06/07/2009

Repubblica Milano

Questa recensione è uscita ieri su Repubblica Milano. Sensazione stupenda.

 

 

Cristina Sivieri Tagliabue “Appena ho 18 anni mi rifaccio” (Bompiani)

 

 

Sotto il silicone niente. Sivieri Tagliabue, giornalista del Sole 24 Ore, ha raccolto le storie piene di vuoto di adolescenti rifatti: seni, cosce, sederi e addirittura piedi nuovi. Complici genitori assenti e ignoranti. Le plastiche under 20 aumentano ogni anno del 10%. Il corpo è il capitale, l’unico strumento di potere, ad ogni età. A Milano noti studi legali pagano la palestra ai dipendenti, le aziende selezionano il personale partendo dalle foto. I giovani lo sanno. Ricorrere precocemente alla chirurgia estetica sembra inevitabile.
di annarita at 07:00:00 Commenta:

03/07/2009

INVITO aperitivo giovedì 9 luglio 2009

Tutti quelli che mi conoscono o, per qualche motivo, vorrebbero conoscermi sono invitati all’aperitivo per festeggiare il nuovo romanzo di Paolo Bianchi “Per sempre vostro” (Salani) e il compleanno dell’autore.

Giovedì 9 luglio 2009 dalle ore 19.00 in poi alle Biciclette  in Via Torti angolo Corso Genova (Milano) si beve e si sta insieme. Libri e iniziative culturali contro la solitudine dei tempi moderni.

Vi aspetto!


Contatti:
eventi@salani.it - libreriacentofiori@virgilio.it - jacopo@mavico.it - Le Biciclette 02 58104325

di annarita at 07:01:00 Commenta:

03/07/2009

Premio Strega 2009

Così, dopo polemiche inutili e desuete, il Premio Strega 2009 è stato vinto da Tiziano Scarpa (119 voti) su Antonio Scurati (118 voti). Tutto questo fa bene alla Cultura? So di non conoscere la risposta. Il libro di Scurati avrebbe meritato il riconoscimento. Qualche anno fa Scarpa trattò una giovane giornalista con una certa supponenza facendola sentire una nullità e dandole un primo assaggio delle delusioni con le quali si sarebbe misurata ma che non aveva fretta di scoprire. Ero io. E comunque non ci sono solo delusioni nonostante le resistenze di chi occupa il campo e lo difende come un fortino mentre invece mi piace pensare che ci sia sempre posto per quelli che valgono.

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02/07/2009

Leggere in infradito a Times Square Beach

Times Square è diventata pedonale. Nostalgia di New York, dove le girls girano per le Avenues in infradito fino alla prima neve. Chissà quando ci tornerò.

 

 

http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/esteri/bivacco-new-york/1.html

 

di annarita at 07:02:00 Commenta:

02/07/2009

Un po’ di romanticismo

Il sottotitolo del blog è “Letteratura, costume e racconti intimi”. La letteratura c’è, abbondante, di qualità, capace di emozionare divertire ampliare la mente. Il costume ovvero l’analisi sociale c’è. I libri che hanno un senso, e qui trovate milioni di titoli validi, ci fanno conoscere noi stessi e il mondo. Apri la mente ascoltati ascolta gli altri apriti a loro, leggiamo tra le righe delle grandi storie letterarie. I racconti intimi invece scarseggiano dopo un inizio tumultuosamente promettente. Tutti interpretiamo un ruolo. Agli esordi ero la Bridget Jones della cultura aiutata, lo ammetto, da una propensione fuori dal comune ad innamorarmi della persona sbagliata. Poi sono più o meno cresciuta e ho puntato sulla Cultura mantenendo lo sguardo pop (alto). E i racconti intimi che avrei dovuto pubblicare nel blog sono diventati più impegnativi dei discorsi su quanto pesiamo, se quello che ci piace ci vuole, se ci sposeremo (a questo punto penso di no), se il vestito rosso ci sta bene (due volte su tre no ma non è un buon motivo per non indossarlo). Allora mi sono nascosta dietro le recensioni, le interviste, i reportage dalle manifestazioni culturali, gli eventi che organizzo e gli eventi ai quali partecipo. Cose così, molto professionali, apparentemente impersonali. Oggi invece parliamo senza filtri. Dice il mio oroscopo che ho una visione molto romantica delle situazioni. Confermo. Non so se sia sempre un bene.

