ringrazio Repubblica, che ieri ha raccontato i limiti della fecondazione assistita nel nostro paese in due delicate pagine. Continua.05/02/2010
Annuario Mucchio/6 Russell Shorto
Nell’Annuario del Mucchio, fresco di stampa, tra i tanti articoli superinteressanti, trovate anche Russell Shorto. Dietro le quinte/1: adoro i filosofi e ancor di più intervistarli (l’articolo con l’intervista a Shorto è uscito nel Mucchio). Dietro le quinte/2: ad Amsterdam ho visitato l’Istituto di Cultura americano John Adams, che Shorto dirige. È un posto bellissimo, con un giardino interno che sa d’altri tempi, in una città splendida dove arte scrittura creatività ecc. sono ancora considerate diverse dal puro business. Buona lettura!
Russell Shorto LE OSSA DI CARTESIO. UNA STORIA DELLA MODERNITA’ (Longanesi)
“Seduto nella sala di lettura della New York Public Library, mentre annaspavo su un volume di filosofia del Seicento, mi era capitato di scoprire che, a sedici anni dalla morte, avvenuta nel 1650, Cartesio aveva subito l’oltraggio della riesumazione, dopo di che qualcuno aveva sottratto parte dei suoi resti. Sembrava un esempio perfetto di informazione inutile eppure me ne innamorai.” A parlare è Russell Shorto, scrittore e giornalista americano. L’autore è nella biblioteca sulla Quinta Avenue per fare ricerche per il precedente libro, dedicato alle origini olandesi di New York (The Island at the Center of the World, non tradotto in italiano). Scopre così che il fondatore e il primo leader politico di New York fu Adriaen van der Donck. Van der Donck era laureato in Legge a Leiden, suggestiva cittadina universitaria vicino ad Amsterdam. Così Shorto si appassiona alla cultura olandese e, mosso da una proficua “ossessione” intellettuale, decide di occuparsi di Cartesio, che aveva insegnato proprio a Leiden. Cartesio (nato in Francia nel 1596, suo il famoso “Cogito ergo sum”) per istruire la regina Cristina di Svezia si trasferì a Stoccolma, dove morì nel 1650 a causa di una polmonite o forse di una congiura di corte (era troppo vicino alla regina). Ma l’aspetto rilevante della vicenda, che ha dato vita al saggio di Shorto, è quel che successe alle sue ossa. Cartesio aveva in tutta Europa un gran numero di discepoli, i Cartesiani, che lo veneravano come un santo. I Cartesiani, per ottenere consensi, utilizzarono il corpo del maestro. Andarono quindi a prenderne i resti a Stoccolma per portarli a Parigi. Faceva da supervisore l’ambasciatore francese, che a sua volta tenne l’osso di un dito quale reliquia religiosa. Nel trasferimento dello scheletro da Stoccolma a Parigi scomparve il teschio (dov’è finito? è davvero conservato in un museo di Parigi?). Le ossa del filosofo attraversarono nei secoli diversi Stati e furono più volte riesumate. Seguendone il percorso, e rielaborando le teorie di Cartesio, Shorto racconta la storia dell'Europa e della Filosofia moderna.
L’Autore
Russell Shorto (Pennsylvania) vive ad Amsterdam, dove dirige l’Istituto di Cultura americano John Adams (un posto bellissimo). Adora la capitale olandese perché, lì, la cultura non è solo un business ma un modo di essere.
In libreria
05/02/2010
Annuario Mucchio/5 Alan Drew
Nell’Annuario del Mucchio, fresco di stampa, tra i tanti articoli superinteressanti, trovate anche Alan Drew. Dietro le quinte: ho avuto il piacere di intervistarlo (l’articolo è uscito nel Mucchio) quando era ospite della Fiera del Libro di Torino dello scorso anno. All’appuntamento con Drew (ore 9 del mattino) mi sono presentata, come al solito, preparatissima ma, stranamente, reduce da una notte di cene feste bagordi ecc. Non credo si notasse, anzi, l’adrenalina ancora in circolo ha fatto bene al nostro dialogo. Di Drew mi sono piaciute la determinazione e la passione per il mestiere di scrivere. Dall’intervista, parla l’autore: “La prima volta che ho tentato l’ammissione all’Iowa Writers’Workshop (il corso di Scrittura Creativa più famoso del mondo, ndr) avevo ventitré anni e fui respinto. Dieci anni dopo è andata diversamente. Scrivere è il più grande cambiamento della mia vita.” Buona lettura!
Alan Drew NEI GIARDINI D’ACQUA (Piemme)
Nel 1999 un giovane californiano si trasferisce a Istanbul per insegnare letteratura inglese in un liceo privato dove “studenti molto ricchi, che potevano fare e comprare ogni cosa, non sembravano felici perché non credevano in niente”. Quattro giorni dopo l’arrivo dello straniero, Alan Drew, la capitale turca è distrutta da un terribile terremoto. Per un aspirante scrittore, quale Drew era all’epoca, superato lo sconcerto iniziale, gli spunti narrativi saranno stati molti. E infatti il suo romanzo d’esordio prende le mosse dagli eventi del ’99. Una famiglia di mussulmani integralisti, a causa di una guerra civile e del terremoto, si rifugia in una tendopoli gestita da missionari americani di religione cristiana. I mussulmani e i cristiani, obbligati a convivere nello spazio ristretto della tendopoli, producono scintille. Il cosiddetto scontro di civiltà è inevitabile. Le cose si complicano quando Irem, figlia quindicenne del fervente mussulmano Sinan, si innamora di un coetaneo americano. Da adolescenti non bastano gli steccati religiosi per smorzare tali passioni e il “proibito” non fa paura, anzi. Un esempio: Irem, nonostante il divieto, guarda il telefilm Buffy l’ammazza vampiri ed è così che scopre che i suoi coetanei, in altre parti del mondo, si baciano e possono comportarsi come vogliono (invece sappiamo che l’adolescenza è un problema per tutti). Il suo innamorato, così simile ai ragazzi che vede in televisione, appare a Irem il simbolo della libertà dell’Occidente, dove niente sembra essere considerato sconveniente, a differenza della società dalla quale lei proviene. Questo amore giovanile, raccontato da Drew con lo stile poetico promesso dal titolo, dà vita al conflitto tra le famiglie d’origine e quindi tra diverse visioni del mondo. Prevarranno i precetti religiosi, le tradizioni e le regole o i sentimenti? Il libro, scritto da Drew all’inizio della guerra in Iraq, può essere letto anche come un duro atto d’accusa alla politica estera americana pre-Obama.
L’Autore
Voleva fare il pittore o il cantante. Poi ha scelto, con determinazione, i libri. Ventitreenne prova, senza successo, a entrare all’Iowa Writers’Workshop, famosa scuola di scrittura. Passano dieci anni, tenta di nuovo l’ammissione e ci riesce.
In libreria
05/02/2010
Annuario Mucchio/4 Liza Marklund
Nell’Annuario del Mucchio, fresco di stampa, tra i tanti articoli superinteressanti, trovate anche Liza Marklund. Dietro le quinte: quando ho avuto il piacere di intervistarla (l’articolo è uscito nel Mucchio), ero stanchissima, venivo da mille impegni e stavo per concludere la giornata con l’unica presentazione italiana di Nick Hornby. Eppure, i modi diretti ma caldi della Marklund mi hanno conquistata. Ricordo la sensazione, rara, di “piacersi tra donne” che ci ha portato, alla fine dell’intervista, su inediti toni personali. La Marklund ha raccontato che a vent’anni era una ragazza madre senza un titolo di studio o soldi per crescere la sua bambina o un posto dove vivere. Lo Stato svedese l’ha aiutata e lei li ha ripagati con grande classe. Buona lettura!
Liza Marklund IL TESTAMENTO DI NOBEL (Marsilio)
Liza Marklund è considerata una delle migliori scrittrici svedesi di thriller. Dopo Il lupo rosso esce Il testamento di Nobel (entrambi Marsilio). La protagonista è sempre Annika Bengzton, reporter del quotidiano di Stoccolma Stampa della sera. Molto d’effetto l’inizio del nuovo libro della Marklund. Nel municipio di Stoccolma, poche settimane prima di Natale, si rinnova la tradizione dei festeggiamenti per i Premi Nobel. Annika partecipa al ricevimento controvoglia, convinta di dover scrivere il solito articolo di colore. E invece no. Dopo il sontuoso banchetto, anche se la cena era come di consueto un po’ fredda, durante la festa danzante, mentre Annika balla con un altro giornalista al quale non è indifferente e che fa su di lei un certo piacevole effetto, accade l’impensabile. Due colpi di pistola colpiscono il Nobel per la Medicina e una donna del comitato che assegna i premi. Indovinate chi è la testimone chiave degli omicidi, quindi costretta al silenzio? La nostra giornalista, che si trova coinvolta, suo malgrado, in un intrigo internazionale. Annika è l’unica che capirà il legame tra la storia di Alfred Nobel, l’uomo che desiderava promuovere la pace e il progresso, e le nuove frontiere della medicina, fondamentali per il bene dell’umanità ma inquinate da illeciti traffici finanziari. Come sempre in questi casi, c’è gente disposta ad uccidere per soldi, anche a costo di danneggiare la ricerca scientifica. Filosofia opposta a quella di Nobel. Arricchisce la trama un duro, e documentato, atto d’accusa al potere dei media e ai suoi abusi. La Marklund, che è anche giornalista e editore (Piratförlaget di Stoccolma, il terzo del paese), ci offre un personaggio diverso dalle detective, poliziotte, anatomopatologhe degli altri gialli. Annika ha mille sfaccettature: ambiziosa, intelligente, competitiva con i colleghi della redazione al punto da sembrare un bulldozer, ma amorevole con i figli e preoccupata di salvare il suo matrimonio. Una donna complicata, mossa dalla ricerca della verità e da un forte senso di giustizia.