 

di annarita at 07:01:00 3 Commenti

02/07/2009

Recensioni che verranno / Voi non ci sarete

Questa recensione sarà pubblicata nel Mucchio. Buona lettura!

 

 

AA.VV. “Voi non ci sarete. Cronache dalla fine del mondo” (Agenzia X)

 

 

Siamo tutti precari. Prigionieri del qui ed ora. Non pensiamo al futuro. Non crediamo nel Principe Azzurro, una fregatura, o nei Supereroi, squilibrati pieni di ossessioni. “Enjoy the moment”, dicevano a New York dopo l’undici settembre. Alessandro Bertante, curatore dell’antologia, parte da lì per invitare gli scrittori ad alzare lo sguardo oltre l’attimo. Così nove autori giovani, se non fosse ormai un cliché, offrono indizi letterari su come andranno, speriamo non vadano, le cose. Immaginano, con risultati interessanti e eterogenei, la fine del mondo quando voi forse non ci sarete.

 

Fare male ad Alice, la propria moglie (Giusi Marchetta). L’asteroide 8661 Ratzinger nell’orbita della Terra (i deliri dentistico-religiosi di Peppe Fiore). La lotta tra multinazionali che controllano l’informazione in una Milano sventrata (echi bianciardiani per Alessandro Beretta). L’epica italiana che racconta con la rete e i nuovi linguaggi il paese sotto assedio senza sottrarsi alle responsabilità: “Niente bandiera bianca per la mia generazione. La guerra è tutto ciò che ci resta.” (la graphic-net-novel United We Stand di Simone Sarasso). Gabriel sperso in una Città di carta evanescente come un film degli anni ‘30. Nessuna traccia delle gemelle, con le quali crede di aver fatto l’amore, e delle illusioni giovanili. Ma se la caverà (echi calviniani per Giorgio Fontana). Il surrealismo di Vincenzo Latronico e Violetta Bellocchio. E l’attualità, la narrativa al tempo della cronaca. Rachele e Sonia usano la crisi per ritrovare l’anima e i sentimenti svenduti a rate nel tentativo di somigliare alle coppie (etero?) con mutuo (Andrea Scarabelli). Una città del Sud Italia nel 2049. Non c’è scampo per i meridionali. Non possiamo più scegliere tra emigrare o restare. Zero spazi vergini. Sostanze e rifiuti tossici, ambiente violato, solo le cose non si ammalano (Flavia Piccinni, tarantina emigrata in Toscana).
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30/06/2009

Simone Sarasso nel Mucchio

Nel Mucchio appena sfornato c’è, tra l’altro, questa intervista a Simone Sarasso. Buona lettura!

 

 

Il senso di Simone Sarasso per la giustizia

 

 

Simone Sarasso con “Confine di Stato”  si è presentato come uno dei migliori autori tra quelli epici, che trasformano la Storia in storie. Lo incontriamo per la seconda parte della trilogia, “Settanta” (entrambi i volumi Marsilio): misteri, un forte senso della giustizia, progetti multimediali, cose da non fare per pubblicare e come trovare l’equilibrio tra persona e scrittore (o idraulico, professore, Presidente degli Stai Uniti...).

 

 

 

“Confine di Stato” e il nuovo “Settanta”: più di mille pagine, e funzionano. Ce ne parli?

 

 

Tutta la Trilogia Sporca, che si concluderà nel 2011 con il terzo volume sugli anni Ottanta e sulla deriva del potere fino a Tangentopoli, ha a che fare con gli angoli bui della Storia d’Italia. Per “angoli bui” intendo stragi di Stato, omicidi e tentati golpe passati al vaglio della magistratura in più di un grado di giudizio, che restano misteriosamente senza colpevoli. In “Confine di Stato” parto a indagare il male del Paese dall’omicidio Montesi (1954), passo attraverso la morte di Enrico Mattei (1962) e approdo alla strage di Piazza Fontana (1969). In “Settanta” percorro tutto il decennio più oscuro della nostra Storia prendendo di petto ogni “ferita” degli Anni di Piombo: dal fallito golpe Borghese a piazza della Loggia, alla bomba alla Questura di Milano, all’Italicus, alle stragi brigatiste (compreso il caso Moro), alla bomba di Bologna.