L’Autore
Nata a due passi dal Circolo Polare Artico, a vent’anni era una madre single senza titolo di studio o un posto dove vivere. La società svedese l’ha aiutata ed è stata ripagata. È ambasciatrice Unicef. Vive tra Stoccolma e Marbella.
In libreria
05/02/2010
Annuario Mucchio/3 Ildefonso Falcones
Nell’Annuario del Mucchio, fresco di stampa, tra i tanti articoli superinteressanti, trovate anche Ildefonso Falcones. Dietro le quinte: ho avuto il piacere di intervistarlo (l’articolo uscirà tra poco nel Mucchio) e mi ha fatto una bellissima impressione. Falcones, pur essendo un autore di fama internazionale, è stato molto disponibile (ad esempio, prolungando il tempo dell’intervista o facendomi i complimenti per il sorriso che, in realtà, è ancora ingabbiato nell’apparecchio). Non è da tutti. Buona lettura!
Ildefonso Falcones LA CATTEDRALE DEL MARE (Longanesi)
A due ani dal clamoroso successo dell’esordio, La cattedrale del mare (Longanesi), quattro milioni di copie vendute, Ildefonso Falcones torna in libreria con un altro romanzo storico basato su fatti realmente accaduti. La narrazione, con personaggi di fantasia e piacevoli licenze poetiche, riporta alla luce episodi storici che molti spagnoli avrebbero preferito lasciare tra le pieghe del tempo che passa. Nella Spagna del 1568, nei villaggi delle Alpujarras, i cristiani torturano e perseguitano i mussulmani (i cosiddetti moriscos) per convertirli, con ogni mezzo, alla loro fede. Tra i moriscos rivoltosi c’è Hernando, il protagonista del libro, che seguiamo dall’età di quattordici anni. Il ragazzo è il simbolo delle atrocità causate dalle guerre di religione: sua madre fu stuprata da un prete cristiano, come testimoniano i suoi occhi incredibilmente azzurri. Egli, che difende i moriscos, rischiando la vita, nei violenti scontri con gli avversari, è guardato però con sospetto dalla sua stessa gente, che lo rifiuta e lo ostacola a causa del “sangue misto”. Attraverso l’avventurosa vita di Hernando scopriamo i soprusi, davvero poco noti, che subirono in quell’epoca i mussulmani. Anche le vicende sentimentali del nostro riflettono il conflitto tra le diverse identità che convivono in lui. Hernando si innamora per la prima volta di Fatima, morisca dagli occhi scuri e dal profumo sensuale, conosciuta per averla salvata durante un violento combattimento contro i cristiani. Poi incontra Isabel, giovane cattolica la cui passione lo metterà in pericolo. Ma la donna della vita di Hernando sarà un’altra... Il nuovo libro di Falcones non va interpretato solo in relazione all’attualità, come metafora al contrario dello scontro di civiltà di questi anni. È un romanzo pieno di storie che, nonostante le novecento pagine, si legge d’un fiato. L’autore, convinto sostenitore dell’insegnamento della Scrittura Creativa, ha, come si dice, mestiere, oltre che buona scrittura, e ci convince senza troppi sforzi a “girare pagina”.
L’Autore
Ildefonso Falcones de Sierra (Barcellona, ’59), nonostante il successo editoriale, continua a definirsi avvocato ma dopo il secondo libro si sente un po’ più scrittore. Detesta la politica di Zapatero e non ha paura di dirlo.
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