 

 

Sei nato nel ’78. Da dove viene l’interesse quasi ossessivo, in senso buono, per questi angoli bui della Storia?

 

 

La mia età anagrafica non penso sia connessa con l’interesse per il marcio di questo Paese. Ringrazio i miei genitori per essere stati così coraggiosi da mettere al mondo un figlio in quegli anni: non era facile pensare al futuro, con la coltre di nebbia scura che calava sugli occhi… Le mie pagine si portano appresso il grido di dolore delle vittime senza giustizia. Ho cominciato a documentarmi da appassionato di storia; ho iniziato a scrivere da cittadino indignato. Credo che l’indignazione sia il vero motore della mia ossessione.

 

 

Nel trasformare la Storia in romanzo si rischiano complottismo e irrealismo. Hai trovato una soluzione con il personaggio di Sterling. È così?

 

 

Sterling è il cattivo. Il colpevole per eccellenza. È l’uomo che sta dietro le bombe, si occupa del lavoro sporco. È uno stragista. La sua ragion d’essere, ancora una volta, scaturisce dall’indignazione: nella fase preparatoria del romanzo più sprofondavo nella documentazione e più avevo bisogno di un colpevole. Perché i nomi delle vittime erano lì. C’erano le foto a guardarmi dalle pagine dei faldoni. Ma dei colpevoli non si conoscono i nomi. O, se si sanno e si sa per certo della loro colpevolezza, le maglie della giustizia sono troppo larghe.

 

 

Consigli. Da te mi piacerebbe sapere cosa NON bisogna fare per diventare scrittori. Non pagare per pubblicare?

 

 

La piaga degli editori a pagamento è una delle tante che affligge il nostro mondo. Scrivere è un lavoro come un altro e in quanto tale va retribuito. Un consiglio per chi inizia a fare questo mestiere potrebbe essere di non dare troppa importanza a ciò che scrive. E di permettere ad altri di manipolare la propria materia. Due (o più) teste sono sempre meglio di una.

 

 

Oltre “Settanta” fai parte dell’antologia “Voi non ci sarete” (Agenzia X, a cura di Alessandro Bertante) con un racconto da “United We Stand” (in lavorazione, uscirà per Marsilio nei prossimi mesi).

 

 

“United We Stand” (www.unitedwestand.it) è una graphic-net-novel, scritta da me e illustrata da Daniele Rudoni. Un romanzo a fumetti che ha prolungamenti in rete e altrove: spin-off, narrazioni tangenziali, racconti musicati o illustrati; realizzati da noi, da altri scrittori o da fan. L’ultimo di questi spin-off si intitola “Terra di nessuno” e ha valicato i confini editoriali uscendo per Agenzia X. Narra il futuro dell’Italia dopo quasi un ventennio di guerra civile: la resistenza, gli sconfitti, gli ultimi.

 

 

Hai detto che ti immagini circondato da bambini. Mi ha colpito la sincerità. Confermi? come trovi l’equilibrio tra persona e scrittore?

 

 

Confermo. Tra dieci anni mi vedo sicuramente padre. La fragilità dell’equilibrio tra attività professionale e vita privata è una falsa questione: un idraulico torna a casa la sera e non è più un idraulico, ma un padre e un marito (o un fidanzato, un amante). Lo stesso vale per il meccanico, il professore universitario, il Presidente degli Stati Uniti. Perché non dovrebbe funzionare per lo scrittore? Un ottimo esempio della “separazione delle vite” è Stephen King. C’è un passo esilarante del suo “On writing” (un libro da leggere, ndr) dove descrive una normale giornata di scrittura che viene di tanto in tanto interrotta da commissioni, imprevisti (si è rotto lo sciacquone...), visite dei figli... Scrivere è un mestiere. Meraviglioso, entusiasmante, faticoso, fantastico, ma pur sempre un mestiere. A una cert’ora si stacca. Si ripongono tastiera e segnalibro e si sta con la famiglia. Per il lavoro ci sarà spazio l’indomani.
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